06 ottobre 2018

V. BRANCATI, La donna malintesa


E non sono tutte le nostre gioie basate su dei malintesi e su degli errori? La bellezza di questo paesaggio, che degrada verso il lido, è fondata sopra un errore ottico, che mi fa vedere le cose lontane più piccole, mentre, in verità, esse non lo sono. La donna, questo divino argomento, è un malinteso. Noi non abbiamo mai potuto giudicarla serenamente. Nessuno, neppure il misogino più accanito, l'ha contemplata con serenità scientifica. Lo sguardo, il tatto, l'olfatto , l'udito, che sono i mezzi dell'esperienza o i tentacoli del pensiero, sono stati sempre alterati dalla sensualità, nell'attimo in cui ella passava dinanzi all'uomo...
Vitaliano Brancati, Trampolini si imbatte in una donna alle soglie del giardino Bellini 
in Tutti i racconti, Mondadori, 2012

Amare ed essere amati è tutto nella vita


«Essere amati è tutto.
Chi cresce senza amore
non se lo scorda,
gli dura tutta la vita
dentro, come un buio»


A. Ferrara

UMBERTO ECO, Sfortunato paese...


Brecht ci ricordava (nel suo Galileo) che sfortunato è quel paese che ha bisogno di eroi. Perché è sfortunato? Lo è perché difetta di persone normali che fanno quanto si erano impegnate a fare, in modo onesto, senza rubare o rifuggire dalle proprie responsabilità, e lo fanno (si dice banalmente oggi) "con professionalità. Mancando di cittadini normali, un paese cerca disperatamente personaggi eroici e distribuisce medaglie a destra e a manca.
Un paese sfortunato è dunque quello in cui, nessuno sapendo più quale sia il suo dovere, cerca disperatamente un capopopolo, a cui conferire carisma, e che gli ordini ciò che deve fare. Il che, se ben ricordo, era un'idea espressa da Hitler nel Mein Kampf.

da Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, La nave di Teseo, 2016

NUOVE SCOPERTE A POMPEI




     Ritrovata in un edificio in via di scavo una stanza dedicata al culto dei Lari con splendide pareti affrescate.

Emanuela Minucci

Un’altra meraviglia a Pompei: sotto la lava e i lapilli un giardino incantato


«La prima cosa che abbiamo scoperto è stato un frammento di rosso pompeiano su cui s’inerpicava, sinuosa, una pianta: colori così brillanti e intatti che sembravano essere stati dipinti la sera prima». È ancora emozionato Massimo Osanna, il direttore del Parco archeologico di Pompei. La sua équipe ha appena concluso uno scavo che ha portato alla luce una sontuosa edicola per il culto dei Lari (la più grande finora ritrovata), una sorta di giardino incantato di quattro metri per cinque pieno di creature benauguranti. «È una stanza enigmatica e meravigliosa che dovremo studiare a lungo» aggiunge il direttore. Il giardino immaginario - rimasto sepolto per duemila anni accanto a un giardino vero - si è conservato intatto sotto la coltre del materiale eruttivo del Vesuvio.

«È un intervento che fa parte del Grande Progetto Pompei», spiega Osanna, «volto alla riconfigurazione del fronte di scavo nella Regio V e alla mitigazione del rischio geologico. L’area non scavata incombe su quella riportata alla luce con una massa di 5 metri di materiale piroclastico e terra di riporto: è questo che ha causato i recenti crolli».

Nel grande altare custodito da una benevola coppia di serpenti - gli «agatodemoni», demoni buoni - si vede un pavone solitario che spunta nel verde, e fiere dorate che lottano con un cinghiale nero metafora del male. Poi il cielo solcato da leggiadri uccellini, un pozzo, una grande vasca colorata, il ritratto di un uomo con la testa di cane.

