“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci
"La peggiore capitolazione
indotta da uno smarrimento politico quale il presente non è di ritirarsi a
guardare le nuvole ma di guardare il passaggio delle cose umane come fosse di
nuvole". (Franco Fortini, 1977)
Dieci anni prima Pier Paolo
Pasolini, per lungo tempo amico sodale di Fortini, aveva concepito il
cortometraggio (uno dei suoi straordinari pastichein cui mescola linguaggi e generi diversi) Che cosa sono le nuvole? sopra
riprodotto.
Oggi mi domando: Fortini pensava a
Pasolini nel momento in cui ha concepito il pensiero d’apertura di questo post?
Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera. Non cercare ora le risposte che possono esserti date poichè non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.
Rainer Maria Rilke (dalla sua Lettera ad un giovane poeta)
La vicenda delle mascherine è emblematica: i fatti dimostrano che il
diritto alla salute per tutti è incompatibile con il mantenimento di una
economia di mercato. Speculatori e commercianti non distribuiranno mai
mascherine sotto costo. Questo lo può fare, e deve farlo, solo lo Stato.(fv)
L’oggetto che fa da
fulcro a Salambó Unbounded di Raffaele K. Salinari
(Edizioni Punto Rosso, pp. 96, euro 9) è una catenella, quella che
nel romanzo di Gustave Flaubert lega le due caviglie di Salambò e
che verrà rotta nel momento in cui la donna-divinità cartaginese si
unirà con il guerriero Matho nell’amplesso. Questo libro stesso di
Salinari è una catenella che si compone di una serie di riferimenti
disparati, che spaziano dalla Bibbia a Truffaut, tracciando
una mappatura dell’incedere delle donne.
Si tratta di un
tema tanto specifico quanto universale, tanto – è il caso di
dirlo – sotto gli occhi di tutti quanto trascurato come oggetto di
studio, almeno intellettuale. Se si osserva, infatti, la foto di Ruth
Orkin riportata nel testo, scattata a Firenze nel 1951, è evidente
come le donne che camminano siano davvero oggetto di studio. Anche se
nell’istantanea in questione a colpire più che la dedizione è la
prepotenza degli uomini che guardano e la sofferenza fuggitiva di lei
che deve camminare, costretta seppur donna a muoversi. La foto
dimostra quanto anche quello al movimento sia stato un diritto da
conquistare per il genere femminile e come esso non fosse ancora così
pacificamente acquisito in Italia, a Firenze, nella metà del XX
secolo.
Ovviamente nel testo di
Salinari troviamo un riferimento a Gradiva, la novella di inizio
‘900 che nella sua semplicità racconta una storia mirabolante: da
bassorilievo scolpito in una città abbandonata come Pompei, quella
donna che incede diventa l’ossessione di un uomo in carne e ossa:
«Wilhelm Jensen lascia che il suo protagonista, Norbert Hanold, si
invaghisca di una virgo pompeiana che vede scolpita su di un
bassorilievo: mentre avanza con passo misterioso, o forse misterico,
appena immaginato tra le pieghe di un velo leggero, lo avvolgerà in
un turbine di sogni e visioni».
Poi c’è l’immagine
proposta da un personaggio del film di Truffaut L’uomo che
amava le donne, che ha colpito anche Donata Feroldi autrice
dell’introduzione al testo, che descrive le gambe delle donne come
compassi che misurano il tempo.
A dare una possibile
interpretazione dell’erotismo atavico individuato dagli uomini nei
passi delle donne sono i versi riportati da Salinari del componimento
di Baudelaire À une passante: «car j’ignore où tu fuis / tu ne
sais pas où je vais».
La malia insita nella
visione di una donna che cammina deriverebbe allora dall’estraneità
e dall’assenza di vincoli affettivi: la totale mancanza di una
qualsiasi forma di responsabilità nei confronti dell’Altra perché
non c’è relazione, se non quella visiva con l’oggetto ammirato,
sarebbe fonte di erotismo puro. Ti guardo e potrei amarti scrive
Baudelaire alla passante e in questa libertà sconfinata
dell’indefinito si accende il desiderio.
Come scrive Donata
Feroldi: «noi, soggetti contemporanei iperconnessi, ci scopriamo
così miseramente sconnessi da quanto autenticamente ci muove».
Nella ricchezza delle informazioni, del sapere contenuto nel testo di
Salinari a emergere con maggiore prepotenza sono le domande senza
risposta: perché le donne non guardano con così tanto ardore gli
uomini che camminano? Mentre, seppur misera, si condensa una
certezza, che quel vizio di alcuni uomini di lumare le donne non è
affatto innocente come vogliono farci credere: millenni di
letteratura, di arte, lo testimoniano.
“Buona salute? Cattiva salute? Tutto dipende dal punto di vista. Dal
punto di vista della grande industria farmaceutica, la cattiva salute è
molto salutare.” Eduardo Galeano (1940-2015)
«Sono stato fedele a me stesso ed ho fatto un’opera
nazional-popolare in senso gramsciano. Perché il credente attraverso cui
vedevo Cristo figlio di Dio è il personaggio popolare italiano, è lo
storico uomo semplice italiano, e vedendo il mondo attraverso i suoi
occhi mi sono avvicinato alla concezione artistica di Gramsci, nazionale
e popolare. Per un francese è un film religioso, per un proletario
italiano non c’è equivoco. Cristo è un sottoproletario, che va con i
sottoproletari. Il rapporto storico tra Cristo e il proletariato esiste,
egli non avrebbe fatto nulla se non fosse stato seguito dai proletari. I
farisei non lo avrebbero ucciso. E il proletariato sarebbe rimasto
immerso nelle tenebre della sordità, se non fosse intervenuta la
predicazione rivoluzionaria del Cristo». 📰Maria A. Macciocchi. "Cristo e il marxismo", l’Unità 22 dicembre 1964, p. 3
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Come sono diventato marxista? Ebbene… andavo tra fiorellini candidi e
azzurrini di primavera,
quelli che nascono subito dopo le primule,
– e poco prima che le acacie si carichino di fiori,
odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime della più bella stagione – e scrivevo sulle rive di piccoli stagni che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei
nomi intraducibili si dicono “fonde”, coi ragazzi figli dei contadini che facevano il loro bagno innocente (perché erano impassibili di fronte alla loro vita mentre io li credevo consapevoli di ciò che erano) scrivevo le poesie dell’“Usignolo della Chiesa
Cattolica”; questo avveniva nel ‘43: nel ‘45 “fu tutt’un’altra cosa”. Quei figli di contadini, divenuti un poco più
grandi, si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al
collo ed erano marciati verso il centro mandamentale, con le sue porte e i suoi palazzetti veneziani. Fu così che io seppi ch’erano braccianti, e che dunque c’erano i padroni. Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx.
Pier Paolo Pasolini, Poeta delle Ceneri in
Bestemmia, Poesie Disperse II, Garzanti
Alla bandiera rossa
Per chi conosce solo il tuo
colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Garzanti 1961