Oggi non posso non riprendere,
facendole mie, le domande inermi di un amico carissimo con cui è sempre piacevole
oltre che stimolante dialogare. Le riprendo dal suo blog:
http://rosso-malpelo0.blog.kataweb.it/2013/07/01/domande-inermi/
Anni fa, all’incirca nella prima metà degli anni 2000, presi delle note
nel vano tentativo di capire perché la società, nel suo complesso, avesse
smarrito alcune certezze di ordine politico e sociale che prima sembravano
acquisite dal senso comune, e ciò grazie alle dure battaglie politiche e
sindacali condotte dal dopoguerra fino alla “porta-baratro” degli anni ‘80. Un
senso di smarrimento di cui si avvertivano segnali sempre più inquietanti
nell’atteggiamento contro gli immigrati, nella stabilizzazione del blocco
sociale berlusconiano, nell’incapacità della sinistra di organizzare una
risposta politica adeguata. In questo percorso di annotazioni (svolto a ritroso
nel tempo per capire dove si collocassero i luoghi di tale ’smarrimento’) mi
imbattei in varie questioni, una di queste riguardava la strategia della
tensione, il golpe borghese, etc. Riprendo una di quelle annotazioni (forse un
po’ lunga) per ricordare a me stesso alcune riflessioni e, ancora di più,
alcuni fatti.
In realtà ciò che mi colpisce adesso rivedendo quei fatti lì, e
confrontandoli con la nostra deprimente attualità (incapacità storica della
sinistra di indicare una via d’uscita, avanzato stato di decomposizione
dell’intera vicenda politico - sociale del paese,etc.), è che allora il paese
non meritava quella classe dirigente inquinata, falsa, golpista e
pericolosissima e che oggi, invece, sembriamo meritarci lo squallido panorama
umano e politico che ci viene dato e, con esso, le nefaste conseguenze nella vita
di ciascuno di noi.
Communia
Domande di un cittadino inerme ad uso di uno imberbe.
[...] Non può considerarsi definitivo questo veloce tratteggio se non si
introduce una delle questioni che oggi (più di ieri) ci appare cruciale: la
violenza.
Questo è uno degli elementi della storia, con la “S” maiuscola, che
determina gli esiti del movimento degli anni ‘70. Ha riguardato tutte le
organizzazioni della sinistra extraparlamentare che hanno svolto attivamente il
loro ruolo in quegli anni.
Il punto da cui partire è proprio questo : “quegli anni”.
Fino ad ora si è cercato di restituire vita a quella/e generazioni
attraverso la forza e il coraggio delle loro idee: la determinazione che
portava quei ragazzi, da studenti o da operai che fossero, a trascorrere
gli
anni più belli davanti ai cancelli di una fabbrica, in lunghe e faticose
riunioni, in elaborazioni di documenti, in volantinaggi, in manifestazioni di
piazza e negli inevitabili scontri coi fascisti. Non erano anni in cui
operavano mediazioni, le idee e la lotta di strada erano direttamente
collegati. Gli ideali pacifisti avevano ancora molta strada da percorrere, il
virgulto degli anni ‘60 (la non violenza, Martin Luther King, lo slogan peace
and love, etc.) era stato schiacciato dallo scontro generazionale e, in modo
più imponente, dallo scontro sociale capitale/lavoro, che percorreva
asimmetricamente l’occidente attraversando ed intrecciando trame con gli
equilibri/squilibri della guerra fredda, in modi che ancora restano sospesi. Lo
testimonierà quella che sarà definita come la
strategia della tensione,
bombe e attentati che vedono come protagonisti fascisti e servizi segreti,
pezzi delle istituzioni e del potere politico e tentativi di golpe. Questo
scenario sembra avere un inizio.
Un evento, in Italia, in effetti, segnerà il passaggio da una stagione ad
un’altra : la strage di piazza Fontana. E’ il 12 dicembre 1969, sono le ore
16.37, una bomba esplode dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura nel centro
di Milano. Restano sul terreno 17 cadaveri e ottantuno feriti.
“
In piazza Fontana, secondo l’analisi di Marco Revelli [uno dei
leader di LC]
, è andato i pezzi anche il sessantotto (…) <Il sessantotto
era stato un movimento pacifista e nel contempo antagonista, in cui avevano
convissuto il rifiuto radicale della violenza e l’esaltazione della violenza
delle varie guerre di liberazione: si poteva sfilare con il simbolo dei
pacifisti e gridare ‘ vietcong vince perché spara’ senza avvertire una reale
contraddizione : anche perché nel grande teatro del sessantotto la violenza era
mimata, ritualizzata, virtuale. Tutto questo finì in piazza Fontana. Qui lo
stato violento si rivelò al di là di ogni aspettativa: organizzava le stragi,
depistava le indagini, arrestava innocenti, ne uccideva uno, Pinelli, oltretutto
con l’avallo di alcuni giornali e della tv. Il 12 dicembre rappresentò al
scoperta di una dimensione imprevista della lotta politica e anche la
rivelazione dell’ampiezza del fronte contro cui dovevamo batterci. Fu allora
che saltò la costruzione teorica di Lotta Continua, che entrò in crisi l’idea
della violenza come risposta: di fronte a uno Stato che metteva le bombe in una
banca, in astratto qualsiasi risposta poteva essere commisurata e dunque
lecita.” (1)
Quello che afferma Revelli era condiviso da tutta la sinistra. Tuttavia non
esiste, a 38 anni della strage, una verità processuale. Ben sette processi si
susseguiranno. La questura di Milano batterà inizialmente la pista anarchica,
in un clima di caccia alle streghe e secondo il più becero ed ottocentesco
luogo comune dell’anarchico bombarolo.
Il risultato sarà di aggiungere un’altra tragedia e un altro morto: la
retata che aveva portato ad arrestare circa ottanta anarchici ebbe come esito,
a tre giorni dalla strage, la morte del ferroviere Giuseppe Pinelli. Anche qui
un processo, dall’esito a dir poco assurdo, che classifica la morte di Pinelli,
né come suicidio (la prima versione ufficiale della questura), né come omicidio
ma bensì come un
malore attivo che avrebbe
spinto Pinelli a
precipitare dalla finestra.
All’odio per la strage, definita subito, da ambienti che non fossero la
questura e la televisione di stato, come ‘fascista’, si aggiunse l’odio per la
morte di Pinelli e per la persecuzione degli anarchici che portò in galera, per
degli anni, Pietro Valpreda riconosciuto poi innocente.
Negli anni a seguire le piste nere che vennero seguite e che sembrarono
individuare in Freda e Ventura, esponenti dell’ala dura dell’estremismo nero, i
responsabili della strage, non sono approdate a nulla.
