“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci
28 febbraio 2019
27 febbraio 2019
PUNTO E VIRGOLA
Linguistica. La difficile arte del puntar gli scritti
Lorenzo Tomasin
Quanta attenzione per la
punteggiatura! A lungo trascurata dalla tradizione normativa (molte
delle grammatiche anche più esigenti le dedicavano solo qualche
cenno elusivo e spesso impreciso e contraddittorio), l’arte del
puntar gli scritti - come la chiamavano già nel Rinascimento i primi,
semisconosciuti teorici - è tornata in Italia ad attrarre
l’attenzione da più punti di vista. Lo suggerisce l’apparizione
in pochi mesi di almeno tre volumi dedicati a temi su cui anche in
tempi di diluvio bibliografico si era prodotto finora assai poco. Tre
libri molto diversi, per pubblici piuttosto variegati. Il volume di
Leonardo G. Luccone, traduttore ed agente letterario (Questione di
virgole. Punteggiare rapido e accorto,
Laterza), è il tipico
rappresentante d’un filone di manuali di scrittura rivolti a un
lettore desideroso di trarre esempi esempi edificanti dalla
visitazione di modelli narrativi, accompagnato da una sorta di
brillante guida turistica; quello di Paola Baratter (Il punto e
virgola. Storia e usi di un segno, Carocci
- un intero se pur snello volume dedicato tutto al punto e
virgola!) fa tesoro di una sapiente esperienza scolastica e di un
accurato scrutinio storico per tracciare la parabola vitale di un
segno interpuntivo considerato - forse a torto - moribondo («non si
può considerare il punto e virgola in via di estinzione»); quello
di un gruppo di studio basato in Svizzera e diretto dalla linguista
Angela Ferrari Letizia Lalaetal (La punteggiatura italiana
contemporanea. Un'analisi comunicativo- testuale, Carocci) è
invece la sintesi d’un ampio e solido progetto di ricerca avviato
ormai da anni, che ha fatto della punteggiatura italiana
contemporanea uno dei sistemi interpuntivi meglio studiati e meglio
teoricamente inquadrati tra quelli delle grandi lingue di cultura,
che di fatto rispondono a logiche solo in parte comuni.
Il vademecum di Luccone è
dei tre il meno scientificamente ferrato, e sembra dialogare, in un
tono d’esibita brillantezza, con aspiranti scrittori alle prese con
la revisione del loro testo o con copywriter a caccia di una
soluzione originale: di fatto, vi è sottesa un’idea della
punteggiatura piuttosto convenzionale, se pur esposta con il piglio
dell’editor e del creativo più che con lo specillo del
linguista. Il viaggio di Baratter nella storia del punto e virgola
(che di fatto inizia con Pietro Bembo e con l’idea di conferire un
uso ben codificato al segno che nella grafia greca corrisponde al
punto interrogativo) passa in rassegna i modi in cui questo elemento
per sua natura intermedio - tra il punto e la virgola - è stato
descritto dai grammatici del passato, e dei modi in cui l’hanno
usato gli autori letterari, soprattutto durante il Novecento. Ma
siamo sempre sicuri che l’uso della punteggiatura sia da attribuire
a loro e non, come spesso sarà capitato, alle invadenti pratiche
degli editor, capaci spesso di rifare la punteggiatura, e non solo
quella, a interi volumi di scrittori anche insigni?
Idea centrale degli studi
di Ferrari e dei suoi collaboratori - esperti di una branca oggi
particolarmente vivace e propositiva, la linguistica testuale - è
che la ratio della punteggiatura italiana vada cercata nelle
intenzioni comunicative di chi scrive, non tanto o non solo (come
molti pensano) nella delimitazione di strutture sintattiche, che pure
spesso la orientano, o in istruzioni per la lettura o addirittura per
la respirazione. La punteggiatura italiana contemporanea non è
un’espressiva nota di regia: essa articola il testo nelle sue unità
semantico-testuali, le gerarchizza. Ha insomma una funzione spesso
simile a quella di una matita che sottolinei, o d’altra punta che
evidenzi.
