02 maggio 2018

Charles Bukowski, Il bacio



Poi lei si rigirò su un fianco,
posò il capo sul mio braccio.
La guardai.

Tutto il cielo e la terra
si specchiavano nei suoi occhi.

Seguitammo a guardarci.
Mi pareva che avrei potuto
annegarci nei suoi occhi.

Poi l’accarezzai sul viso,
ci baciammo, la trassi a me.
La strinsi.
Con l’altra mano
le frugavo fra i capelli.

Fu un bacio d’amore,
un lungo bacio di puro amore.

Charles Bukowski

G. ARALDO, La lingua degli uccelli







Un articolo che aiuta a comprendere perchè Mozart nel Flauto magico collochi a fianco di Tamino un personaggio (Papageno) che conosce la lingua degli uccelli.



Guido Araldo



La lingua degli uccelli


Nelle più antiche tradizioni germaniche l’eroe Sigfrido sconfigge il drago e ottiene il privilegio di comprendere il linguaggio degli uccelli, che lo avvicina alla sfera divina. Aprile, nel trionfo della primavera, è il periodo più consono per ascoltare il canto degli uccelli, quando è particolarmente soave.

Il capo della terribile “Setta degli Assassini”, “i consumatori di hashish”, incubo tanto dei Musulmani quanto dei Crociati tra i secoli XII e XIII, era noto come il vegliardo della montagna e si diceva che comprendesse la lingua degli uccelli. Nella sua rocca inaccessibile sui monti del Libano c’era un magnifico giardino di cascate gorgoglianti, dove gli uccelli migratori amavano sostare e quell’astuto vegliardo, dialogando con gli uccelli, acquisiva notizie precluse agli altri esseri umani.

Nel Medioevo la “lingua degli uccelli” era nota come la “lingua angelica”: un linguaggio che può essere ricondotto ai mantra indiani e anche al Santo Rosario recitato aritmicamente. In entrambi i casi linguaggi sacri, in grado di metterci in comunicazione con “stati superiori” del creato.

Nell’antichità più remota i testi sacri erano scritti in un linguaggio poetico - ritmato, che li poneva a un livello superiore rispetto ai semplici “poemi”. I passi biblici della Genesi erano ritmati, come i poemi omerici, la Teogonia di Esiodo, la narrazione orale dei miti e la Divina Commedia. Nella Grecia arcaica la poesia era definita “lingua degli uccelli”.

La parola latina carmen (verso, poesia, canto, vaticinio) deriva del sanscrito karma, “azione rituale”, e chi praticava il carmen, ovvero il poeta, assurgeva al rango d’interprete della “lingua sacra degli uccelli che collega agli Dei”. I carmina, in origine, erano le preghiere recitate durante la celebrazione dei riti.

L’osservazione degli uccelli allo scopo di trarre auspici e presagi non era soltanto superficiale, limitata al volo; ma includeva anche la capacità di coglierne il canto. Uccelli come aquile, falchi, aironi, civette, e anche rondini e cardellini erano considerati messaggeri degli Dei: identica funzione degli angelos in altre culture. In seguito, nel Medioevo, la “lingua degli uccelli” andò progressivamente identificandosi con l’arte degli alchimisti e, anche, con l’apprendimento segreto dei costruttori di cattedrali: i francs-maçons o onesti compagnons che usavano linguaggi propri, ad altri incomprensibili.
Centrale, in merito agli alchimisti, la simbologia del basilisco che identifica “l’opera al nero”, la nigredo: il primo passaggio alchemico in cui il serpente terricolo si trasforma in uccello, mette le piume e spicca il volo. Sostanzialmente la dialettica tra uccello e serpente può essere letta in senso sia negativo, cosmica lotta tra bene e male, che in senso positivo: superamento dello stato primordiale, come accade in alchimia nell’antitesi tra sulphor e mercurius, la cui sintesi è appunto il basilisco.