Conviene, a questo punto, chiarire alcuni punti per delineare quella
strategia
della tensione che costituì una stagione storica devastante per l’Italia,
per il suo sviluppo democratico, per la deriva violenta verso la quale
scivolarono singoli militanti di gruppi della sinistra extraparlamentare e per
le degenerazioni specifiche della c.d. lotta armata. Una stagione archiviata
troppo in fretta da un paese con una memoria
corta - cortissima, da
risultati processuali che non sono approdati a nulla, come è il caso della
strage di piazza Fontana rimasta senza colpevoli, da un revisionismo globale
messo in campo da giornalisti annoiati dalla ricerca della verità e
ringalluzziti dalla composizione di un blocco sociale emergente istintivamente
e animalescamente orientato a destra.
I rigagnoli da cui prese avvio la
strategia della tensione si
alimentarono, gonfiandone la portata, già all’indomani della formazione dei
primi governi di centro - sinistra
(2).
Alcuni mutamenti si affacciavano anche sulla scena mondiale : Giovanni
XXIII, Kennedy, Krusciov.
Questi cambiamenti di scenario fomentavano forze reazionarie il cui
innervamento, sia negli alti gradi delle forze armate che nelle istituzioni,
era sostanziale e visibile.
Nel 1964 il generale dell’arma dei carabinieri, De Lorenzo (il quale finirà
la sua
brillante carriera come parlamentare del MSI), con l’appoggio
dell’allora Presidente della Repubblica, A. Segni, eletto con i voti delle
destre, fu l’artefice del c.d. ‘Piano Solo’. Sembra che la strana denominazione
“Solo” indicasse che la principale e, probabilmente, unica artefice del colpo
di stato sarebbe stata l’Arma dei carabinieri. Si trattò dunque di un vero e
proprio tentativo di golpe che prevedeva l’arresto di centinaia di uomini
politici, sindacalisti e parlamentari di sinistra e la loro successiva
deportazione in Sardegna. La trama venne alla luce soltanto nel 1967 grazie ad
un’inchiesta de “L’Espresso”.
Giovanni Pellegrino, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta
stragi
e terrorismo dal 1994 sino alla fine degli anni ‘90, indica un preciso
punto di svolta da cui prese avvio l’alleanza occulta tra forze armate e
organizzazioni neofasciste : un convegno, tenutosi a Roma nel maggio del 1965
ed organizzato da un istituto di storia e strategia militare intitolato ad
A.Pollio (uno dei primi capi di stato maggiore dell’esercito regio),
direttamente collegato con lo stato maggiore dell’esercito comandato dal
generale Aloja (poi approdato, anche lui, nelle file del MSI come parlamentare)
:
“(…) siamo di fronte non solo all’ossessione del pericolo comunista, ma
anche a una vera e propria fobia per la distensione, percepita sostanzialmente
come un cavallo di Troia, attraverso il quale il comunismo puntava ad abbattere
la fortezza dell’Occidente. La Guerra rivoluzionaria
, questo era il
titolo del convegno, che ci veniva mossa dall’Est
, non era più una
guerra convenzionale, ma piuttosto una guerra di penetrazione nei gangli vitali
della società: la televisione, la cultura, le università. Quindi, a questo
attacco subdolo si poteva rispondere solo con una guerra controrivoluzionaria,
alla cui teorizzazione il convegno era rivolto.” (3)
I partecipanti a quel convegno erano personaggi che entreranno e usciranno
da molte delle indagini e processi per stragi: Guido Giannettini, giornalista e
spione, legato a doppio filo con ambienti di estrema destra, Pino Rauti, ex
repubblichino che con la sua flemma da vecchio sanguinario in pensione sguazza
ancora tra i liquami di formazioni di estrema destra (l’ultimo approdo e il
M.S. - Fiamma Tricolore) e parla in tv; Stefano delle Chiaie, noto esponente
della destra eversiva, fu leader di Avanguardia Nazionale, partecipò al tentato
Golpe Borghese del 1970, nella notte del 7 dicembre di quell’anno, comandava,
infatti, l’unità che avrebbe dovuto occupare il Ministero dell’Interno; Mario
Merlino, un fascista che tentò innumerevoli volte di infiltrare i gruppi di
extrasinistra, coinvolto anche lui nella strage di piazza Fontana; e poi,
ovviamente, generali e colonnelli, professori universitari, esperti di
sanscrito (molto ricercati negli ambienti dell’intelligence per la
decrittazione di codici), industriali, tutti lì a studiare per scoprire la
“medicina” che avrebbe curato l’occidente dall’infezione comunista e dalla
corruzione morale.
Un anno dopo vengono formati i “Nuclei di difesa dello Stato”, una vera e
propria rete clandestina che tendeva ad allargare la propria base di consenso
tra le forze armate (e non solo) e dietro la quale c’erano personaggi come
Freda e Ventura
(4), anche loro arrestati durante le indagini
per la strage di piazza Fontana (come Merlino e Rauti), infatti:
(…) i
Nuclei non rappresentavano tanto e soltanto un organizzazione, ma una vera e
propria operazione finalizzata a coprire un possibile rapporto della Gladio con
organizzazioni di estrema destra come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale; a
coprire con il segreto politico-militare il fatto - ovviamente ancora non
pienamente verificato - che anche ON e AN fossero in qualche modo inglobate
nell’apparato difensivo della Nato. (5)
La prova generale della
strategia della tensione, secondo
Pellegrino, fu l’operazione
Delfino. Erano previsti una serie di
attentati nel nord - est la cui responsabilità doveva ricadere sulla sinistra.
Questa esercitazione si inquadrava in uno scenario più vasto : l’operazione
Chaos,
un piano sei Servizi segreti statunitensi progettato nel 1967 per contrastare
il movimento pacifista americano. Era prevista l’infiltrazione dei gruppi della
sinistra americana al fine di innalzare il livello dello scontro attraverso
attentanti che avrebbero dovuto provocare la reazione dell’opinione pubblica e
favorire, di conseguenza, interventi autoritari volti a schiacciare il
dissenso.
Non si può non pensare a all’infiltrazione del gruppo anarchico XXII marzo
(lo stesso di cui faceva parte Pietro Valpreda) da parte del neofascista Mario
Merlino e altri elementi di estrema destra, alla base dei depistaggi
orchestrati per far ricadere la colpa dell’attentato di piazza Fontana sugli
anarchici.
Piazza Fontana aveva dunque una regia e si inquadrava in una logica più
vasta che tendeva a destabilizzare la fragile democrazia italiana schiacciata
tra una classe politica tendenzialmente reazionaria, sospinta dalle reti
occulte di fascisti e vertici delle forze armate e un paese scosso da
sommovimenti epocali, frutto delle trasformazioni economiche e sociali di
quegli anni.
Fu solo l’inizio. Quella strage innescò un meccanismo inedito, una reazione
psicologica collettiva all’interno di quel movimento, una miccia accesa e
pronta ad esplodere. Sofri (o Manconi?) l’ha definita la
perdita
dell’innocenza.
