25 novembre 2015

LA FAMIGLIA ADOLESCENTE DEI NOSTRI GIORNI


Ogni giorno chi lavora nella scuola sperimenta la difficoltà crescente di rapportarsi con genitori invasivi, incapaci di essere figure di riferimento autorevoli, spesso in competizione con i loro figli nel look e nel parlare. Adulti mancati, adolescenti che gestiscono altri adolescenti. Un libro tratta il problema.

Michela Marzano


Se un padre e una madre tornano adolescenti


Se i genitori sono degli eterni adolescenti come fanno i ragazzi e le ragazze a crescere e a diventare adulti? Se padri e madri sono insicuri e in perenne crisi, come possono essere un punto di riferimento per i propri figli? Sono queste alcune delle domande cui cerca di rispondere Massimo Ammaniti nel saggio La famiglia adolescente ripartendo dal concetto di adultescenza che, apparso negli Stati Uniti già negli anni Ottanta, ha poi avuto un notevole successo designando ormai anche in Europa quelle persone adulte per età, ma ancora adolescenti nel modo di vestirsi, negli atteggiamenti e negli interessi.

Per Ammaniti, la famiglia di oggi sarebbe una “famiglia liquida”, come direbbe Zygmunt Bauman, ossia non solo una famiglia in cui si sta sempre insieme e si condivide tutto, ma anche una famiglia in cui gli adolescenti, quelli veri, non troverebbero alcun aiuto per affrontare le complessità della vita. Certo, l’adolescenza dei figli continua ad essere vissuta dai genitori come un periodo delicato, che irrompe nella vita familiare costringendo i genitori a confrontarsi con figli sempre alla ricerca di sensazioni forti e che, talvolta, finiscono col mettersi in pericolo.

A differenza del passato però, quando il modello familiare era più rigido ed esisteva un’etica del dovere, oggi non ci sarebbe più alcuna capacità da parte dei genitori di arginare crisi e sbandamenti dei propri ragazzi. Come si può aiutare un figlio quando si è ancora insicuri e si preferisce il ruolo di “madri-sorelle” o di “padri-fratelli” piuttosto che quello di guide e di consiglieri?

Nel corso degli ultimi cinquant’anni si è passati da una generazione di genitori autoritari che, a forza di imporre regole non erano capaci di riconoscere la specificità e il valore dei propri figli, a una generazione di genitori deboli, quasi presi in “ostaggio” da un ruolo che non sanno esercitare.

Ne hanno parlato illustri psicanalisti come Jacques Lacan, che non ha mai smesso di ricordare l’importanza del “nome del padre” e della necessità che i padri, appunto, trasmettessero il senso della “legge”. Esattamente come hanno fatto alcuni scrittori, non esitando a descrivere le proprie incertezze, come Michele Serra nel romanzo Gli sdraiati.

Ma allora quale sarebbe la soluzione, tornare indietro? Forse no, suggerisce Ammaniti basandosi sulla sua esperienza clinica e su molti studi. Forse basterebbe solo “cambiare marcia” e non confondere l’autorità con l’autoritarismo. Visto che nonostante la vita si sia allungata per tutti, i più piccoli continuano ad aver bisogno di figure adulte cui appoggiarsi e in cui credere, un padre o una madre di cui fidarsi. Non si tratta di ricreare barriere che hanno separato le generazioni, ma di capire chela separazione serve a salvaguardare la differenza che caratterizza ogni essere umano.

La Repubblica – 15 novembre 2015

Massimo Ammaniti
La famiglia adolescente
Laterza, 2015
Euro 15

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