15 maggio 2022

L'IPOCRISIA DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

 


L’ipocrisia della transizione ecologica


Antonio Lupo
15 Maggio 2022

I dati Ispra 2000-2020 mostrano il fallimento totale delle politiche sui rifiuti, dal momento che la raccolta differenziata in molte città ha superato il 60/70 per cento mentre non si è ridotta la quantità dei rifiuti urbani prodotti. I dati dell’ultimo rapporto dell’Ipcc, invece, raccontano come l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili possa avvenire soltanto se i popoli dei paesi del nord del mondo ridurranno drasticamente i loro consumi e dunque le emissioni di CO2. I dati dell’Istituto superiore di sanità, infine, ricordano che negli ultimi venti anni, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero degli adulti in sovrappeso ha superato il numero di quelli sottopeso. La principale causa è il cibo spazzatura. In questo scenario coloro che sono in alto parlano di transizione ecologica senza mettere in discussione le politiche sui rifiuti, sull’energia, sull’agricoltura. E trovano il tempo per moltiplicare le guerre. Per difenderci dalla loro violenza e dalla loro ipocrisia resta la strada della conversione ecologica globale dei territori

La preannunciata (ma da quasi tutti inaspettata) sindemia mondiale da Coronavirus ci ha lasciato impauriti e frastornati. E ora la guerra in Ucraina sta obbligando tutti noi, quelli dei Paesi ricchi dell’Occidente, a interrogarci sui nostri consumi, assurdi e privilegiati.

A Parigi 2015 la COP 21 sul clima aveva preso alcune decisioni, seppure non vincolanti, ma le successive COP sul clima non hanno prodotto nulla, se non diluvi di chiacchiere e scritti sull’economia circolare, cioè un’economia non lineare, e sulla transizione ecologica, analisi in massima parte dettate dal persistere della presunzione (o stupidità) antropocentrica.

Solo da qualche anno ho accettato, confesso con fatica, una verità della biologia, cioè il fatto che io (come tutti gli uomini e gli animali) sono un predatore, non ho vita autonoma, poiché solo le piante la hanno. L’umanità globale moderna deve prenderne consapevolezza con assoluta urgenza, se vuole fermare la sua corsa verso l’estinzione.

Il vecchio e saggio papa Francesco lo ha scritto con chiarezza nella sua Laudato si’. Poi, all’esplosione del coronavirus nell’aprile 2020, ha citato in un’intervista al settimanale cattolico britannico The Tablet un proverbio spagnolo: “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai” e ha concluso dicendo“Non so se questa crisi sia la vendetta della natura, ma di certo è la sua risposta».

Siamo così stupidi che continuiamo a illuderci di poter vincere questa guerra alla natura, da noi iniziata duecento anni fa e intensificata sempre più, dalla fine della II Guerra Mondiale a oggi.

Il ministero dell’Ambiente in Italia, da febbraio 2021, si chiama ministero della Transizione Ecologica (MiTe), un ministero fondamentale per l’applicazione del Next Generation EU, il progetto della Ue di fine 2020, stilato per risollevare l’economia Ue dal crollo postCovid. In applicazione di esso ogni Paese Ue ha predisposto un Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Come si legge nel sito del governo italiano

“La transizione ecologica è uno dei pilastri del progetto Next Generation EU e costituisce una direttrice imprescindibile dello sviluppo futuro. La seconda Missione (delle sei totali), denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, si occupa dei grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento, al fine di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero”.

A distanza di un anno, il 16 marzo 2022 il ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (Pngr) in cui si parla di Economia circolare. Ricordo bene le speranze nate con la Legge Ronchi sui Rifiuti del 1997, con le sue tre R, la prima Riduzione, la seconda Riutilizzo, terza e ultima il Riciclo. A venticinque anni da essa, i dati Ispra 2000-2020 ci raccontano un fallimento totale e desolante:

1- nel 2001 i rifiuti urbani (RU) pro capite/anno erano 516 KG (Nord 524, Centro 595, Sud 463);
2 – nel 2011 RU pro capite/anno totali erano diventati 528 KG (Nord 526, Centro 604, Sud 486);
3 – nel 2019 RU procapite/anno in Italia erano di KG 503;
4- nel 2020 (dopo Coronavirus) RU procapite/anno 488 KG (Nord 506, Centro 524, Sud 442).