Ancora Marco Revelli,
di
LC, dà il senso di
quell’inversione di rotta:
“
Con piazza Fontana si scoprì dunque un nuovo nemico: lo Stato. Prima
gli avversari erano il professore, il caposquadra, il padrone. E i riferimenti
erano transnazionali, deterritorializzati: il Vietnam, il Maggio francese, le
Black Panthers, la Cina. La rivelazione delo stato stragista spalancò un nuovo
orizzonte alle lotte: quello delle trame occulte, dell’uso strumentale dei
neofascisti. Da qui partirono due linee: la prima che comprendeva la
controinformazione, l’inchiesta sulla strage, la campagna contro Calabresi, il
rapporto con i giornalisti democratici; la seconda basata sull’idea di
difendere spazi di sopravvivenza con strumenti militari. (…) se volevi stare in
piazza dovevi organizzarti per difenderla, se volevi far sfilare un corteo non
autorizzato dovevi aprirti la strada a colpi di bastone o di molotov. Nacquero
gli apparati organizzativi, i servizi d’ordine. E maturò (…) la tentazione di
rovesciare la violenza, di passare dalla difesa all’offesa.” (6)
I fascisti in quell’ultimo scorcio del 1969 raggiungono il culmine di un
escalation :
(…) Frequentano assiduamente i corsi di lancio
organizzati nelle varie sedi dalla Associazione Nazionale Paracadutisti;
allestiscono campeggi paramilitari un po’ dovunque, addestrandosi alla
controguerriglia sotto la guida di ex ufficiali repubblichini, quando non si
tratti di quelli dell’esercito italiano che prestano servizio alla scuola
d’arditismo di Cesano. Compiono periodiche esercitazioni di tiro in poligoni
militari, come quelli di Palermo o di Tor di Quinto a Roma, oppure
“clandestini”, come quelli di Cornuda, di Cervarezza, dell’Alta Sabina, di
Tolfa, dei Colli Euganei, della Sila, ecc.
Costituirebbero insomma, nell’ipotesi estrema di un colpo di Stato alla
greca nel nostro paese, una sia pur modesta forza fiancheggiatrice. Ma
l’attività nella quale eccellono sono gli attentati. Nei due mesi-campione, l’ottobre
e il novembre 1969, hanno lanciato 27 bottiglie molotov (contro 11 sezioni del
PCI, 4 del PSIUP, 2 del PSI, 3 Case del Popolo, 2 sedi marxiste-leniniste, due
del M.S., 1 della FIOM-CGIL, 1 chiesa valdese e 1 sinagoga); 13 ordigni al
tritolo (contro 2 sezioni dei PCI, 5 lapidi. partigiane, 3 caserme, 2 chiese, 1
cabina dell’ENEL); 10 bombe-carta (contro 6 sezioni del PCI, 2 circoli operai,
1 sede della RAI, 1 ospedale militare); 2 bombe a mano di tipo SRCM in
dotazione all’esercito (contro due case del popolo).
Fondamentale, in questo quadro, è la parte giocata dagli attentati con
falsa firma di sinistra: sul totale dei 145 del 1969 escludendo quelli compiuti
da militanti di sinistra e anarchici - essi sono in tutto una
cinquantina. La serie più vicina inizia nell’Ottobre del ‘68 con i due
attentati di Avanguardia Nazionale agli automezzi della polizia parcheggiati
davanti alla Scuola Allievi Sottufficiali di via Guido Reni a Roma; e si
conclude - almeno ufficialmente - con quello di Reggio Calabria. (7)
Prende avvio quella che sarà definita come una vera e propria
guerra
civile a bassa intensità . Gli schieramenti in campo sono costituiti dai
gruppi extraparlamentari di sinistra e dal PCI da una parte (quest’ultimo all’apertura
della stagione delle stragi entra a far parte, insieme alla sinistra
extraparlamentare, dei vari comitati antifascisti che proliferano in tutte le
maggiori città italiane), e dall’altra parte i neri: il M.S.I., la sua
organizzazione giovanile : Fronte della Gioventù e le varie organizzazioni
estremistiche come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, etc. che godono, fino
ad una certa fase, dell’appoggio di apparati dello Stato.
LC scatena una durissima campagna di stampa che individua nel commissario
Calabresi il responsabile della morte del ferroviere anarchico Giuseppe
Pinelli. Nell’ottobre del 1970, durante un udienza in cui deponeva Calabresi,
la polizia fu costretta a ordinare una carica dentro i corridoi del Palazzo di
giustizia di Milano per arginare la furia dei militanti e consentire a
Calabresi di guadagnare l’uscita.
Nel dicembre dello stesso anno, ad un anno dalla strage di piazza Fontana,
Junio Valerio Borghese, detto
il principe nero, già comandante della
X^ MAS (corpo scelto dell’esercito mussoliniano passato alla Repubblica di
Salò, dopo l’otto settembre 1943) tenta un altro colpo di stato. Una vicenda
che è passata alla storia come un
golpe da operetta. Ma lo fu davvero
oppure fu soltanto bloccato all’ultimo minuto perché non dava sufficienti
garanzie di successo ? Come al solito le verità sono misconosciute e le
inchieste ambigue come i personaggi coinvolti, tra cui l’onnipresente Giulio
Andreotti.
Alcuni passaggi essenziali:
1) Un gran numero di uomini era stato raccolto e organizzato da Junio
Valerio Borghese sotto la sigla Fronte Nazionale in stretto collegamento con
Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.
2) Sin dal 1969 il Fronte Nazionale aveva costituito gruppi clandestini
armati e aveva stretto relazioni con settori delle Forze Armate e aveva alcuni
rapporti con elementi collegati all’amministrazione statunistense ed ai comandi
Nato, come dimostra l’attività di osservazione svolta per conto del comando
Ftase di Verona all’esercitazione militare di Forte Foin, propedeutica al colpo
di Stato.
3) Borghese stesso, con la collaborazione di altri dirigenti del Fronte
Nazionale e di numerosi alti Ufficiali delle Forze Armate e funzionari di
diversi Ministeri, aveva predisposto un piano, che prevedeva l’intervento di
gruppi armati su diversi obiettivi di alta importanza strategica; sin dal 4
luglio 1970 era stata costituita una “Giunta nazionale”.[...]
4) Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 il piano comincia ad essere
attuato, con la concentrazione a Roma di alcune centinaia di congiurati e con
iniziative analoghe in diverse città: militanti di Avanguardia Nazionale,
comandati da Stefano Delle Chiaie (tra questi è indicata la presenza di
Pierluigi Concutelli e di Guido Paglia) e con la complicità di funzionari,
entrano nel Ministero degli Interni e si impossessano di armi e munizioni che
vengono distribuite ai
congiurati. (8)
Ciò che pare acclarato è che, nella notte tra il sette e l’otto dicembre del
1970, ci furono raduni contemporanei di militanti di estrema destra in diversi
luoghi della capitale, tra cui la sede di Avanguardia Nazionale, un
concentramento di guardie forestali armate alle porte di Roma, un’irruzione di
neofascisti nell’armeria del ministero dell’Interno. Il quartier generale del
golpe aveva una sede nel quartiere Nomentano, oltre allo stesso Borghese, ne
facevano parte un altro paio di militari (non di altissimo rango). Il piano
prevedeva, comunque, l’occupazione del ministero degli Interni e della Difesa,
della sede RAI, da dove Borghese avrebbe dovuto leggere il suo proclama alla
nazione, e le liste di personalità politiche da arrestare. Era, inoltre,
previsto, l’arresto del Presidente della Repubblica allora in carica, Giuseppe
Saragat. Era un
golpe da operetta ?
Il brano che segue è lo stralcio di una cronaca di quell’evento:
“Quel
pomeriggio del 7 dicembre la parola d’ordine era stata passata attraverso degli
inviti per assistere alla proiezione di un film su Berlino. Il primo gruppo si
riunì nella palestra «Folgore» di via Eleniana, a Santa Croce in Gerusalemme, di
proprietà dell’Associazione nazionale paracadutisti: circa trecento individui,
in buona parte ex della famigerata «Decima mas» e delle altre, tristemente
famose, divisione «Monterosa» e brigata «Enea». Il secondo gruppo, altrettanto
consistente, si ritrovò in una palestra del Tuscolano, in via Diana. Il terzo
infine, a viale delle Milizie, sempre in un locale dell’Associazione
paracadutisti. L’attesa dell’”Ordine” che doveva giungere da un momento
all’altro si protrasse per oltre cinque ore. Poi, all 3,30 del mattino,
l’annuncio di Borghese: «tutto rinviato, per sopraggiunte complicazioni… Che
cosa doveva avvenire? Le indiscrezioni sono diverse, i punti accertati pochi.
Quelli che sembrano saper tutto sono gruppi neofascisti «dissidenti». Così, nel
bollettino di gennaio degli ex repubblichini di Salò si raccontava ampiamente
del «fallito golpe», e si metteva in berlina Borghese e la sua «corte» per
l’impreparazione che aveva bruciato sul nascere quel complotto. Secondo un
volantino di un’altra formazione di estrema destra “Lotta di popolo”, i tre
gruppi avrebbero dovuto convergere sul Viminale, per occupare prima il
ministero dell’Interno e successivamente la RaiTv, in modo da mandare in onda
il messaggio “alla Patria e al popolo”Ben poco credito si può dare a questo
volantino, tuttavia vi sono dei particolari che risultano anche alla polizia.
In effetti un ufficiale in divisa pistola alla mano ,invitò i «camerati» a
sciogliersi poco prima dell’arrivo di Borghese, annunciando che da fuori Roma
stavano affluendo colonne motocorrazzate dei carabinieri.”(9)
Una cronaca che, a distanza di un anno, non aggiungeva granché:
rivendicazioni, volantini. A parte uno squarcio su una qualche faida che stava
consumandosi tra le vecchie cariatidi della RSI e altre fazioni. Ciò la dice
lunga sul clima di omissioni in cui si vagava in quegli anni. Uno stato
democratico, degno di questo nome, non avrebbe potuto consentire non solo
l’episodio in se, impedendone il solo tentativo, ma di non fare piena luce
sull’accaduto e i suoi retroscena.
In quegli stessi giorni del 1971, in realtà, il procuratore di Roma, Claudio
Vitalone, sodale ed amico di Andreotti, non potè fare a meno di firmare i
mandati d’arresto con l’accusa di usurpazione dei poteri dello stato e
cospirazione per alcuni personaggi, tra cui lo stesso Borghese, un costruttore,
Remo Orlandini e, tra gli altri, l’ex parà Saccucci (quest’ultimo divenne in
seguito parlamentare del MSI e finì la sua carriera da assassino quale era,
infatti, nel 1976, durante un suo comizio, sparò ed uccise un militante
diciannovenne della FGCI a Sezze; si rifugiò prima nel Cile di Pinochet e dopo
in Argentina dove pare sia morto del tutto impunito ).
La mole impressionante di episodi di quegli anni mi impedisce di
rendicontarli tutti, ma credo che i fatti via via descritti possano, da soli,
rendere il clima; ciò che appare davvero incomprensibile è come l’affollata
schiera dei revisionisti possa negare le ragioni, di evidenza solare, che
spinsero i ragazzi di sinistra a credere che era necessario organizzarsi per
non soccombere e per reagire. La storia, però, non finisce qua.
Anche Borghese la fece franca: sfuggì, guarda caso, all’arresto e andò a
rifugiarsi nella Spagna di Franco dove restò fino alla morte, nell’agosto del
1974.
Sarà un caso ma ad un mese dalla morte del principale testimone, Andreotti,
allora ministro della Difesa, consegnò alla magistratura un dossier del SID
(così erano denominati i servizi segreti allora in Italia) in cui si descriveva
il piano e si facevano rivelazioni allora inedite. Il dossier è frutto anche di
una lotta intestina nel SID. Infatti l’autore, il generale Maletti, attraverso
la sua indagine accusa il suo capo, il generale Vito Miceli, palermitano, di
essere coinvolto nel golpe Borghese.
Soltanto nel 1991 si scopre che il dossier consegnato da Andreotti è monco.
Le dichiarazioni contenute sono state depurate dai nomi di personaggi di spicco
degli ambienti politici e militari. Le parti decurtate facevano riferimento tra
l’altro al patto stretto tra la mafia e Borghese. La mafia avrebbe avuto
anch’essa un ruolo nell’eliminazione fisica di avversari. L’esistenza di tale
patto sarebbe stata confermata da vari pentiti tra cui Tommaso Buscetta.
Inoltre, altra gravissima omissione, è il ruolo di Licio Gelli e della Loggia
Massonica P2. Era un
golpe da operetta ?
Ma anche questa vicenda, sul piano giudiziario, resta una beffa : il
processo si concluse, al secondo grado di giudizio, nel 1984, con la
complessiva assoluzione di 46 imputati. Il golpe, secondo la sentenza, era stato
un
conciliabolo di 4 o 5 sessantenni. Il reato di cospirazione
politica, in sostanza non c’era. Vengono, a mala pena, confermate, sebbene
ridotte, alcune condanne della sentenza di primo grado, per il solo reato di
detenzione e porto abusivo di arma da fuoco.
(10)
Per la magistratura, si, era un golpe da operetta.
Vale la pena dare ancora una scorsa alle considerazioni, su quella sentenza,
dei parlamentari DS che, ancora nel 2000, avevano a cuore questioni essenziali
come la ricerca della verità su quella che è stata definita come
la notte
della Repubblica:
Anzitutto è necessario affermare che le acquisizioni documentali non
giustificano assolutamente la valutazione minimizzante che hanno avuto in sede
giudiziaria (sentenza Corte d’Assise di Roma 14 luglio 1978 e Corte di Assise
di Appello del 14 novembre 1984 che condussero al noto esito globalmente
assolutorio) ed anche da gran parte dell’opinione pubblica, apparsa spesso
orientata da aspetti velleitari dell’operazione e dallo scarso spessore di
molti dei suoi protagonisti, a definire l’episodio come un “golpe da operetta”.
