31 ottobre 2016

JASMIN EFTE, Viva la libertà!


I suoi occhi,
senza nessun rimpianto,
ci guardano dall’angolo della cornice.
Neri come i suoi capelli,
passano attraverso una notte buia
e andando verso il sole
urlano nel cuore dell’alba:
“Viva la libertà!”
Jasmin 
da 
"Alba Persiana"

NIZAR QABBANI, Amarti è problema grande





Ringrazio particolarmente Nadine Abdia a cui devo la scoperta di questa splendida poesia:

Io sono solo un uomo, tu sei una tribù di donne

Amarti è problema grande,
problema di corpi,
problema di lingua,
problema di cultura.
Il mio braccio è corto
mentre i tuoi rami sono carichi di frutti.
Le mie ali sono spezzate
e i tuoi cieli sono colmi di passeri.
Le mie parole sono limitate
e il tuo corpo è una accademia reale
che colleziona poesia
e inventa lingue.
Con te non ci sono vie di mezzo,
né opinioni a metà
o emozioni dimezzate.
Ogni cosa con te
è un terremoto o non c'è.
Ogni giorno con te
è una insurrezione o non c'è.
Ogni bacio sulla tua bocca
è un inferno o non c'è.
Così sono io
da quando professo l'amore,
da quando professo la scrittura.
Ogni poesia che esce dalle mie dita
è calda come il pane.
Ogni donna sulla quale metto le mani
ha il grembo gravido di
cinquanta lune.
Con te
il clima moderato non esiste
o la lunga tregua,
né alcun equilibrio.
L'equilibrio con una donna come te,
impastata con le proprie mandorle,
con il proprio miele,
con il latte della sua femminilità,
con la musica dei suoi pettini e anelli
è un lusso culturale di cui non sono capace,
un cedimento ridicolo
del nitrito della mia virilità!
Con te
l'amore non ha uno scenario unico,
né il sesso ha un unico modo,
né i maschi hanno un unico odore.
Ma guerre inutili senza alcun che vinca,
dove i braccialetti si rompono sui braccialetti,
gli orecchini sugli orecchini,
i pettini sui pettini
e le mie poesie
in cima al tuo seno coperto di neve.
Con te
non esiste una linea retta,
né una retta via.
Sei opera astratta, misteriosa,
dove il rosso mescolato all'azzurro,
all'arancione
e la poesia con la prosa,
e l'ordine con il caos,
la civiltà con la barbarie,
l'esistenzialismo con il sufismo.
Con te
l'uomo nasce per caso
e per caso muore!
In quale modo potrei
mettere fine alla guerra
con un terremoto
o un diluvio
o con le fiamme di una giungla africana?
Come potrei fare la pace con un'ape
che si prepara a succhiarmi il sangue?
Come potrei
intendermi con il tuo corpo
quando conosce soltanto la sua lingua?
Come potrei vincere la battaglia?
Io sono un solo uomo,
tu, una tribù di donne.


Nizar Qabbani, poeta arabo siriano

Traduzione, Saleh Zaghloul

30 ottobre 2016

PASOLINI NEL RICORDO DI ALBERTO MORAVIA





     Si avvicina l'anniversario del giorno (2 novembre 1975) in cui Pier Paolo Pasolini è stato brutalmente tolto dalla circolazione perchè dava troppo fastidio, soprattutto, a chi comandava in Italia. Ci piace ricordarlo con le parole di un suo grande amico:
 
 Alberto Moravia
Ma che cosa aveva in mente?


