05 maggio 2020

K. MARX: L'AMORE FA DELL' UOMO UN UOMO






Non so quanti di voi hanno visto l'altra sera in tv il bel film sul giovane Marx. Ne è venuto fuori un ritratto non retorico, abbastanza corrispondente alla realtà. 
Ma i pregiudizi hanno una forza incredibile e non sarà sicuramente nè il film dell'altra sera, nè  il documento seguente - che, peraltro, riguarda non più il giovane ma il maturo Marx - a far cambiare idea a quanti, da tempo, lo hanno condannato all' inferno... (fv)




                                                                                               Manchester, 21 giugno 1856
Mio caro tesoro,
ti scrivo di nuovo, perché sono solo e perché mi secca tenere continui dialoghi mentali con te, senza che tu ne sappia nulla o tu non mi possa rispondere […]
Io ti ho viva davanti a me e ti porto in palmo di mano, e ti bacio dalla testa ai piedi, e cado in ginocchio davanti a te, e sospiro: "Madame, io vi amo". E davvero io ti amo, più di quanto abbia amato il Moro di Venezia. Il mondo falso e corrotto coglie tutti i caratteri in modo falso e corrotto. Chi dei miei numerosi calunniatori e nemici dalla lingua biforcuta mi ha mai rimproverato di essere chiamato a recitare la parte di primo amoroso in un teatro di seconda classe? Eppure è così. Se quei furfanti avessero avuto dello spirito, avrebbero dipinto da una parte "i rapporti di produzione e di commercio" e dall'altra me ai tuoi piedi. 

"Look to this picture and to that" ["Guardate questo ritratto e quello"] — vi avrebbero scritto sotto. Ma furfanti stupidi sono costoro e rimarranno stupidi in saecula saeculorum.
Una assenza momentanea fa bene, perché quando si è presenti le cose sembrano troppo eguali per distinguerle. Persino le torri da vicino hanno proporzioni nanesche, mentre le cose piccole e quotidiane, considerate da vicino, crescono troppo. Così è per le passioni. Piccole abitudini le quali con la vicinanza che esse impongono assumono forma appassionata, scompaiono non appena il loro oggetto immediato è sottratto alla vista. Grandi passioni che per la vicinanza del loro oggetto assumono la forma di piccole abitudini, crescono e raggiungono di nuovo la loro proporzione naturale per l'effetto magico della lontananza. Così è con il mio amore. Basta che tu mi sia allontanata solo dal sogno e io so immediatamente che il tempo è servito al mio amore per ciò a cui servono il sole e la pioggia alle piante, per la crescita. Il mio amore, appena sei lontana, appare per quello che è, un gigante in cui si concentra tutta l'energia del mio spirito e tutto il carattere del mio cuore.
Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irrisoluti. Ma l'amore non per l'uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l'amore per l'amata, per te, fa dell'uomo nuovamente un uomo.
Mia cara, tu sorriderai e ti chiederai come mai tutto a un tratto divento così retorico ? Ma se potessi stringere il tuo cuore al mio cuore, tacerei e non direi parola. Poiché non posso baciare con le labbra, sono costretto a farlo con il linguaggio e le parole…
In realtà molte donne sono a questo mondo, e alcune di esse sono belle. Ma dove ritrovo un volto nel quale ogni tratto, anzi ogni piega risveglia i ricordi più grandi e più dolci della mia vita? Nel tuo viso soave io leggo persino le mie sofferenze infinite, le mie perdite irreparabili, e quando bacio il tuo dolce viso riesco ad allontanare con i baci la sofferenza. "Sepolto nelle sue braccia, risvegliato dai suoi baci" — cioè nelle tue braccia e dai tuoi baci e io regalo ai bramini e a Pitagora la loro teoria della rinascita e al cristianesimo la sua teoria della resurrezione [...]
Addio tesoro mio. Ti bacio migliaia di volte insieme alle bambine.

Tuo Karl

Karl Marx a Jenny Marx

V. MAJAKOVSKIJ, L' amore è la vita






L'amore è la vita, è la cosa principale. Dall'amore si dispiegano i versi, e le azioni, e tutto il resto. L'amore è il cuore di tutte le cose. Se il cuore interrompe il suo lavoro, anche tutto il resto si atrofizza, diventa superfluo, inutile. Ma se funziona non può non manifestarsi in ogni cosa. Senza di te ( non senza di te "nella lontananza", interiormente senza di te) io cesso di agire.

• Vladimir Majakovskij
| L'amore è il cuore di tutte le cose, Lettere 1915-1930

03 maggio 2020

PASOLINI POETA



Susanna Colussi con Pier Paolo Pasolini nella sua casa romana all'EUR © Jerry Bauer/Riproduzione riservata






Nulla esiste se non si misura col mistero:
che testimonianza avremmo degli "eventi"
se non cantasse prima e dopo di loro
un passero col suo canto lieve e sereno? 


P. P. Pasolini, da Quasi alla maniera dell’Achmatova, per lei [ Poesie marxiste 1964-1965]



«Io produco una merce, la poesia, che è inconsumabile: morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo, ma la poesia resterà inconsumata».


