Manifesto 5 dicembre 2013
«La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza, sia per la Camera dei deputati che per il Senato della repubblica, alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna regione» (da Sole24ore).
Poi, anche se forse non ce n’era bisogno, per non essere fraintesa la Consulta ha sottolineato che «Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali».
I giornali, come sempre, fanno titoli devianti al limite dell’infingardaggine, con l’eccezione del Manifesto che intelligentemente gioca sull’ironia e titola Porci senza ali. Una informazione direi impeccabile ;-) Il corriere cartaceo è quasi corretto e titola La scure della consulta sul Porcellum. I giudici costituzionali cancellano premio di maggioranza e liste bloccate, ma poi si si ricopre vergognosamente con la pagina on line che titola: La Consulta: il Porcellum è incostituzionale. Cosa assolutamente non vera e infatti il sottotiolo correttamente precisa che “Per i giudici sono incostituzionali il premio di maggioranza senza soglia e le liste bloccate“.
Non è il porcellum ad essere stato giudicato anticostituzionale, e neppure il premio di maggioranza in sé, ma solo la mancanza di soglia minima per accedervi e naturalmente la mancanza delle preferenze.
La repubblica cartacea ancora peggio titola: Via il Porcellume era una legge truffa con sottotitolo. La consulta cancella il premio di maggioranza. Mentre la Consulta sembra dichiari incostituzionale NON il premio di maggioranza, ma la mancanza di una soglia per accedervi, cosa che invece aveva la cosidetta Legge truffa del ’53 che aveva una soglia ben precisa (era il 50 + 1 % e ottenevi il 65% dei seggi alla Camera). La repubblica on line titola: Legge elettorale, la Consulta boccia il porcellum. E il sottotitolo insiste nel travisamento: I giudici hanno deciso per l’incostituzionalità del premio di maggioranza e delle liste bloccate. A me sembra proprio che anche a chi non se ne intenda sia chiaro che la Corte purtroppo non ha giudicato incostituzionale il premio di maggioranza ma bensì solo la mancanza di una soglia minima per accedervi (il che permetterebbe ai furbetti di aggiungere tale soglia e tenersi il porcellum mantenedo intatta la porcata della differenza tra Camera e Senato). Il fatto quotidiano non si smentisce mai e in un climax iperbolico titola: Porcellum Parlamento Colle Governo E’ tutto incostituzionale. e non ci concede neppure l’attenuazione di un sottotitolo. Il Giornale non è da meno anche se, almeno nel titolo, è più sintetico: Decade il Parlamento. Ma si rifà ampiamente nel sottotitolo.
Idem per Libero che titola: Parlamento fuorilegge.
Più corretta, ma non del tutto, la Stampa: Consulta, due no al Porcellum. “Sono ncostituzionali il premio di maggioranza e le liste bloccate“.
Se non si spicciano a fare una nuova legge elettorale rischiamo di cadere dalla padella nella brace.
Ad ogni modo vedremo quando saranno pubblicate le motivazioni.
E poi non sarebbe male se l’ordine dei giornalisti pretendesse un po’ di verità informativa anche nei titoli.

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