La Raccolta differenziata, cioè il terzo obiettivo, è arrivata a livello nazionale al 63% nel 2020, con un forte aumento in tutte le Regioni, dal 42,2% della Sicilia al 74,5% della Sardegna. Invece il primo obiettivo, la riduzione dei RU è stata di 28 KG procapite/anno rispetto al 2001, poco più del 5%… La grassa Emilia Romagna, con 639 KG procapite /anno (631 nel 2001) è il maggior produttore in Italia di Rifiuti Urbani, pur facendo un’ottima raccolta differenziata al 72,1%, che è gestita in gran parte dal gruppo Hera, quotato in Borsa.

Questo fallimento è avvenuto anche perché i media e tutti gli organi istituzionali (Stato, Regioni e Comuni) hanno manipolato la gente, ripetendo che per l’Economia circolare era fondamentalmente la Raccolta Differenziata, perché i Rifiuti sono sviluppo, anzi “sviluppo sostenibile”, l’importante è una buona gestione di essi. È evidente: i rifiuti sono ottimo business e danno bei dividendi agli azionisti. Il risultato di questa impostazione lo si continua a vedere, ad esempio, a Roma, con rifiuti nelle strade, la vecchia discarica chiusa e un nuovo inceneritore alle porte, proposto da una giunta “progressista.

La sovranità energetica

L’ultimo rapporto IPCC, la cui sintesi è stata approvata il 27 febbraio 2022 da 195 governi ha ribadito che

“I cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura e colpiscono la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Le persone e gli ecosistemi con minori possibilità di farvi fronte sono maggiormente colpiti…. è necessaria un’azione ambiziosa e accelerata per adattarsi al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, ridurre rapidamente e profondamente le emissioni di gas serra”.

È praticamente sconosciuto che fino al 2015 c’è stata un’esenzione militare generale nel calcolo delle emissioni di gas serra, cioè non venivano calcolate le emissioni prodotte dalle guerre e dalle attività militari degli Stati (fonte Focus). L’accordo di Parigi del 2015 (Cop21) ha rimosso questa esenzione militare, ma ha lasciato che la segnalazione delle emissioni dell’intero comparto fosse volontaria, e quindi i dati o non ci sono o sono di difficile interpretazione. Di certo la guerra in Ucraina, la più recente delle 58 guerre in atto nel mondo, aggraverà la situazione delle emissioni e avvicinerà ulteriormente la catastrofe climatica.

L’uscita dall’uso del carbonfossile, carbone, petrolio e gas, con il blocco dell’estrazione dal sottosuolo e dal mare, è la lotta indispensabile di tutti i popoli, ma può avvenire solo se i popoli ricchi diminuiranno drasticamente i loro consumi e le loro emissioni di CO2 procapite/anno.

Grandi titoli sui media informano che le emissioni di gas serra di Cina e India hanno superato quelle degli Stati Uniti, ma sono 15,3 Ton. le emissioni procapite/anno di ogni abitante degli Usa, rispetto a 1,71 Ton. di ogni abitante dell’India e 6,84 Ton. di ogni cinese.

L’Associazione per la decrescita pochi giorni fa ha rilanciato:

Finalmente si è cominciato parlare di sovranità energetica, un obiettivo che non c’entra niente con i sovranismi degli Stati nazione. La sovranità energetica deve essere realizzata a partire nei Territori e dalle sue Comunità, con la riduzione dei consumi e l’uso di energie rinnovabili autentiche.