Pasolini pronuncia queste parole nel 1971 in una celebre intervista televisiva condotta da Enzo Biagi. Ne ho scritto in un saggio pubblicato nel 2018, dove mostro il filo che lega un giovane poeta siciliano (Giuseppe Giovanni Battaglia 1951-1995)  a Pasolini. (fv)

02 maggio 2020

L' INTERNAZIONALE DI FRANCO FORTINI










Noi siamo gli ultimi del mondo.
Ma questo mondo non ci avrà.
Noi lo distruggeremo a fondo.
Spezzeremo la società.
Nelle fabbriche il capitale
come macchine ci usò.
Nelle scuole la morale
di chi comanda ci insegnò.


Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.


Noi siamo gli ultimi di un tempo
che nel suo male sparirà.
Qui l’avvenire è già presente
chi ha compagni non morirà.
Al profitto e al suo volere
tutto l’uomo si tradì,
ma la Comune avrà il potere.
Dov’era il no faremo il sì.


Questo pugno che sale…

E tra di noi divideremo
lavoro, amore, libertà.
E insieme ci riprenderemo
la parola e la verità.
Guarda in viso, tienili a memoria
chi ci uccise, chi mentì.
Compagni, porta la tua storia
alla certezza che ci unì.


Questo pugno che sale…

Noi non vogliam sperare niente.
il nostro sogno è la realtà.
Da continente a continente
questa terra ci basterà.
Classi e secoli ci han straziato
fra chi sfruttava e chi servì:
compagno, esci dal passato
verso il compagno che ne uscì.


Questo pugno che sale… 

FRANCO FORTINI

MASCHERE e UOMINI




Mostrare la faccia


di Stefanie Golisch

Prima di ogni forma di comunicazione verbale è il nostro viso che comunica a chi abbiamo di fronte chi siamo o chi vogliamo essere. La nostra mimica parla prima ancora di aver pronunciato la prima parola. L’innamoramento a prima vista è rivolto a un viso che ancora non conosciamo, ma dal quale, misteriosamente, ci sentiamo attratti. Il nostro viso, più che ogni altra parte del nostro corpo, ci identifica. È il mio viso che racconta la mia storia, che svela, se lo voglio o meno, chi sono.
Infatti, molti modi di dire usano il viso come metafora: si può perdere la faccia e si può salvare la faccia. In tedesco, ma anche in italiano, si può anche mostrare la faccia, che significa prendere posizione, uscire pubblicamente senza nascondersi.
Da quando in Italia è entrato in vigore l’obbligo del mascheramento, gli spazi pubblici sono stati privati di ciò che li rende vivi e vitali: le facce, belle e brutte, vecchie e giovani, delle persone. Se non posso più vedere l’altro in faccia, quasi automaticamente, scattano dei meccanismi istintivi, atavistici che me lo fanno percepire come una fonte di pericolo. Inevitabilmente lo spazio pubblico si trasforma in un luogo non più di potenziale incontro, ma, al contrario, di scontro. Non essendo più in grado di riconoscere nel viso dell’altro, che mi si presenta come una superfice non interpretabile, i tratti famigliari di me stesso, ora mi appare come nemico. L’estraneo per eccellenza: uno che non c’entra con me, che non conosco e che non voglio conoscere.
Credo che, in questo periodo, ognuno possa verificare come gli sguardi delle persone che spuntano fuori dalle maschere, si siano incupiti.
Nel nome della “battaglia” contro il coronavirus, si rischia di sacrificare antichi valori umanistici come empatia e solidarietà, principi che stanno alla base di ogni forma di convivenza civile.
Immedesimiamoci soltanto un attimo in una persona anziana che magari vive da sola e che nell’arco di una lunga giornata non ha altro modo di rapportarsi con il mondo esterno che la breve passeggiata fino al supermercato…
Possiamo davvero permettere che la sfera pubblica per via di una ordinanza della pubblica amministrazione venga ridotta ad un cupo ballo in maschera dove ognuno, succube di una atmosfera di panico creato con i consueti mezzi di propaganda, intravede nell’altro soltanto il potenziale untore? L’assunzione personale di un comportamento responsabile in una situazione come quella odierna è cosa scontata. La vita, però, non può essere ridotta alla sopravvivenza fisica. Quello che è in gioco in questo momento è la dignità dell’uomo in senso esistenziale, ossia, la sua salute psichica che dipende in gran parte da un ambiente che lo accoglie e non lo respinge nel nome di una diffidenza generale che, se non la combattiamo in tempo, rischia di diventare la nuova norma delle relazioni umane. O, per dirlo con le parole di Marin Buber: Ogni vera vita è incontro. 

Pezzo ripreso da   https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/

01 maggio 2020

FILI D' ERBA






Io sono un filo d'erba
un filo d'erba che trema.
E la mia patria è dove l'erba trema.
Un alito può trapiantare
il mio seme lontano.

Rocco Scotellaro, 1949

DOVE STA IL POPOLO OGGI?

SICILIA 1955 ph.franco pinna



Ecco il mio piccolo contributo al dibattito in corso sulla rivista DIALOGHI MEDITERRANEI: http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/dove-sta-il-popolo-oggi/