Per ciò che concerne la valutazione giudiziaria, scarsamente
condivisibili appaiono innanzitutto le motivazioni con cui già in sede
istruttoria furono prosciolti molti di coloro che si erano radunati, agli
ordini del Fronte Nazionale; il proscioglimento fu infatti così motivato:
“molte persone aderirono al Fronte Nazionale perchè illuse e confuse da
ingannevole pubblicità…. Nei loro confronti non sono state avanzate istanze
punitive nella presunzione che l’iscrizione, il gesto isolato e sporadico, il
sostegno ‘esterno’, la convergenza spirituale di per sé rilevano, piuttosto che
un permanente legame, un atteggiamento psicologico non incidente sulla
‘condizione’ processuale degli interessati”
Indipendentemente dalla fondatezza giuridica di tale dichiarata
presunzione, va rilevato che tra le posizioni così archiviate ve ne erano
alcune riferibili a soggetti che negli anni successivi compariranno in momenti
di rilievo dell’eversione di destra, quali Carmine Palladino, Giulio Crescenzi,
Stefano Serpieri, Gianfranco Bertoli (autore della strage di via
Fatebenefratelli a Milano), Giancarlo Rognoni, Mauro Marzorati, Carlo
Fumagalli, Nico Azzi.
Analogamente alcuni dati di fatto - pur non contestati - furono
incomprensibilmente svalutati nella decisione della Corte d’Assise di primo
grado, che accettò le più ridicole giustificazioni di condotte che apparivano
ictu oculi di straordinaria gravità (come quella del Generale Berti nell’avere
condotto un’intera colonna di militari armati di tutto punto e muniti di
manette, acquistate senza autorizzazione ministeriale appena pochi giorni
prima, fino a poche centinaia di metri dalla sede della radiotelevisione).(11)
Quell’episodio era, piuttosto, una
summa di tutti gli elementi
inquinanti della storia della nostra Repubblica : servizi deviati, mafia,
Gladio
(12), Loggia P2
(13), neofascismo e
repubblichini, la minimizzazione di quella vicenda è, dunque, connaturata nella
strategia della tensione.
Il golpe Borghese è soltanto un punto in un disegno, una teoria costellata
da episodi violenti, stragi, depistaggi che si alternarono in progressione
geometrica.
La progressione cronologica di eventi
(14), che di seguito
viene riportata, è solamente esemplificativa di ciò che materialmente significò
la
strategia della tensione in Italia:
1970
14 luglio. Inizia la prima fase della rivolta di Reggio
Calabria scatenate da una disputa con Catanzaro per la sede del capoluogo della
regione.
22 luglio. Strage di Gioia Tauro Obbiettivo: Treno
direttissimo per Torino “Freccia del Sud”.Esplosione con deragliamento Morti 6.
Feriti 66. Sospetti ‘Ndrangheta e eversione nera.
7 settembre. A Reggio Calabria sono compiuti 4 attentati
dinamitardi.
9 settembre. Bombe sui treni a Reggio Calabria dove
riprende la rivolta in cui spicca l’Msi con a capo Ciccio Franco, del comitato
d’ azione. Si susseguono gli scontri al grido di “boia chi molla”.
30 settembre. Il Ministro degli interni Restivo annuncia
che dal 14 luglio al 23 settembre a Reggio Calabria ci sono stati tredici
attentati dinamitardi, sei assalti alla prefettura, quattro alla questura.
1971
4 febbraio. Viene lanciata una bomba contro la folla, dopo
una manifestazione antifascista; a Catanzaro. L’operaio socialista Giuseppe
Malacaria rimane ucciso dall’esplosione che provoca anche il ferimento di altre
sette persone.
16 luglio. Muore a Milano , Cornelio Rolandi di infarto
polmonare (la stessa sindrome che colpisce i testimoni dell’assassinio di Kennedy)
il principale accusatore di Valpreda nell’ inchiesta su piazza Fontana.
1972
3 marzo. Viene arrestato Pino Rauti, fondatore di Ordine
Nuovo, su mandato del procuratore di Treviso, con l’accusa di ricostituzione
del partito fascista, e perchè implicato negli attentati del’69 e nella strage
di piazza Fontana. Sarà rilasciato per mancanza di indizi.
7 maggio. Muore in carcere per un trauma cranico riportato
durante scontri con la polizia, l’anarchico Franco Serantini.
31 maggio. Strage di Peteano. Ad opera dell’associazione
terrostica di estrema destra “Ordine Nuovo”. La strage di Peteano, definita
anche trappola di Peteano per le modalità con cui si svolse, provocò la morte
di tre uomini dell’Arma dei Carabinieri. Suddetto fatto di sangue si collocava
in un preciso e delicato contesto storico - politico. Il 7 maggio 1972 infatti
si erano appena svolte le anticipate elezioni politiche che avevano assegnato
la guida del paese ad un nuovo esecutivo presieduto da Giulio
Andreotti. Il
dibattito politico fioriva turbolento accompagnato da prime scandalose e
angoscianti rivelazioni riguardo l’ancora troppo poco diffusa vicenda della
loggia massonica P2 e i nascenti (e già sperimentati) tentativi di colpo di
stato mai concretizzatisi. Diversi, prima di quella di Peteano, furono gli
attentati terroristici attuati da associazioni anarchiche di stampo estremista
che molto avevano fatto discutere e che avevano contribuito a creare un clima
di netta tensione e apprensione nel paese.
17 maggio. Il commissario Luigi Calabresi, è assassinato
sotto la sua abitazione di Milano. Verrà prima accusata l’estrema destra e
arrestati Giovanni Nardi e Luciano Bruno Stefanò. Poi nel 1988, dopo le
dichiarazioni del pentito Leonardo Marino verrà incriminato come mandate
Adriano Sofri, leader di Lotta Continua nel 1972.
26 agosto. Il militante di Lotta Continua, Mario Lupo, è
assassinato, in un agguato a Parma, da esponenti dell’estrema destra.
27 agosto. Il giudice di Milano Franco D’Ambrosio,
incrimina i neonazisti Franco Freda e Giovanni Ventura, per la strage di piazza
Fontana
20 ottobre. Tre avvisi di reato , per omissione di atti
d’ufficio nelle indagini sulla strage di piazza Fontana,sono inviati a Elvio
Catenacci, dirigente degli affari riservati del Ministero degli interni, al
questore di Roma Bonaventura Provenza e al capo dell’ufficio politico della
questura di Milano Antonino Allegra.