Straordinaria la raffigurazione del dio Quetzalcoatl nelle civiltà precolombiane del Messico, dove il nome Quetzalcoatl in lingua nahuatl significa letteralmente serpente con le piume: il magnifico uccello quetzal splendente. Serpente (coatl) e uccello (quetzal): il serpente piumato, il basilisco.

Nella mitologia dei popoli aztechi Quetzalcoatl era gemello di Xolotl, ai quali era pertinente la stella del vespero: la più brillante in cielo, che scompare durante la notte per riapparire all’alba come stella del mattino, dopo aver attraversato il mondo sotterraneo dei morti. Ancora una volta un simbolo di rinascita. E quale affascinante analogia tra Quetzalcoatl - Xolotl e i Dioscuri Castore e Polluce, tuttora presenti nella piazza centrale di Torino… L’accostamento tra uccello e serpente è presente anche nei testi evangelici, laddove l’evangelista Matteo (X, 16) consiglia «Siate dolci come colombe e prudenti come serpenti». Poetica, infine, la predica di san Francesco agli uccelli.

 Guido Araldo, Mesi Miti Mysteria

01 maggio 2018

SAGGEZZA ORIENTALE



La verità non la trovi leggendo
molti libri,
ma in una sola parola.
Se mi chiedi cosa è questa parola:
conoscere realmente il tuo cuore.


Ryōkan

L' EREDITA' DI ANTONIO GRAMSCI


E' trascorso un secolo dal 1° maggio 1918, quando il giovane socialista Antonio Gramsci scrisse l'editoriale seguente per l'edizione torinese de L'Avanti! Eppure, malgrado la fine miserabile che hanno fatto i partiti in cui ha militato il grande sardo, le sue idee mi sembrano ancora vive ed attuali e, prima o poi, qualcuno dovrà riprenderle in mano. (fv)

LA TUA EREDITA'


