08 maggio 2020

CHE COSA SONO LE NUVOLE?








"La peggiore capitolazione indotta da uno smarrimento politico quale il presente non è di ritirarsi a guardare le nuvole ma di guardare il passaggio delle cose umane come fosse di nuvole". (Franco Fortini, 1977)

Dieci anni prima Pier Paolo Pasolini, per lungo tempo amico sodale di Fortini, aveva concepito il cortometraggio (uno dei suoi straordinari pastiche  in cui mescola linguaggi e generi diversi) Che cosa sono le nuvole? sopra riprodotto.

Oggi mi domando: Fortini pensava a Pasolini nel momento in cui ha concepito il pensiero d’apertura di questo post?

fv

R.M. RILKE, Vivere ogni cosa







Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.


Rainer Maria Rilke 
(dalla sua Lettera ad un giovane poeta)

07 maggio 2020

MEMORIA CONTADINA: "Si vo' pani, cogghi spichi"


ph. pippo oddo

LA SALUTE E LE MASCHERINE






La vicenda delle mascherine è emblematica: i fatti dimostrano che il diritto alla salute per tutti è incompatibile con il mantenimento di una economia di mercato. 
Speculatori e commercianti non distribuiranno mai mascherine sotto costo. Questo lo può fare, e deve farlo, solo lo Stato.(fv)

06 maggio 2020

SGUARDI SULL'INCEDERE DELLE DONNE










Laura Marzi



Sguardi sull’incedere delle donne



L’oggetto che fa da fulcro a Salambó Unbounded di Raffaele K. Salinari (Edizioni Punto Rosso, pp. 96, euro 9) è una catenella, quella che nel romanzo di Gustave Flaubert lega le due caviglie di Salambò e che verrà rotta nel momento in cui la donna-divinità cartaginese si unirà con il guerriero Matho nell’amplesso. Questo libro stesso di Salinari è una catenella che si compone di una serie di riferimenti disparati, che spaziano dalla Bibbia a Truffaut, tracciando una mappatura dell’incedere delle donne.



Si tratta di un tema tanto specifico quanto universale, tanto – è il caso di dirlo – sotto gli occhi di tutti quanto trascurato come oggetto di studio, almeno intellettuale. Se si osserva, infatti, la foto di Ruth Orkin riportata nel testo, scattata a Firenze nel 1951, è evidente come le donne che camminano siano davvero oggetto di studio. Anche se nell’istantanea in questione a colpire più che la dedizione è la prepotenza degli uomini che guardano e la sofferenza fuggitiva di lei che deve camminare, costretta seppur donna a muoversi. La foto dimostra quanto anche quello al movimento sia stato un diritto da conquistare per il genere femminile e come esso non fosse ancora così pacificamente acquisito in Italia, a Firenze, nella metà del XX secolo.



Ovviamente nel testo di Salinari troviamo un riferimento a Gradiva, la novella di inizio ‘900 che nella sua semplicità racconta una storia mirabolante: da bassorilievo scolpito in una città abbandonata come Pompei, quella donna che incede diventa l’ossessione di un uomo in carne e ossa: «Wilhelm Jensen lascia che il suo protagonista, Norbert Hanold, si invaghisca di una virgo pompeiana che vede scolpita su di un bassorilievo: mentre avanza con passo misterioso, o forse misterico, appena immaginato tra le pieghe di un velo leggero, lo avvolgerà in un turbine di sogni e visioni».



Poi c’è l’immagine proposta da un personaggio del film di Truffaut L’uomo che amava le donne, che ha colpito anche Donata Feroldi autrice dell’introduzione al testo, che descrive le gambe delle donne come compassi che misurano il tempo.


A dare una possibile interpretazione dell’erotismo atavico individuato dagli uomini nei passi delle donne sono i versi riportati da Salinari del componimento di Baudelaire À une passante: «car j’ignore où tu fuis / tu ne sais pas où je vais».



La malia insita nella visione di una donna che cammina deriverebbe allora dall’estraneità e dall’assenza di vincoli affettivi: la totale mancanza di una qualsiasi forma di responsabilità nei confronti dell’Altra perché non c’è relazione, se non quella visiva con l’oggetto ammirato, sarebbe fonte di erotismo puro. Ti guardo e potrei amarti scrive Baudelaire alla passante e in questa libertà sconfinata dell’indefinito si accende il desiderio.



Come scrive Donata Feroldi: «noi, soggetti contemporanei iperconnessi, ci scopriamo così miseramente sconnessi da quanto autenticamente ci muove». Nella ricchezza delle informazioni, del sapere contenuto nel testo di Salinari a emergere con maggiore prepotenza sono le domande senza risposta: perché le donne non guardano con così tanto ardore gli uomini che camminano? Mentre, seppur misera, si condensa una certezza, che quel vizio di alcuni uomini di lumare le donne non è affatto innocente come vogliono farci credere: millenni di letteratura, di arte, lo testimoniano.



il manifesto - 5 maggio 2020

05 maggio 2020

BUONA e CATTIVA SALUTE


ph. di Giovanna La Licata





“Buona salute? Cattiva salute? Tutto dipende dal punto di vista. 
Dal punto di vista della grande industria farmaceutica, la cattiva salute è molto salutare.”

Eduardo Galeano (1940-2015)

CRISTO E MARX SECONDO PASOLINI



📷 Pier Paolo Pasolini dirige Enrique Irazoqui nel film Il Vangelo secondo Matteo (1964) © Angelo Novi/Cineteca di Bologna/Riproduzione riservata



«Sono stato fedele a me stesso ed ho fatto un’opera nazional-popolare in senso gramsciano. Perché il credente attraverso cui vedevo Cristo figlio di Dio è il personaggio popolare italiano, è lo storico uomo semplice italiano, e vedendo il mondo attraverso i suoi occhi mi sono avvicinato alla concezione artistica di Gramsci, nazionale e popolare. Per un francese è un film religioso, per un proletario italiano non c’è equivoco. Cristo è un sottoproletario, che va con i sottoproletari. Il rapporto storico tra Cristo e il proletariato esiste, egli non avrebbe fatto nulla se non fosse stato seguito dai proletari. I farisei non lo avrebbero ucciso. E il proletariato sarebbe rimasto immerso nelle tenebre della sordità, se non fosse intervenuta la predicazione rivoluzionaria del Cristo».

📰 Maria A. Macciocchi. "Cristo e il marxismo", l’Unità 22 dicembre 1964, p. 3

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Come sono diventato marxista?
Ebbene… andavo tra fiorellini candidi e azzurrini di primavera,
quelli che nascono subito dopo le primule,
– e poco prima che le acacie si carichino di fiori,
odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime
della più bella stagione –
e scrivevo sulle rive di piccoli stagni
che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei nomi
intraducibili si dicono “fonde”,
coi ragazzi figli dei contadini
che facevano il loro bagno innocente
(perché erano impassibili di fronte alla loro vita
mentre io li credevo consapevoli di ciò che erano)
scrivevo le poesie dell’“Usignolo della Chiesa Cattolica”;
questo avveniva nel ‘43:
nel ‘45 “fu tutt’un’altra cosa”.
Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi,
si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale, con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi ch’erano braccianti,
e che dunque c’erano i padroni.
Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx.


Pier Paolo Pasolini, Poeta delle Ceneri in Bestemmia, Poesie Disperse II, Garzanti


  
Alla bandiera rossa

Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa,
     tu devi realmente esistere, perché lui esista: 

chi era coperto di croste è coperto di piaghe,
     il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese africano,
     l'analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
     sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie,
     ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Garzanti 1961