21 ottobre. Rimangono ferite sei persone, durante i
numerosi attentati ai treni che portano metalmeccanici a Catanzaro, per la
conferenza sul mezzogiorno organizzata da Cgil, Cisl e Uil..
1973
23 gennaio. Roberto Franceschi e Roberto Piacentini
rimangono feriti negli scontri con la polizia alla Bocconi. Franceschi morirà
poi in ospedale.
21 febbraio. Contestato a Napoli e Roma un disegno di legge
che vuole reintrodurre il fermo di polizia. Ferito l’extraparlamentare Vincenzo
Caporale, colpito da un candelotto, morirà il 22.
7 aprile. L’esponente dell’estrema destra , Nico Azzi,
rimane ferito dallo scoppio di un detonatore, mentre cerca di posizionare una
carica di tritolo sulla tratta ferroviaria, Roma-Torino. Verrà arrestato.
12 aprile. Muore colpito da una bomba l’agente Antonio
Marino, durante scontri con esponenti della destra, che protestavano contro il
divieto da parte della Questura di Milano di far aver luogo in piazza Tricolore
un comizio di Ciccio Franco.
15 maggio. Avvisi di garanzia per Guido Giannettini e Guido
Paglia, giornalisti di destra rientrati nelle indagini su piazza Fontana. Il
primo si rivelerà un agente del Sid.
17 maggio. Il sedicente anarchico Gianfranco Bertoli,
lancia una bomba contro la questura di Milano e provoca la morte di quattro
persone. Si saprà poi che il Bertoli è legato , al gruppo eversivo “La Rosa dei
Venti”, ai Servizi Segreti dell’Esercito, nonchè membro dell’organizzazione
paramilitare legata alla CIA denominata “Gladio”.
12 novembre. Primi arresti, a La Spezia e a Padova , che
porteranno alla scoperta della organizzazione eversiva “Rosa dei Venti”. Tramite
le indagini del giudice Tamburrino, si scoprirà che la Rosa dei Venti è
un’organizzazione parallela al Sid, in contatto, a livello internazionale, a
strutture nel quadro Nato, nate per combattere il comunismo con ogni mezzo.
22 novembre. Viene sciolta l’ organizzazione “Ordine nuovo”
fondata da Pino Rauti, e arrestati 30 dei suoi militanti, per ricostituzione
del partito fascista.
1974
13 gennaio. Il colonnello Amos Spiazzi, uno dei principali
esponenti della trama eversiva Rosa dei Venti, viene arrestato a Padova.
28 maggio. A Brescia, in piazza della Loggia, durante una
manifestazione sindacale, l’esplosione di un ordigno, provoca la morte di otto
persone. La strage, attribuita all’estrema destra, rimarrà impunita. La Strage
di Piazza della Loggia è stato un attentato terroristico compiuto ad opera di
neofascisti il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale Piazza della Loggia.
Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in
corso una manifestazione contro il terrorismo indetta dai sindacati e dal
Comitato antifascista. L’attentato provocò la morte di otto persone e il
ferimento di altre novanta. La prima istruttoria della magistratura portò alla
condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana. Nel giudizio
di secondo grado, nel 1982, la sentenza fu annullata e nel 1985 la Corte di
Cassazione assolse definitivamente gli imputati. Una seconda istruttoria mise
sotto accusa altri rappresentanti della destra, che furono assolti nel 1989 per
insufficienza di prove. Una terza istruttoria è tuttora pendente presso la
Procura di Brescia. Il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la
richiesta di arresto per Delfo Zorzi (latitante da tempo in Giappone con il
nome di Hagen Roy) per il coinvolgimento nella strage di Piazza della Loggia. I
magistrati che si occupano ormai dal 1993 delle indagini sarebbero in procinto
di chiudere l’inchiesta, almeno per i tre imputati principali: Delfo Zorzi,
Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, tutti all’epoca militanti di spicco di
Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1956 da Pino Rauti e più volte
sospettato di organizzare attentati e stragi, tanto da portare al suo
scioglimento per ordine della magistratura.
30 maggio. A Pian di Rascino (RI), rimane ucciso Giancarlo
Esposti, esponente di Avanguardia nazionale, in un conflitto a fuoco con i
carabinieri che scoprono un campo di addestramento paramilitare dell’estrema
destra.
4 agosto. Una bomba esplode nella vettura n.5 del treno
Italicus, l’espresso Roma-Monaco, provocando la morte di dodici persone. I
mandanti e gli esecutori della strage non saranno mai individuati. La Strage
dell’Italicus fu un attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto
1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Una bomba ad alto
potenziale a base di termite esplose nella vettura 5 dell’espresso
Roma-Brennero. Nell’attentato morirono 12 persone e altre 44 rimasero ferite.
La strage avrebbe potuto essere di dimensioni maggiori, si ipotizza centinaia
di morti, se l’ordigno fosse esploso all’interno della galleria di San
Benedetto Val di Sambro. Aldo Moro era su quel treno il 3 Agosto, in quanto
doveva raggiungere la famiglia a Bellamonte, ma poi viene raggiunto da alcuni
funzionari che lo fecero scendere per firmare alcune carte al
Ministero.[L'attentato venne rivendicato dall'organizzazione Ordine Nero
attraverso un volantino che dichiara:«Giancarlo Esposti è stato vendicato.
Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe
dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi
diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna
di morti.»
1975
24 gennaio. Il terrorista Mario Tuti uccide due
carabinieri, Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo, giunti ad arrestarlo nella sua
abitazione. Tuti ripara in Francia dove sarà arrestato il 27 luglio e
successivamente estradato.
16 aprile. Claudio Varalli è ucciso a Milano, al termine di
una manifestazione, con un colpo di pistola dai neofascisti di Avanguardia
nazionale.
6 ottobre. Bernard Leighton Guzman, presidente della DC
cilena durante il governo Allende, esule in Italia è ferito gravemente a colpi
di pistola.
29 ottobre. Viene ucciso, a colpi di fucile, Mario
Ziccheri, davanti alla sede dell'Msi di Prenestino, a Roma.
1976
10 luglio. Il giudice Occorsio viene assassinato sotto la
sua abitazione. L'omicidio è rivendicato da Ordine Nuovo.
Ancora una volta sarà P.P. Pasolini ad illustrarci con una
istantanea
in bianco e nero dalle colonne del giornale borghese per eccellenza,
il Corriere della Sera, la scena, potremmo dire, politico - emozionale di
quegli anni. Pasolini, attraverso il suo articolo dal titolo "Che cos'è
questo golpe" pubblicato il 14/11/1974, darà corpo, questa volta in piena
sintonia con tutto l'universo della sinistra di quegli anni, e rappresentandolo
pienamente, il modo di sentire di giovani operai e studenti, donne e uomini,
artisti e intellettuali (come si diceva:
engagé, impegnati sul piano
politico ed etico) e di semplici cittadini, che pur avendo ragionevole
consapevolezza che tutti gli episodi sanguinosi, elencati e racchiusi, in modo
non esaustivo, in un determinato arco temporale (così come precedentemente
rappresentati), fossero esiti di un disegno pianificato, aggiornato,
diversificato ed orchestrato da segmenti significativi dei vertici politico -
istituzionali e militari, che avevano il preciso obiettivo di deviare il corso
degli eventi bloccando il processo di democratizzazione della società italiana
ed occidentale nel segno di una forte caratterizzazione sociale in chiave di
critica anti - capitalistica, rappresentando, per essi, una minaccia per il
blocco c.d. atlantico.