«È una scoperta meravigliosa proprio per il perfetto stato di conservazione. Lo ammetto, quando insieme con il mio staff abbiamo capito che si trattava di uno dei più eleganti larari conservati a Pompei ci siamo commossi». Osanna lo dice mentre gli archeologi e i restauratori sono ancora al lavoro, fra i tubi innocenti che sostengono le murature millenarie. Qualche mese fa, a pochi metri di distanza, all’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi, era stato riportato alla luce lo scheletro di un uomo di circa trent’anni. E ora si continuerà a scavare per liberare altre due stanze adiacenti al giardino, un’area che si prevede riserverà molte sorprese.
 
 
 

Il larario appena scoperto si trova in una domus già in parte scavata agli inizi del Novecento, con accesso dal vicolo di Lucrezio Frontone. Al centro di un paesaggio idilliaco e lussureggiante spicca l’edicola sacra sorvegliata dalle figure dei Lari protettori della casa, con la lucerna di bronzo, la piccola ara di terracotta poggiata vicino all’aiuola, il coperchio del pozzo che sembra essere stato appena schiuso.
«La prima impressione», dice Osanna, «è che tutto sia magicamente rimasto al suo posto, come se i padroni di casa fossero appena usciti». Ma restano misteriosi gli abitanti della meravigliosa magione che si trova a pochi metri da un’altra ricca abitazione, quella di Marco Lucio Frontone.

«Forse un ricco commerciante», spiega il direttore, «certo una personalità raffinata e colta». Certamente un uomo in grado di pagare le migliori maestranze e di commissionare dipinti tra i più belli finora ritrovati a Pompei. Questo paesaggio quieto, quasi salotto familiare, contiene altrettanto nitida la memoria della tragedia. È una piccola finestra, chiusa da una grata divenuta tutt’uno con la lava. Nel magma pietrificato si distinguono ancora frammenti di legno. «Per noi è struggente», dice Osanna, «con tutta probabilità si tratta proprio degli infissi di questa finestra, divorati dalla lava rovente».

Il Bene e il Male convivono ancora una volta in pochi metri in questo nuovo frammento di Pompei che ha ritrovato la luce. C’è il giardinetto, il verde smeraldo delle piante, l’oro delle rifiniture e una cornice gialla diventata rossa. Ma non è il tradizionale rosso pompeiano, è rosso perché è stato cotto dall’inferno della lava.

La Stampa – 6 ottobre 2018

J. BRODSKIJ, Addio




Addio,
dimentica
e perdona.
E brucia le lettere,
come un ponte.
E che sia il tuo viaggio
coraggioso,
che sia dritto
e semplice.
E che ci sia nell’oscurità
a brillare per te
un filo di stelle argentato,
che ci sia la speranza
di scaldare le mani
vicino al tuo fuoco.
Che ci siano tormente,
nevi, piogge
e lo scoppiettio furioso della fiamma,
e che tu abbia in futuro
più fortuna di me.
E che possa esserci una possente e splendida
battaglia
che risuona nel tuo petto.
Sono felice
per quelli che forse
sono
in viaggio con te.


Iosif Brodskij (1957)

05 ottobre 2018

G. CAPRONI, Preghiera


Preghiera
d'esortazione o  d'incoraggiamento

Dio di volontà,
Dio onnipotente, cerca
(sforzati!), a furia d'insistere 
- almeno - d'esistere.

Giorgio Caproni 

 

IL DECRETO SALVINI E' INCOSTITUZIONALE





    Questa mattina, appena udita la notizia che il Presidente della Repubblica aveva dato il suo nulla osta al controverso Decreto Salvini, ho scritto: "Mattarella firma l'incostituzionale Decreto Salvini sulla sicurezza e, al contempo, invita il Governo a rispettare la Costituzione. Confesso di non aver capito il comportamento del Presidente della Repubblica." Più tardi sul giornale IL MANIFESTO ho letto il testo della seguente intervista a Lorenza Carlassare, professoressa emerita di diritto costituzionale all’università degli studi di Padova, che conferma tutti i miei dubbi. (fv)

“Il decreto Salvini è incostituzionale”. Intervista a Lorenza Carlassare

 Andrea Fabozzi

Professoressa Lorenza Carlassare, come giudica il decreto «sicurezza»?
 