La società contemporanea: una fiera rumorosa, di uomini in delirio; nel centro della fiera una giostra che rotea turbinosamente, fulmineamente. Ognuno dei presenti vuol saltare in groppa a un lucente e ben bardato cavallino, a una sirena dai languidi occhi; vuole adagiarsi nei morbidi cuscini di una carrozzella. È un precipitarsi disordinato e caotico della folla in tumulto, è un osceno acrobatismo di arti scimmiesche. Diecimila cadono riversi, dopo essersi fiaccate le membra, uno per diecimila passa, si aderge su questi corpi innumeri, spicca il salto giusto, e trasvola nel turbine infernale.
Tu vuoi partecipare alla gara. Hai probabilità, anche tu, di fortuna. Arrivare significa diventar ricco, essere signore della vita, conquistare la propria libertà.
Ecco: la libertà. Fermiamoci. La ricchezza non è un fine, certamente; se diventa fine si chiama avidità (avarizia). È mezzo per un fine: la libertà. Un soldo che possiedi, è un soldo di libertà a tua disposizione, è un soldo di libera scelta. La proprietà è la garanzia che questa libertà sarà continua. La proprietà di una parte di ricchezza (strumento di lavoro) è possibilità di ampliare ancora il dominio della personale libertà. Il diritto di eredità è la garanzia che la tua personale libertà sarà anche della tua prole, dei tuoi cari. Poiché il tuo fine non è un circoscritto fatto materiale, poiché tu non sei un avido di benessere meccanico, ma di libertà, consegue che il tuo fine non è individuale: è un’immortalità. Senti che i tuoi figli ti continueranno, come tu continui i tuoi padri, e vuoi garantita la libertà del tuo spirito immortale. Questa immortalità è ammessa dai laici, dai filosofi: essa appunto è dai filosofi chiamata Spirito, e viene fatta coincidere con la Storia, perché tutto umano, perché non ha nulla da spartire con lo spirito (anima) trascendente, ultraterreno, delle religioni. È pura attività: tu sei attivo, lavori, partecipi dell’immortalità del lavoro, ma vuoi vedere esteriormente questa perennità del tuo io: la cerchi nei tuoi discendenti, nelle garanzie di libertà che loro assicuri.
Tutti gli uomini hanno questa aspirazione, tutti gli uomini vogliono diventare proprietari di libertà, di libertà garantita, di libertà trasmissibile. Se essa è il sommo bene, è naturale si cerchi di farne partecipi i propri cari, è naturale si accetti il sacrifizio per creare questa libertà, anche sicuri di non goderla se stessi, solo per assicurarla ai propri cari. La preoccupazione diventa in taluni casi così pungente da spingere al delitto, alla perversione, al suicidio. Madri si prostituiscono per racimolare un peculio di libertà ai figli; padri si uccidono con l’apparenza della disgrazia perché i figli godano subito l’assicurazione della libertà.
La libertà è solo un privilegio: ecco perché si manifestano queste perversioni. La società è una fiera: la fortuna è una giostra. La maggioranza deve necessariamente fallire nella gara atroce. È dunque essa non-spirito, non partecipa essa della immortalità della storia? Esiste la immortalità senza l’esteriore continuità? Certo no. Esistendo, trasforma il mondo, suscita quindi forme esteriori.
Ebbene, anche tu, che non sei ricco, che non sei capitalista, che non garantisci alla tua immortalità nessuna esteriore continuazione di libertà, erediti e lasci un retaggio. Non saresti uomo, altrimenti, non saresti spirito, non saresti Storia. Bisogna che di questa verità tu abbia consapevolezza, che questa consapevolezza tu approfondisca in te e diffonda negli altri. Essa è la tua forza, è la chiave del tuo destino e del destino dei tuoi cari.
La proprietà è il rapporto giuridico esistente tra un cittadino e un bene. Essa è dunque un valore sociale, puramente contingente; è garantita da tutti, che la garantiscono solo in quanto sperano, ognuno singolarmente, giungere a goderla. I pochi sono liberi, nel possesso dei beni, e trasmettono questa libertà ad altri pochi, perché i molti sperano, hanno la velleità di essere liberi, non ne hanno la volontà. La volontà è adeguazione dei mezzi al fine, quindi è specialmente ricerca di mezzi congrui.
Il privilegio della libertà sussiste perché la società è una fiera, perché è un disordine perenne. La speranza che tu hai di saltare immediatamente in groppa a un cavallino della giostra, ti fa elemento del disordine, della perenne fiera: tu sei una rotellina della macchina infernale che fa roteare la giostra: se, nella gara, fallisci, tu sei causa del tuo fallire, se ti fiacchi le ossa, tu sei un suicida.
