“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci
02 aprile 2025
FRANCESCO CARBONE VISTO DA KETTY GIANNILIVIGNI
QUALE ALBA PER GODRANOPOLI?
Ketty Giannilivigni
Lo scorso febbraio sono stati dati alle stampe i contributi dell’incontro realizzato nel 2023 dal Centro Studi e Iniziative di Marineo e dal Museo delle Spartenze di Villafrati per celebra re i 100 anni dalla nascita di Francesco Carbone (Cirene, Libia, 1923 – Palermo, 1999); si tratta di un’iniziativa editoriale privata in memoria dell’opera di questo poliedrico artista e intellettuale vissuto nello scorso secolo.
Nel 2023, a 24 anni dalla morte, il caso riservava una bellissima sorpresa: dietro il dipinto Tramonto ai Tropici di Carbone vennero ritrovate altre quattro opere autografe, «il cui rinvenimento dal corniciaio fu davvero imprevedibile e commovente» – commenta Rosa Corrado, entrata in possesso di alcuni quadri dell’artista per via ereditaria. È alla sua interpretazione di quell’occultamento che è bene prestare attenzione: «L’espressione pittorica individuale e solitaria legata alla giovinezza in Africa – cui i quadri a me pervenuti rinviano […] – è presto abbandonata» perché «il percorso pittorico seguito fino ad allora» appare all’autore «come un darsi a se stesso in una dimensione autoreferenziale» non più concepibile data la sua innata «generosità».
Nascondere i primordi creativi nella melanconia di un tramonto appare di per sé un’operazione artistica; anzi, a una rilettura attenta della figura di Francesco Carbone mediante gli scritti presenti nel volume, questo occultamento può svelare i tratti di un modo di vivere ed operare nel mondo di qualità non comune.
«Era gentile Francesco, anche se apparentemente burbero e rude nel volto, era acuto osservatore, capace di capire a prima vista le varie personalità, che trattava subito diversamente, secondo le loro caratteristiche e, nel campo dell’arte, conosceva tutti, curioso esploratore di talenti, ma anche benevolo osservatore di minori» – dichiara Anna Maria Ruta nelle pagine introduttive del volume. Chi come me lo ha incontrato, anche se in poche occasioni, non può che fare proprie queste considerazioni: era il lontano 1995, ed eravamo impegnati nella primavera di Palermo per far fronte al rovente clima mafioso nella stagione delle stragi di Stato. In quel momento facevo parte della redazione del periodico Çiumilatu (un fiume che lambisce il territorio di Altofonte ) con sottotitolo “… dove finisce l’acqua del mare”. E dunque in questi attraversamenti di mari e fiumi, di localismi e di ambizioni a travalicare le singole realtà, non fu certo strano se nell’agosto di quell’anno noi della redazione incontrammo altre realtà culturali della provincia di Palermo per avviare un confronto sul tema Cultura e territorio – L’invenzione della tradizione a Godranopoli, che era agli inizi degli anni ’80 dello scorso secolo «il primo Museo interdisciplinare in Italia», realizzato da Francesco Carbone, « luogo della memoria collettiva» che metteva assieme «etnoreperti della cultura agropastorale, una pinacoteca d’arte contemporanea, una raccolta di archeologia industriale, una raccolta di fotografie, una emeroteca e una biblioteca di storia e cultura siciliana» (Calogero Barba). Ma con la scomparsa di Francesco Carbone nel 1999 anche il centro culturale di Godrano si spegneva improvvisamente.
Nel 2013 tre giovani ricercatrici (Valeria Sara Lo Bue, Paola Bisulca e Irene Oliveri), prese dalla curiosità, si addentreranno in quel luogo abbandonato: «Il passaggio del tempo era evidente da ogni dettaglio, la ruggine, le ragnatele, gli squittii, e poi ogni cosa ferma alle pareti, sui mobili, per terra, la vecchia macchina da scrivere sulla scrivania, le penne, le matite da temperare, depliant e flyer, manifesti e ciclostile di ogni tipo, risalenti agli anni settanta, ottanta e novanta del ventesimo secolo. Tutto ciò non poteva che suscitare grande fascinazione in noi giovani, appassionati d’arte e discipline umanistiche e da poco laureate alla facoltà di lettere e filosofia […] In prima istanza non sapevamo se intervenire, pulendo e riordinando, o se invece non fosse il caso di lasciare tutto lì al suo posto, nel suo caotico ordine, un assetto che col tempo abbiamo scoperto essere caratteristico degli ambienti creati da Carbone» – ricorda Valeria Sara lo Bue.
Nella premessa al volume, Francesco Virga, curatore della pubblicazione, dichiara il desiderio comune alle estimatrici e agli estimatori dell’opera di Francesco Carbone di riaprire Godranopoli e ribadisce con vigore che se l’intento non si dovesse realizzare «tutto quello che è stato fatto» per ricordare Ciccino risulterebbe inutile.