Ciò che Pasolini rappresenta in modo inequivocabile è l'impotenza di una
generazione munita delle sole armi della critica di fronte ad uno stato che
trama contro i suoi cittadini considerandoli, di fatto, traditori rispetto ad
una logica ferramente bipolare che impone e consente l'uso di qualsiasi strumento
per distruggere l'avversario politico, o meglio l'avverso campo politico inteso
come un insieme composito di soggettività organizzate e non, senza alcun limite
circoscritto alla matrice marxista degli oppositori ma includendo tutte le aree
del dissenso cattoliche e laico - pacifiste o semplicemente laico post
resistenziali di stampo azionista
(15), attuando un
operazione
terra bruciata su vasta scala, per intimorire, stupire, disarticolare,
infamare, sopprimere un'
area critica, come quella italiana di
altissimo tenore intellettuale, radicato nella resistenza, nelle lotte operaie
e contadine e infine nel movimento studentesco.
Nessun limite morale, nessuna remora nello raccogliere un ampio fronte che
partiva anche da spezzoni di resistenza anti fascista di matrice filo USA (si
pensi ad Edgardo Sogno
(16), passando dai vertici della
Democrazia Cristiana che si alternavano senza soluzione di continuità, non solo
alla Presidenza del Consiglio, ma in ministeri chiave come gli Interni e la
Difesa, manipolando, supportando, dirigendo, deviando i servizi segreti del
paese secondo una strategia rivolta contro i cittadini della nazione che
avrebbero dovuto difendere, raccogliendo ed includendo tutta l'area neofascista
(dentro il Parlamento, come il MSI, e fuori dal Parlamento come Avanguardia
Nazionale, Ordine Nuovo, etc.) e la massoneria golpista di Licio Gelli.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che
in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi
mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi
fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime
stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più
recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della
tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase
antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in
second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del
resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e,
in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono
ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del
referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni
e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di
riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani
neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista)
e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza
nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei
personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente,
a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e
puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici
ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni,
siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni
e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire
tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare
tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che
rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente
quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare
l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e
dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di
romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che
i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.
Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so
io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a
proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così
difficile...
Dal "Corriere della sera" del 14 novembre 1974 col titolo
"Che cos'è questo golpe?"
------------------------------
Note
(1) A. Cazzullo ,
I ragazzi che volevano fare la rivoluzione,
Milano, Sperling & Kupfer, 1998, p. 90
(2) Si alternarono, in Italia, governi di centro - sinistra dal 1963
al 1968 dopo la drammatica esperienza del governo Tambroni .
(3) G. Fasanella e C. Sestrieri (con G. Pellegrino),
Segreto di
stato, Torino, Einaudi, 2000 pg. 43.
(4) Freda nasce ad Avellino e vive a Padova dove milita nella gioventù
missina alle superiori e nel Fuan all'università. Abbandonerà poi l'Msi per
aderire all'organizzazione Ordine Nuovo guidata da Pino Rauti. Grande
ammiratore di Hitler ed Himmler è convinto sostenitore della supremazia della
razza ariana. Ventura nasce a Treviso, milita nell'Azione cattolica e poi
nell'Msi. È amico di Freda e come lui ha una formazione ideologica di stampo
neonazista.
fonte:
http://www.informagiovani.it/Terrorismo/...
(5)
Op. citata pg. 57
(6) A. Cazzullo ,
I ragazzi che volevano fare la rivoluzione,
Milano, Sperling & Kupfer, 1998, p. 91
(7) fonte:
http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfo...
(8) Brano tratto da un documento presentato il 22/06/2000 dai
capigruppo parlamentari dei DS,
Stragi e terrorismo in Italia dal
dopoguerra al 1974, p.45.
Fonte :
www.misteriditalia.com/strategiatensione/ds/
.
(9) M. del Bosco
, La grande paura dei colonnelli, L'Unità,
21/03/1971
fonte:
http://www.informagiovani.it/Terrorismo/Tergolpe.htm
(10) Fonte :
La storia siamo noi -
Il golpe Borghese
di Marco Marra - Trasmissione televisiva: RAI - 5 dicembre 2005.
(11) Brano tratto da un documento presentato il 22/06/2000 dai capigruppo
parlamentari dei DS,
Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974,
pg.45.
Fonte :
www.misteriditalia.com/strategiatensione/ds/
(12) Gladio, dal nome della spada dei legionari romani (il nome della
rete Nato a cui era affiliata Gladio era Stay Behind ) era una struttura
segreta con ramificazioni in tutta l'Europa occidentale. Viene costituita con
un protocollo d'intesa tra il Servizio italiano e quello statunitense del 26
novembre 1956. Era composta da civili e militari ed aveva lo scopo 'ufficiale'
di contrastare un eventuale invasione da parte del blocco sovietico ma avrebbe
dovuto agire anche nel caso in cui fosse andato al governo il PCI . Fu
affiancata da un'altra organizzazione collaterale, di cui si è già parlato in
precedenza, i Nuclei di Difesa dello Stato. Della sua esistenza si è appreso
soltanto il 24 ottobre 1990 quando Giulio Andreotti, capo del governo italiano,
rivelò alla Camera dei Deputati l'esistenza di Gladio. Il coinvolgimento di
questa organizzazione nei misfatti descritti è costante. Ad esempio, nel golpe
Borghese il Nucleo di difesa territoriale di Verona, come riferito da un
testimone [cfr. Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974, pg.21],
era pronto ad intervenire se il golpe Borghese fosse entrato nella fase
operativa. Inoltre, l’attentato di Piazza Fontana del 1969 e la Strage
dell’Italicus del 1974 furono attribuite da alcune indagini ed inchieste ad
operativi di Gladio.
(13) Il ruolo del
maestro venerabile della potente Loggia
massonica P2, Licio Gelli, nel golpe Borghese viene a galla a seguito
dell’assassinio del giornalista Mino Pecorelli (1979) che dalle colonne del suo
settimanale OP (Osservatorio Politico) segnalò che il rapporto del SID era
stato depurato, nella versione ufficializzata da Andreotti, per coprire Licio
Gelli il cui ruolo sarebbe stato, nientedimeno, quello di consegnare il
Presidente della Repubblica in mano al Fronte Nazionale [la trascrizione
integrale della testimonianza da cui emerge questo coinvolgimento è sempre
riscontrabile in
Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974,
pg.47].