Da elemento di disordine devi diventare elemento d’ordine. All’essere immediatamente (vaga speranza, probabilità minima), devi preferire la certezza, anche se non immediata, la certezza per i tuoi figli.
Il fine rimane immutato, i mezzi per raggiungerlo sono i soli mezzi congrui a tua disposizione: l’associazione, l’organizzazione.
Se la proprietà è solo un valore sociale, il solo fatto che esiste un organismo-forza proponentesi di renderla bene comune, garanzia di libertà per tutti, la trasforma, la rende aleatoria in quanto privilegio, cioè la diminuisce ora in pro della collettività, ne fa compartecipe già ora la collettività.
Questa diminuzione, questa compartecipazione potenziale è una eredità che tu trasmetti. Certo è più evidente, più palpabile l’eredità dei capitalisti; ma se rifletti anche la tua non è trascurabile cosa.
Anche tu hai un retaggio: i tuoi ascendenti, che hanno fatto la rivoluzione contro il feudalismo, ti hanno lasciato in eredità il diritto alla vita (tu non puoi essere ucciso arbitrariamente: ti par piccola cosa?), la libertà individuale (per incarcerarti devi essere giudicato colpevole d’un crimine), il diritto di muoverti per lavorare in una terra piuttosto che in un’altra, a tua scelta, secondo la tua utilità. Godi una eredità più recente: la libertà di scioperare, la libertà di associarti con altri per discutere i tuoi interessi immediati e per proporti, in comunione con altri, il fine maggiore della tua vita: la libertà per te, o almeno per i tuoi discendenti.
Ti paiono piccole eredità queste? Esse hanno notevolmente diminuito il privilegio dei pochi. Perché non ti proponi di ampliarle e diminuire ancora, conseguentemente, il privilegio? Queste eredità sono il frutto del lavoro di molti, non del solo padre tuo, del solo tuo nonno o bisnonno. Sono frutto inconsapevole, perciò piccolo. Diventa tu consapevole, diffondi la tua consapevolezza: quale eredità superiore a quelle del passato non trasmetterai tu all’avvenire? Quale più concreta sicurezza di libertà per i tuoi figli, per l’immortalità del tuo spirito? Invece di una proprietà individuale, preoccupati di lasciare maggiore possibilità per l’avvento della proprietà collettiva, della libertà per tutti, perché tutti uguali dinanzi al lavoro, allo strumento di lavoro.
Questa tua eredità ha anch’essa una forma esteriore: l’associazione. Quanto più forte è l’associazione, tanto più vicina è l’ora di riscuotere allo sportello della Storia. Chi riscuoterà? Tu stesso, forse, per la tua quota. Lavora come se il fine fosse immediato, ma non trascurare perciò di suscitare mezzi più potenti, nel caso non fosse immediato: sacrificati, perché tu pensi ai tuoi figli, ai tuoi cari.
Rafforza le associazioni che hanno questo fine: liberare la collettività, dando a lei la proprietà della ricchezza. L’associazione economica ti garantisce la riscossione quotidiana dei benefizi che frutta l’eredità lasciatati dai tuoi padri nullatenenti: rafforzala con la tua adesione, aumenterai cosi l’eredità dei tuoi figli.
L’associazione politica, il Partito socialista, è l’organo di educazione, di elevazione; per esso tu sentirai la collettività, ti spoglierai dei tuoi egoismi personali, imparerai a lavorare disinteressatamente per l’avvenire che è di tutti, quindi anche tuo e dei tuoi. Per esso metterai il tuo sacrifizio e il tuo lavoro con quello degli altri, moltiplicandone il valore per il valore del comune sacrifizio.
L’Associazione di cultura ti renderà più degno del tuo compito sociale, ti educherà a pensar bene, migliorerà il tuo spirito: per essa parteciperai al patrimonio di pensiero, di esperienze spirituali, di intelligenza, di bellezza del passato e del presente.
Diffondi questa piccola verità: nella società attuale, che è fiera, che è giostra, tutti singolarmente possono diventar ricchi (liberi), ma, necessariamente, solo pochi lo diventano; la ricerca della proprietà, dell’eredità individuale ha uno riuscito per diecimila falliti. I diecimila non falliranno invece nella ricerca dell’eredità sociale; che si associno, che da elemento di disordine diventino elemento d’ordine, e avranno avvicinato di diecimila probabilità il raggiungimento del fine stesso.
Intanto tu fa’ il tuo dovere: da’ la tua parte di attività, di spiritualità al comune patrimonio sociale attuale: lavora perché sia trasmesso, migliorato e ampliato, ai tuoi discendenti: cura la tua eredità, cura l’eredità che sola sei certo di poter lasciare.