E infatti ciascuno/a degli autori degli scritti compresi nella raccolta Francesco Carbone in memoria, nell’esprimere il proprio pensiero sull’operazione culturale realizzata dall’antropologo nella periferia di Godrano, non si esime dall’indicare la propria visione del futuro di Godranopoli. Illuminanti, a tal proposito, appaiono le parole di Nuccio Vara che invita a non ridurre la figura di Carbone all’esperienza, per quanto «esaltante», del museo e quindi a confinarla «entro ambiti riduttivamente territoriali e localistici»; al contrario, sarebbe opportuno interpretarla secondo «modalità più ampie e complesse, cioè istaurando dei nessi dialettici tra l’ultima, grande creazione di Carbone […] e il suo precedente nonché travagliato, percorso intellettuale, artistico e politico». Sarebbe quindi, prosegue Vara, troppo semplicistico «riassemblare gli oggetti scampati miracolosamente alla devastazione per renderli nuovamente fruibili in chiave turistica e/o di valorizzazione […] della cultura locale»; a suo giudizio, appare invece necessario riallestire il museo in modo da «favorire la riscoperta e la réactualisation del patrimonio ideale lasciatoci in eredità da Carbone, problematico nel suo insieme, imponente nella sua totalità».
Francesco Carbone era legato a Godrano, il paese d’origine dei genitori, anche se era nato in Libia nel 1923 e era arrivato per la prima volta in Sicilia allo scoppio della seconda guerra mondiale. Da qui si era trasferito in Svizzera per poi fare ritorno a Godrano e in ultimo, dopo essere emigrato in Argentina, negli anni Cinquanta era rientrato definitivamente in Sicilia a Palermo e nella sua Godrano, dove aveva incontrato l’amata moglie Elvira Franco, una maestra con cui condivise progetti culturali, artistici e politici. Per Godranopoli, ad esempio, impiegò le liquidazioni di entrambi (Santi Lombino).
Francesco non ebbe figli e alla sua morte – la moglie lo aveva preceduto – non aveva designato eredi. Forse pensava che fosse da arroganti decidere delle cose da dover lasciate su questa Terra? e che fosse più realistico rimetterle al fato? D’altra parte quando promuoveva un/a artista era consapevole che non sarebbe stato di certo lui a decretarne le sorti, il successo o l’oblio ma una serie di congiunture non del tutto imprescindibili dal caso.
Carbone durante l’occupazione delle terre
Forse l’eredità materiale, immateriale e spirituale di Carbone andrebbe riletta in quel gesto di affidamento al Tramonto ai Tropici delle opere sepolte al di sotto del quadro incorniciato. Un gesto da considerare alla stregua di un messaggio all’interno di una bottiglia dato in custodia alle acque da un naufrago. Ma ci sarà qualcuna/o che rinverrà la bottiglia e il messaggio al suo interno? E nel caso in cui ciò avvenisse questi sarebbe in grado di interpretare la missiva?
Per gli esordi artistici di Carbone ciò sembra essere avvenuto, ma si trattava di un messaggio intimo, personale che la fortuna ha voluto venisse raccolto da una donna che ha saputo coglierne il senso e restituirlo alla comunità senza sottovalutare il valore umano, artistico e politico dell’uomo, del ricercatore, dell’intellettuale.
Per Godranopoli il discorso è più complesso trattandosi di un potenziale bene culturale comune al momento sottratto alla collettività. Secondo questo punto di vista il progetto del singolo o di pochi altri specialisti ne sminuirebbe la portata culturale e sociale, sarebbe dunque auspicabile, ancor prima di rintracciare una qualsiasi copertura economica, il coinvolgimento di una platea tanto ampia da generare un dibattito pubblico. In definitiva, è da evitare la riduzione di Godranopoli a museo della cultura agropastorale, nella logica della turistificazione imperante e del profitto delle imprese pseudo-culturali, perché equivarrebbe a un vero e proprio tradimento del pensiero e dell’opera di Francesco Carbone.
Pezzo ripreso da: https://www.pressenza.com/it/2025/04/quale-alba-per-godranopoli/
Categorie: contenuti originali, Cultura e Media, Educazione, Opinioni
Tag: Çiumilatu, etnoreperti della cultura agropastorale, Francesco Carbone, Godranopoli Museo interdisciplinare, invenzione della tradizione, recensioni
Ketty Giannilivigni
Scrittrice e saggista, femminista e sociologa della moda. Ha collaborato con varie riviste ("Salvare Palermo", "Ciumelato", "Mezzocielo", "Segno") e testate online come "NoteBlock" e "Mediterraneo di Pace". Inoltre è stata fra i fondatori del Comitato sui Beni comuni "Stefano Rodotà" di Palermo.
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