Successivamente, nel 1993, il pentito di mafia Tommaso Buscetta accuserà
Andreotti, quale mandante dell’omicidio, e la cosca guidata da don Tano
Badalamenti, quali esecutori materiali, dell’omicidio di Mino Pecorelli. Dopo
vari gradi di processo il 30 ottobre 2003 la Corte di Cassazione annullò senza
rinvio la condanna a 24 anni inflitta al senatore a vita Giulio Andreotti e a
Badalamenti dalla corte d’Assise d’appello di Perugia. [fonte:
www.wikipedia.it alla voce : Carmine
Pecorelli].
(14) Il periodo preso in considerazione (1970-1976) non include,
ovviamente la strage di piazza Fontana, perché se ne è già fatto cenno, e
dovrebbe essere anticipata al 1947 con la strage di Portella della ginestra,
luogo da cui, ormai molti studiosi, fanno risalire il vero avvio della
strategia della tensione in Italia. Si ferma al 1976, quindi, e non prende in
considerazione nemmeno l’anno cruciale, il 1977, in quanto quel periodo può essere
considerato peculiare da troppe angolazioni e sarebbe riduttivo enuclearne
soltanto alcuni avvenimenti. Inoltre, non si enumera nemmeno l’evento più
tragico rappresentato dalla strage alla stazione di Bologna costato 85 morti e
200 feriti (2 agosto 1980), perché si colloca in un contesto storico che
presenta caratteristiche non ascrivibili direttamente alla serie cronologica
presa in esame.
(15) Il Partito d’Azione fu fondato nel 1942 a opera di gruppi
repubblicani e liberalsocialisti. Il nome riprendeva quello del Partito
d’Azione di Giuseppe Mazzini (1853). Movimento ispirato al liberalsocialismo di
Pietro Gobetti, tra i suoi fondatori figurano numerosi militanti di Giustizia e
Libertà (1929-1940), tra i quali Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Emilio Lussu,
Riccardo Lombardi. Vi si trovano uomini formatisi nella cospirazione, nella
galera, nelle trincee di Spagna e studiosi la cui vita si è svolta nelle
biblioteche e nelle accademie, liberali alla Cavour e bolscevichi ravveduti,
riformisti e rivoluzionari, protestanti e cattolici: le loro biografie
costituiscono la sintesi della migliore storia d’Italia. Sotto la stessa
bandiera, nella breve stagione il cui autunno comincia già il 25 aprile,
possono così militare accademici di altissima levatura di fede liberale come
Adolfo Omodeo e Guido De Ruggero e rivoluzionari professionali come Leo
Valiani, per lunghi anni comunista, passato per la galera, per la guerra di
Spagna, per il campo del Vernet, moderni illuministi, aperti alle più audaci
riforme - si troveranno parecchi di essi intorno al Mondo di Mario Pannunzio e
intellettuali inquieti come Riccardo Lombardi, proveniente dalla estrema
sinistra cattolica, vicino nella cospirazione ai comunisti, approdato a un suo
originale socialismo, democratico e autonomistico e federalisti come Altiero
Spinelli
(l’estensore del Manifesto di Ventotene, alla base
dell’europeismo).
Il Partito d’Azione partecipò ai governi che si succedettero dal giugno 1944
al luglio 1946. La sconfitta del governo Parri è un momento della più vasta
sconfitta delle avanguardie della Resistenza europea, è il trionfo del realismo
politico delle grandi potenze e delle grandi formazioni politiche che ad esse
ideologicamente e politicamente fanno capo, quel realismo che regalerà al mondo
l’equilibrio della guerra fredda e delle contrapposizioni frontali che spaccano
la Resistenza all’interno dei maggiori paesi europei, in prima linea Italia e
Francia. Il disegno di Parri della rigenerazione nazionale nel segno di una
rivoluzione democratica si scontra col composito fronte della conservazione,
sulla quale grava l’ipoteca della destra monarchica, clericale, neo-fascista,
massicciamente presente nel paese. Non avrà dalla sua parte le forze della
sinistra, egemonizzata e diretta da un partito comunista inserito senza riserve
in una strategia che ha a Mosca il suo centro.
Dopo la caduta del governo presieduto proprio dall’esponente azionista,
Ferruccio Parri, il Partito d’Azione, diviso tra una corrente
democratico-riformista, capeggiata da Ugo La Malfa, e una corrente
socialista-rivoluzionaria, capeggiata da Emilio Lussu, mostrò scarsa omogeneità
al suo interno. La grave sconfitta subita alle elezioni per la Costituente del
1946 (prese solo l’1,46 per cento dei voti) fu all’origine della crisi del
partito, rappresentato da intellettuali di primo piano ma privo di una base di
massa. Protagonista nella guerra di liberazione, esso va infatti in frantumi a
un anno dalla insurrezione, dopo aver dato all’Italia liberata il primo
presidente del consiglio. La sparuta pattuglia dei suoi eletti alla Costituente
riuscirà ancora, tuttavia, a dare un contributo di straordinaria importanza
alla elaborazione della carta costituzionale e valga per tutti il nome di Piero
Calamandrei, che della costituzione fu tra i maggiori artefici nell’aula di
Montecitorio, il più strenuo difensore dei suoi dettami nella battaglia
politica e parlamentare, il più appassionato divulgatore dei suoi principi nel
paese. Furono azionisti, tra le numerosissime personalità intellettuali di
spicco, : Norberto Bobbio (medico, filosofo e politologo, nominato senatore a
vita da Sandro Pertini), Aldo Capitini (classe 1899, pioniere della non
violenza e del pacifismo storico italiano), Eugenio Scalari, Giorgio Bocca.
(fonte:
http://www.romacivica.net/anpiroma/antifascismo/antifascismo15.html)
(16) Edgardo Sogno, figura
limite in quanto posto al margine
estremo del patto post resistenziale tra cattolici e forze laiche socialiste e
comuniste che diedero vita alla costituzione italiana. Console italiano in
Birmania, rientra in Italia nel 1970 per formare i Comitati di Resistenza
Democratica (il nome non inganni). Il fine era quello di aprire un fronte
alternativo a quello già dispiegato dell’alleanza tra i neofascisti e i
militari per adattare e conservare formalmente lo
spirito democratico
in un ambito eversivo e neoautoritario adattandolo al contesto italiano. Sogno
agirà con il consueto duplice registro : attivismo sul fronte della
mobilitazione anti comunista con all’orizzonte un mutamento della nostra
costituzione in senso presidenzialista e trame per la costituzione di un
partito del golpe. Un tentativo di colpo di stato avrebbe dovuto avere luogo
nell’agosto del 1974. Il c.d.
golpe bianco, era stato
così
definito
in quanto gli artefici, tra cui Sogno, ritenevano la loro
matrice politica alternativa a quella fascista
nera