« Avanti! », ediz. piemontese, 1° maggio 1918, XXII, n. 120, in Scritti giovanili, Einaudi, 1958, pp. 214-217.

LIBERARE LA MENTE DA POLVERE E CIARPAMI



Nella lotta selvaggia per l'esistenza, vogliamo avere qualche cosa che duri e così riempiamo la nostra mente di ciarpami e di fatti, nella stupida speranza di riuscire a conservare il nostro posto. L'uomo perfettamente al corrente è una cosa spaventosa; assomiglia a una bottega di rigattiere, piena di mostri e di polvere, dove a ogni cosa è attribuito un prezzo superiore al suo valore. 
  
Oscar WILDE, Il ritratto di Dorian Gray

IL FILOSOFO REMO BODEI SULL'ATTUALITA' DI K. MARX



Bodei: «Marx, un classico ancora attuale»
I duecento anni dalla nascita del filosofo «Un pensiero che ha cambiato il mondo»  

INTERVISTA AL FILOSOFO REMO BODEI di Giacomo Mameli
LA NUOVA SARDEGNA  30 aprile  2018.

Di primo acchitto, se gli chiedete di commentare i duecento anni dalla nascita di Carlo Marx (Treviri, 5 maggio 1818- Londra 14 marzo 1883) va subito ai fondamentali del pensiero filosofico ed etico che ha marcato la storia del mondo. Dice: «Farei un paragone fra il “Capitale” di Marx e il Vangelo. Il Vangelo è fatto di parabole, predica la giustizia. Il “Capitale” è un libro difficilissimo, incompiuto, che pochi hanno letto. Pochi hanno letto anche il Vangelo, lo sentono in chiesa, se e quando ci vanno. Libri spesso citati a sproposito, senza la conoscenza profonda dei loro contenuti. Ma Vangelo e Capitale sono due pilastri, forse i principali, della cultura universale, da Oriente a Occidente». Lo dice Remo Bodei (Cagliari, 1938), fra i massimi filosofi viventi mentre si sposta in aereo tra Sidney e Los Angeles dove continua a essere uno dei docenti-mito dell’università della California.

Perché il marxismo ha avuto tanta efficacia?

«Seppure non letto come sarebbe stato necessario, Marx è stato semplificato e riassunto, ad esempio in Italia da Carlo Cafiero. Centrale è l’idea che nello scambio fra capitale e lavoro è insita un’ingiustizia: lo sfruttamento della classe operaia. Da qui il successo del marxismo come promessa messianica di un rovesciamento dei rapporti di classe. Ci sono frasi di Marx – come “la storia di ogni società finora esistita è la storia di lotte di classi” – popolari come quella del Vangelo “ama il prossimo tuo come te stesso”».

Lotta di classe: uno dei cardini di Marx.

«Certo. Ma ci si dimentica che nel Manifesto del Partito Comunista non è prevista solo la vittoria di una classe sull’altra e quindi del proletariato sulla borghesia ma anche “la comune rovina di tutte le classi”, come era successo alla fine dell’impero romano. Nella storia del marxismo questa seconda ipotesi ha influenzato in maniera diversa sia Georges Sorel sia Lenin. Sorel ha immaginato la rivoluzione socialista come una fede a cui credere. Lenin hacompiuto – per usare una espressione di Gramsci – una “rivoluzione contro il Capitale”. Da questo punto di vista Lenin non si era aspettato (come Marx, tranne qualche incertezza alla fine della sua vita) che la rivoluzione potesse scoppiare solo nei Paesi economicamente avanzati e non in quelli arretrati come la Russia. Da qui il destino del marxismo interpretato a rovescio come uno Stato forte, una “sovrastruttura” che intende modificare con la violenza la struttura economica».

Dici Marx e leggi comunismo.

«Il fatto che “il sogno di una cosa” marxiana, la società liberata, si sia trasformato in una serie di regimi totalitari ha condizionato il XX secolo. Di conseguenza la caduta dell’Urss e dei regimi dell’Europa orientale ha portato discredito alle idee di Marx e si è buttato via il bambino con l’acqua sporca. Si è dimenticato il valore dell’uguaglianza in un mondo – come quello in cui viviamo – in cui il “capitalismo algoritmico”, basato sulle nuove tecnologie, ha prodotto in Occidente una diseguaglianza mai vista. Marx non ha semplicemente sbagliato le previsioni, nel senso che il capitalismo – grazie alla tecnica – è riuscito non solo a sopravvivere ma ad attirare a sé gli Stati socialisti».