novembre 1975

Chi era, che cercava Pasolini? In principio c’è stata, perché non ammetterlo?, l’omosessualità, intesa però nella stessa maniera dell’eterosessualità: come rapporto con il reale, come filo di Arianna nel labirinto della vita. Pensiamo un momento solo alla fondamentale importanza che ha sempre avuto nella cultura occidentale l’amore; come dall’amore siano venute le grandi costruzioni dello spirito, i grandi sistemi conoscitivi; e vedremo che l’omosessualità ha avuto nella vita di Pasolini lo stesso ruolo che ha avuto l’eterosessualità in quella di tante vite non meno intense e creative della sua.
Accanto all’amore, in principio, c’era anche la povertà. Pasolini era emigrato a Roma dal Nord, si guadagnava la vita insegnando nelle scuole medie della periferia. È in quel tempo che si situa la sua grande scoperta: quella del sottoproletariato, come società rivoluzionaria, analoga alle società protocristiane, ossia portatrice di un inconscio messaggio di ascetica umiltà da contrapporre alla società borghese edonista e superba.
Questa scoperta corregge il comunismo, fino allora probabilmente ortodosso di Pasolini; gli dà il suo carattere definitivo. Non sarà, dunque, il suo, un comunismo di rivolta, e neppure illuministico; e ancor meno scientifico; né insomma veramente marxista. Sarà un comunismo populista, “romantico”, cioè animato da una pietà patria arcaica, un comunismo quasi mistico, radicato nella tradizione e proiettato nell’utopia. È superfluo dire che un comunismo simile era fondamentalmente sentimentale (do qui alla parola “sentimentale” un senso esistenziale, creaturale e irrazionale). Perché sentimentale? Per scelta, in fondo, culturale e critica; in quanto ogni posizione sentimentale consente contraddizioni che l’uso della ragione esclude. Ora Pasolini aveva scoperto molto presto che la ragione non serve ma va servita. E che soltanto le contraddizioni permettono l’affermazione della personalità. Ragionare è anonimo; contraddirsi, personale.
Le cose stavano a questo punto quando Pasolini scrisse Le ceneri di Gramsci, La religione del nostro tempo, Ragazzi di vita, Una vita violenta e esordì nel cinema con Accattone. In quel periodo, che si può comprendere tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, Pasolini riuscì a fare per la prima volta nella storia della letteratura italiana qualche cosa di assolutamente nuovo: una poesia civile di sinistra.
La poesia civile era sempre stata a destra in Italia, almeno dall’inizio dell’Ottocento a oggi, cioè da Foscolo, passando per Carducci su su fino a D’Annunzio. I poeti italiani del secolo scorso avevano sempre inteso la poesia civile in senso repressivo, trionfalistico ed eloquente. Pasolini riuscì a compiere un’operazione nuova e oltremodo difficile: il connubio della moderna poesia decadente con l’utopia socialista. Forse una simile operazione era riuscita in passato soltanto a Rimbaud, poeta della rivoluzione e tuttavia, in eguale misura, poeta del decadentismo. Ma Rimbaud era stato assistito da tutta una tradizione giacobina e illuministica. La poesia civile di Pasolini nasce invece miracolosamente in una letteratura da tempo ancorata su posizioni conservatrici, in una società provinciale e retriva.

Questa poesia civile, raffinata, manieristica ed estetizzante che fa ricordare Rimbaud e si ispirava a Machado e ai simbolisti russi, era tuttavia legata all’utopia di una rivoluzione sociale e spirituale che sarebbe venuta dal basso, dal sottoproletariato, quasi come una ripetizione di quella rivoluzione che si era verificata duemila anni or sono con le folle degli schiavi e dei reietti che avevano abbracciato il cristianesimo. Pasolini supponeva che le disperate e umili borgate avrebbero coesistito a lungo, vergini e intatte, con i cosiddetti quartieri alti, fino a quando non fosse giunto il momento maturo per la distruzione di questi e la palingenesi generale: pensiero, in fondo, non tanto lontano dalla profezia di Marx secondo il quale alla fine non ci sarebbero stati che un pugno di espropriatori e una moltitudine di espropriati che li avrebbero travolti. Sarebbe ingiusto dire che Pasolini aveva bisogno, per la sua letteratura, che la cosa pubblica restasse in questa condizione; più corretto è affermare che la sua visione del mondo poggiava sull’esistenza di un sottoproletariato urbano rimasto fedele, appunto, per umiltà profonda e inconsapevole al retaggio di un’antica cultura contadina.
Ma a questo punto è sopravvenuto quello che, in maniera curiosamente derisoria, gli italiani chiamano il “boom” , cioè si è verificata ad un tratto l’esplosione del consumismo. E cos’è successo col “boom” in Italia, e per contraccolpo nella ideologia di Pasolini? È successo che gli umili, i sottoproletari di Accattone e di Una vita violenta, quegli umili che nel Vangelo secondo Matteo Pasolini aveva accostato ai cristiani delle origini, invece di creare i presupposti di una rivoluzione apportatrice di totale palingenesi, cessavano di essere umili, nel duplice senso di psicologicamente modesti e di socialmente inferiori, per diventare un’altra cosa. Essi continuavano naturalmente ad essere miserabili, ma sostituivano la scala di valori contadina con quella consumistica. Cioè, diventavano, a livello ideologico, dei borghesi.
Questa scoperta della borghesizzazione dei sottoproletari è stata per Pasolini un vero e proprio trauma politico, culturale e ideologico. Se i sottoproletari delle borgate, i ragazzi che attraverso il loro amore disinteressato gli avevano dato la chiave per comprendere il mondo moderno, diventavano ideologicamente dei borghesi prim’ancora di esserlo davvero materialmente, allora tutto crollava, a cominciare dal suo comunismo populista e cristiano. I sottoproletari del Quarticciolo erano, oppure aspiravano, il che faceva lo stesso, ad essere dei borghesi; allora erano o aspiravano a diventare borghesi anche i sovietici che pure avevano fatto la rivoluzione nel 1917, anche i cinesi che avevano lottato per più di un secolo contro l’imperialismo, anche i popoli del Terzo mondo che una volta si erano configurati come la grande riserva rivoluzionaria del mondo.