La sovranità alimentare

Nel mondo obesità e fame sono ormai due facce della stessa medaglia. Il 2000 ha segnato una svolta per l’umanità: il numero degli adulti in sovrappeso ha superato il numero di quelli sottopeso (fonte Istituto superiore di sanità). Secondo i dati più recenti della Fao, a fronte di circa 800 milioni di denutriti (in rapido aumento soprattutto in Africa), in tutto il mondo sono circa 1,9 miliardi gli adulti sovrappeso e 700 milioni gli obesi: sono obesi 600 milioni di adulti e oltre 100 milioni di bambini. Ad esempio l’obesità negli adulti è del 38-35% nei Paesi petroliferi del Medio Oriente è del 36%, in Usa del 22%, in Brasile del 20%, in Italia del 6%, in Cina e India del 4%.

L’epidemia di obesità globale ha cause sociali multiple, ma certamente la più importante è la produzione, la disponibilità e il consumo di cibo spazzature, Junk Food, soprattutto le bevande gassate e zuccherate, snack ecc, e di cibi processati e pronti, prodotti dal matrimonio tra agrobusiness e industria alimentare. Questi cibi, in gran parte patologici, sono tutti a basso prezzo, motivo per cui è in grande aumento il loro consumo, anche tra le popolazioni povere dei paesi del terzo mondo. In America Latina 96 milioni di adulti soffrono di obesità.

Nel Next Generation EU 2020 si parla di Agricoltura sostenibile, un termine generico, non compare la parola Agroecologia, né si parla di Agricoltura Biologica. Il 23 novembre 2021 è stato votato dal Parlamento Europeo il nuovo documento per la Politica Agricola Europea (PAC) 2023-2027, che prevede di stanziare 386 miliardi di euro (40 miliardi di euro all’Italia), circa un terzo del totale del bilancio dell’Unione Europea. Slow Food ha dichiarato: “Questo fondamentale Piano strategico è un vero e proprio disastro e a pagarne il conto sono ancora una volta le piccole aziende agricole, l’ambiente e il clima”.

Le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura hanno giudicato così il Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’attuazione della PAC post 2022:

“Non siamo più neanche di fronte a un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro”

Si stima che nel mondo vivano circa 476 milioni di indigeni, distribuiti in 5.000 comunità differenti in tutti i continenti, anche se il 70% di essi abita in quello asiatico.

Ma io concordo con Giovanni Pandolfini, un contadino tra gli animatori della decennale esperienza di Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni, che “indigeni” sono tutti i contadini del mondo, circa 3 miliardi con le loro famiglie.

Esistono attualmente nel mondo più di 608 milioni di aziende agricole a conduzione familiare, che occupano tra il 70 e l’80 per cento dei terreni agricoli mondiali e producono approssimativamente l’80 per cento dei generi alimentari mondiali in termini di valore. Circa 200 milioni di piccoli contadini di tutti i continenti sono organizzati in Via Campesina Internazionale (VCI), che ha lanciato l’idea di “Sovranità Alimentare“, in occasione del Vertice mondiale sull’alimentazione del 1996.

Sul sito di ARI, Associazione Rurale Italiana, che fa parte di VCI, si legge :

“La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti sani e culturalmente appropriata prodotta con metodi sostenibili e il loro diritto di definire il proprio cibo e sistemi agricoli.… La sovranità alimentare da priorità alla produzione alimentare locale e di consumo…. La sovranità alimentare appare come una delle risposte più potente per il bisogno di cibo, la povertà e la crisi climatica attuale”.

Da anni lo slogan di VCI è “l’Agricoltura contadina può nutrire l’Umanità e raffreddare il Pianeta”. È ancora valido, dato che circa il 50 per cento delle emissioni di gas serra sono determinate dalla produzione e consumo di cibo industriale (sommando deforestazione, agricoltura, trasporti, industria alimentare, refrigerazione ecc), contribuendo a quel surriscaldamento globale che genera eventi estremi, siccità, incendi e alluvioni, ultimamente perfino ripetute tempeste di sabbia in Iraq, con polvere che ha oscurato Baghdad e gran parte di quel Paese.

VCI lo ha ribadito alla inutile COP 26, svoltasi a Glasgow il 26 Novembre 2021: “Sovranità Alimentare per la Giustizia Climatica”.