La prima considerazione critica riguarda la mancanza di omogeneità nel testo. La Corte costituzionale ha sempre detto che ci vuole omogeneità nei contenuti di un decreto legge, mentre questo di Salvini mette assieme cose diverse. Nella seconda parte, quella più propriamente sulla sicurezza, accanto a misure da rifiutare, come l’allargamento nell’impiego della pistola elettrica, ci sono anche cose che possono essere interessanti, per esempio tra le misure antimafia. Aggiungo che, come ha già osservato il professor Flick, l’accostamento tra migranti, terroristi e mafiosi è parecchio malizioso. Il decreto non è solo eterogeneo, vuole anche suggerire che i migranti sono pericolosi e questo è inaccettabile. Ecco, la prima cosa da dire è che avrebbero dovuto essere almeno due decreti, come del resto era previsto in origine.

Secondo lei il decreto è incostituzionale?
Lorenza Carlassare
Sul punto delle revoca della cittadinanza penso proprio di sì. Intendiamoci, nel momento in cui uno straniero acquista la cittadinanza è cittadino italiano come gli altri. Invece questo decreto è come se gli attribuisse un vizio di origine. Prevede che alcune categorie e solo loro possono perdere la cittadinanza, così pone in essere una discriminazione effettiva e ingiustificata sulla base della provenienza. Questo è sicuramente incostituzionale per violazione del principio di uguaglianza.

Le sembra violato anche l’articolo 22 per il quale «Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome»?
Se ne può discutere. La condanna per terrorismo non può essere considerata come un motivo politico. Ma è certamente politica la selezione di una categoria di cittadini che può perdere la cittadinanza, in conseguenza di queste condanne.

Il decreto prevede anche l’espulsione immediata per il richiedente asilo prima della condanna definitiva, questo viola la presunzione di innocenza?
A mio modo di vedere è soprattutto una violazione del diritto alla difesa, articolo 24 della Costituzione. Essere espulsi condiziona moltissimo, anzi praticamente impedisce la possibilità di difendersi in tribunale. A pensarci bene anche questa disposizione può rappresentare una forma di discriminazione, quindi un’altra violazione del principio di uguaglianza, perché la presunzione di innocenza viene fatta valere meno per una certa categoria di persone, i richiedenti asilo.

Il prolungamento fino a 180 giorni della detenzione amministrativa è costituzionale?
In questo caso prima ancora che dal punto di vista giuridico c’è molto da eccepire dal punto di vista umano. Il mio problema non sono tanto i giorni in più o in meno di questa detenzione, ma le condizioni disumane in cui queste persone sono tenute. È gravissimo come stanno, non quanto ci stanno. La Costituzione impone il rispetto della persone, la dignità umana è il suo cuore. Anche una persona sottoposta alla limitazione della libertà deve avere garantito un trattamento rispettoso e umano, a maggior ragione chi non sta scontando alcuna pena. La Costituzione non distingue neppure tra cittadini e stranieri, la dignità è un diritto universale.

Le giro una obiezione renziana: perché voi professori del no alla riforma costituzionale, malgrado le scorribande di Salvini, avete smesso di denunciare la “deriva autoritaria”?
Per adesso la Costituzione non è stata toccata, anzi le proposte di cui ha parlato il ministro Fraccaro mi sembrano condivisibili anche perché puntuali. Una legge incostituzionale può sempre essere bloccata dalla Corte costituzionale, mentre se si cambia la Costituzione non c’è rimedio. All’obiezione rispondo per quello che riguarda me: se dovesse esserci un attacco alla Carta del genere di quello portato dal Pd nella scorsa legislatura, Renzi stia tranquillo che insorgerò. Vale anche per modifiche alla legge elettorale che cambiano nella sostanza la rappresentanza e la forma di governo, come quelle che hanno proposto e realizzato i renziani. Che anche per questo portano una responsabilità per la situazione attuale.
Da “il manifesto” il 26 settembre 2018