Non è esagerato dire che il comunismo irrazionale di Pasolini non si è più risollevato dopo questa scoperta. Pasolini è rimasto, questo sì, fedele all’utopia, ma intendendola come qualche cosa che non aveva più alcun riscontro nella realtà e che di conseguenza era una specie di sogno da vagheggiare e da contemplare ma non più da realizzare e tanto meno da difendere e imporre come progetto alternativo e inevitabile.
Da quel momento Pasolini non avrebbe più parlato a nome dei sottoproletari contro i borghesi, ma a nome di se stesso contro l’imborghesimento generale. Lui solo contro tutti. Di qui l’inclinazione a privilegiare la vita pubblica, purtroppo borghese, rispetto alla vita interiore, legata all’esperienza dell’umiltà. Nonché una certa ricerca dello scandalo non già a livello del costume ma a quello della ragione. Pasolini non voleva scandalizzare la borghesia, troppo consumistica ormai per non consumare anche lo scandalo. Lo scandalo era diretto contro gli intellettuali, che, loro sì, non potevano fare a meno di credere ancora nella ragione. Di qui pure un continuo intervento nella discussione pubblica, basato su una sottile e brillante ammissione, difesa e affermazione delle proprie contraddizioni.
Ancora una volta Pasolini si teneva alla propria esistenzialità, alla propria creaturalità. Solo che un tempo l’aveva fatto per sostenere l’utopia del sottoproletariato salvatore del mondo; e oggi lo faceva per criticare la società consumista e l’edonismo di massa. Aveva scoperto che il consumismo era penetrato ormai ben dentro l’amata civiltà contadina. Ciononostante, questa scoperta non l’aveva allontanato dai luoghi e dai personaggi che un tempo, grazie ad una straordinaria esplosione poetica, l’avevano così potentemente aiutato a crearsi la propria visione del mondo. Affermava in pubblico che la gioventù era immersa in un ambiente criminaloide di massa; ma in privato, a quanto pare, si illudeva pur sempre che ci potessero essere delle eccezioni a questa regola.
La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nei suoi romanzi e nei suoi film, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.
 
Articolo riproposto da “L’Espresso”, il 9 novembre 2015.

Fonte: http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/molteniblog/pasolini-un-ricordo-di-moravia-del-novembre-1975/


I. BUTTITTA, Non ti stancare mai di strappare spine



Non ti stancare mai di strappare spine, di seminare all'acqua e al vento.
La storia non miete a giugno né vendemmia a ottobre.
Ha una sola stagione: il tempo.


Ignazio Buttitta

29 ottobre 2016

JULIO CORTAZAR, Cerco la tua somma



Cerco la tua somma, il bordo del bicchiere
in cui il vino si fa luna e specchio.
Cerco quella linea che fa tremare un uomo
nella sala di un museo.
E poi ti voglio bene, da tempo e fa freddo.


Julio Cortazar

ANTONELLA CARULLI, Piove cemento







Antonella Carulli riesce a trasformare in poesia persino la cronaca nera dei nostri giorni:

Piove cemento
asfalto dal cielo
piove morte
spavento
Sono giorni
grigi di polvere
di terra che manca
sicura e ferma.
E tu, come il tempo
passi e non torni
mai indietro.


Antonella Carulli




A MARINEO SI CONFRONTANO LE RAGIONI DEL SI E DEL NO



       Come potete vedere ci sono tutte le condizioni perchè il confronto si svolga, nel rispetto di tutte le posizioni, in modo argomentato e  non propagandistico.  fv