Noi dei paesi ricchi ci crediamo innocenti, ma le deforestazioni, dell’Amazzonia e non solo, vengono fatte in tutto il mondo per estrarre minerali per i cellulari (anche i nostri) e coltivare materie prime Ogm per mangimi (soia e mais in primis), da usare negli allevamenti intensivi dell’Europa e della Cina. Nel mese di febbraio 2022, ci sono state in vari Stati del Brasile, Bahia, Minas Gerais, San Paolo, Rio de Janeiro, piogge torrenziali straordinarie, nonostante che le piogge siano diminuite e la stagione secca si sia allungata. A metà febbraio le piogge torrenziali hanno colpito la località turistica, seppure piena di favele, di Petropolis, in una regione montuosa a sessanta chilometri dal Rio de Janeiro, su cui è caduta in tre ore una quantità di pioggia (260 mm) pari a un mese di precipitazioni, determinando lo smottamento della collina che sovrasta il centro abitato, un tragico bilancio di 150 morti e più di 100 dispersi.

I metereologi brasiliani stanno cercando di capire in che misura le deforestazioni stiano determinando una riduzione dei corridoi di umidità (chiamati «fiumi volanti») provenienti dall’Amazzonia, importanti nel regolare le precipitazioni nel sud del paese. Si indaga sulle variazioni di temperatura delle acque oceaniche e come un oceano più caldo sulla costa brasiliana favorisca la formazione di aree di basse pressioni che portano piogge particolarmente intense. Tutte cose assai importanti a livello globale, non solo in Brasile.

Mentre il cambiamento climatico avanza e la guerra in Ucraina provoca il blocco dei cereali destinati in varie parti del mondo, con il conseguente aumento del numero di affamati, il capo del colosso degli Ogm Syngenta, Erik Fyrwald, in un’intervista al quotidiano svizzero NZZ am Sonntag ha detto: “Di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale, aggravata dalla guerra in Ucraina, è necessario rinunciare all’agricoltura biologica per ottenere rese produttive maggiori… Dobbiamo smettere di coltivare bio altrimenti le persone in Africa muoiono”. Evidentemente fa finta di non sapere che la fertilità della terra, quella che i piccoli contadini curano e preservano e l’agrobusiness distrugge, è quella che produce il cibo, trattiene l’acqua dolce e impedisce l’emissione della CO2 contenuta nella terra, in una quantità doppia di quella contenuta nell’atmosfera.

Una conversione ecologica globale dei territori

Il termine transizione ecologica, ora è evidente, è pura ipocrisia, la decrescita è necessaria, quella dei Paesi ricchi, che sia più o meno felice, una vera e urgente conversione ecologica, come ci ricorda spesso Guido Viale su Comune.

L’urgenza assoluta è rallentare il surriscaldamento globale, e le guerre folli, che infiammano ulteriormente l’umanità e il Pianeta, abbiamo bisogno di ripristinare la fertilità della Terra e degli Oceani, migliorare lo stato attuale, alterato, dei cicli naturali (il ciclo dell’ossigeno, del carbonio, dell’acqua, dell’azoto ecc.).

Si parla spesso di plastica e inquinamento degli oceani, ben poco del riscaldamento del mare, che accelera l’evaporazione e il ciclo dell’acqua: i ghiacciai e i Poli si sciolgono per il caldo e le acque dolci, solo il 3 per cento del totale, tornano più velocemente al mare, sempre meno disponibili. Ripristinare i livelli di duecento anni fa è probabilmente impossibile, tanto è vero che gli scienziati parlano solo di mitigazione degli effetti del surriscaldamento globale, prodotto dalla guerra alla natura fatta dalla cosiddetta “Civiltà industriale”. In questo scenario l‘agricoltura agroecologica resta la vera economia circolare, perché rifertilizza i suoli, riassorbe la CO2 dall’atmosfera e raffredda il pianeta. Per avere qualche speranza si dovrà dunque sconfiggere l’apparato industriale-militare, ormai controllato da pochi Big della finanza globale. Di certo, ci vorranno molte e diverse lotte popolari. Come dice Via campesina: “Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza”.


Antonio Lupo, medico, fa parte del Comitato Amigos Sem Terra Italia


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