Una società che oggi non c’è o, comunque, non è dominante.

«Abbiamo assistito a una crescita del terziario e dei ceti legati alla conoscenza e alla tecnica. Dove Marx ha avuto ragione, è che la “proletarizzazione” a livello globale è realmente avvenuta, in quanto l’80 per cento della popolazione mondiale può considerarsi una vittima dei processi innescati dal moderno capitalismo globalizzato. Guardando a Marx oggi si può essere contenti del fatto che le sue teorie non vengano alterate strumentalmente dalle ideologie favorevoli e contrarie. Si può piuttosto riscoprire in lui un grandissimo pensatore, in senso sia filosofico sia economico, un classico, se non si intende con questo termine sterilizzarne l’importanza innovativa. Una delle grandi teorie di Marx è stata quella relativa alle macchine e all’uso delle energie. Ha capito come le macchine stesse – che dovrebbero far diminuire il lavoro degli operai – conducano al contrario alla disoccupazione, alla espulsione dei lavoratori, di qualunque tipo, dai processi produttivi».

Aspettando “il sole dell’avvenire”.

«Ci arrivo subito. Perché un altro grande insegnamento di Marx è che la vita di ciascuno di noi è inserita nel quadro di contraddizioni e tensioni che dovrebbero mobilitare e spingere verso il loro superamento. Certamente il sole dell’avvenire stenta a sorgere e non sappiamo quando il sistema capitalistico – a distanza di sette secoli dal suo sorgere – potrà scomparire. Di sicuro non succederà presto come pensano i sostenitori della “decrescita felice” e dell’ “abbondanza frugale”. Ma resterà negli animi degli uomini, insopprimibile, quella attesa di un mondo fatto di giustizia ed eguaglianza che richiede – come avrebbe fatto Marx – non dei glossatori della sua opera, ma di una sforzo collettivo di tipo intellettuale e morale per comprendere, in maniera perspicace e documentata, la nostra condizione e le nostre reali possibilità».

Che cosa direbbe oggi Marx guardando il portafogli dei George Soros, dei Mark Elliot Zuckerberg, dei Bill Gates o dei tanti Berlusconi sparsi nel mondo?

«Direbbe che questa accumulazione, che non è primitiva ma matura, è ottenuta attraverso il potere soft e astuto di capitalisti che sembrano fare regali – leggi Internet gratis – mentre, al contrario, astutamente e costantemente, ci guadagnano e ti sfruttano».

Perché Hegel e Marx sono stati giudicati spesso “falsi profeti che hanno generato rispettivamente Hitler e Stalin?

«Chi ha detto questo (Karl Popper) è stato un buon filosofo della scienza, ma non conosceva né la storia, né la filosofia politica. Tra Hegel e il nazismo non c’è nessunissima affinità, mentre Stalin poteva certo richiamarsi a Marx e inserirlo in una genealogia (assieme a Engels e a Lenin) fatta però a uso e consumo».

In un suo libro lei scrive che «con Stalin il marxismo si è irrigidito e pietrificato, è diventato burocratico e oppressivo nella pratica e catechistico e volontaristico nella teoria». Stalin ha demolito Marx?

«Sì, ma anche lui ha dovuto dare senso al corso della storia: ha dovuto cioè giustificare un marxismo rovesciato, nato in tempi di guerra civile e
segnato dalla necessità di creare con la violenza attraverso la politica la struttura economica».

Avremmo avuto Gramsci senza Marx? Avremmo avuto Keynes?

«No, non avremo avuto sicuramente Gramsci e avremo avuto, semmai, un Keynes diverso da come lo conosciamo».

30 aprile 2018
Articolo ripreso da http://www.lanuovasardegna.it/tempo-libero/2018/04/30/news/bodei-marx-un-classico-ancora-attuale-1.16779882

LA FELICITA' SECONDO EUGENIO MONTALE



Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Ossi di seppia, 1924