In questo senso quella
italiana funziona abbastanza diversamente da altre interpunzioni,
come ad esempio quella tedesca, rimasta legata a un criterio
propriamente sintattico che l’italiano ha ormai superato, pur se
non abbandonato totalmente: la differenza balza anche all’occhio
del profano appena si consideri che in tedesco appunto sono oggi
obbligatorie alcune virgole (per esempio quelle poste davanti a vari
tipi di frasi subordinate) che non lo sono in italiano, o che in
italiano rispondono a logiche diverse. Non occorre essere esperti di
linguistica testuale, in effetti, per capire la differenza tra «gli
studenti che hanno passato l’esame son contenti» (relativa
restrittiva) e «gli studenti, che hanno passato l’esame, son
contenti» (relativa appositiva: tutti promossi!). Come è noto,
anche solo una virgola, di cui il gruppo di ricerca svizzero osserva
un complessivo «sovra-uso» nell’italiano contemporaneo, può
bastare a mutare il senso di un testo. Meglio dunque farne buon uso.
Punto.
Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2018
26 febbraio 2019
N. QABBANI, Fiume di tristezza
I tuoi occhi sono fiumi di tristezza,
due fiumi di musica che mi trascinano via,
oltre...il tempo,
Due fiumi di musica che già si son perduti, mia signora...
e mi hanno fatto smarrire.
Le lacrime nere su di loro
cadono come melodie di pianoforte.
I tuoi occhi, il mio tabacco, il mio alcool...
e il decimo bicchiere che mi ha reso cieco.
Seduto sul divano sto bruciando,
un fuoco che arde nel fuoco.
Ti dico che ti amo mia luna?!
Se solo fossi capace!!
Io non posseggo nulla al mondo,
tranne i tuoi occhi e la mia tristezza...
Ti amo mille volte,
per questo stai lontana da me,
Dal mio fuoco e dal mio fumo.
Io non posseggo nulla a mondo,
tranne i tuoi occhi...e la mia tristezza.
Nizar Qabbani, Le mie poesie più belle
due fiumi di musica che mi trascinano via,
oltre...il tempo,
Due fiumi di musica che già si son perduti, mia signora...
e mi hanno fatto smarrire.
Le lacrime nere su di loro
cadono come melodie di pianoforte.
I tuoi occhi, il mio tabacco, il mio alcool...
e il decimo bicchiere che mi ha reso cieco.
Seduto sul divano sto bruciando,
un fuoco che arde nel fuoco.
Ti dico che ti amo mia luna?!
Se solo fossi capace!!
Io non posseggo nulla al mondo,
tranne i tuoi occhi e la mia tristezza...
Ti amo mille volte,
per questo stai lontana da me,
Dal mio fuoco e dal mio fumo.
Io non posseggo nulla a mondo,
tranne i tuoi occhi...e la mia tristezza.
Nizar Qabbani, Le mie poesie più belle
PIRANDELLO CONTRO GLI AVVOCATI
(ANSA) - PALERMO, 13 FEB - Per Cicerone i
siciliani erano (e sono) "gente acuta e sospettosa, nata per le
controversie". E quindi è congenita la loro propensione a inseguire le
polemiche e a rivolgersi agli avvocati. Ma "l'uomo che ricorre alla
legge sa, invece, di cacciarsi in una trappola", avverte Luigi
Pirandello che verso gli avvocati, come nei confronti del sistema della
giustizia, nutriva una radicata diffidenza. E' un tema che ricorre in
varie opere e novelle del drammaturgo agrigentino raccolte ora da
Salvatore Ferlita nel volume "Contro gli avvocati" (137 pagine,
21editore, 15 euro). Da Luigi Capuana a Leonardo Sciascia fino a
Gesualdo Bufalino la letteratura ha dedicato tante pagine
all'inclinazione causidica dei siciliani, al dominio del formalismo e al
"congegno indiavolato" della giustizia. Pirandello ne fa un gioco
sottile e malizioso di bilanciamenti e contrappesi che raggiunge il
culmine nel racconto "La giara". Il protagonista, don Lollò Zirafa,
ricorre così spesso al suo legale che si ritrova in regalo un codice
perché cerchi da sé il "fondamento giuridico alle liti che voleva
intentare".
Pochi avvocati si sottraggono al giudizio spietato di Pirandello per il quale si muovono, scrive Ferlita nell'introduzione, "per piegare il diritto alle esigenze più disparate". Ma anche per "far spesso un torto alla vittima, nella ferma convinzione che a prevalere in un processo non può che essere l'iniquità". Attorno a questo fermo convincimento Luigi Pirandello tratta la giustizia come un ingranaggio disumano che alimenta non solo apprensione ma soprattutto sfiducia. E lo fa inseguendo una sorta di utopia con la quale immagina che, almeno in Sicilia, possa esistere un luogo in cui le persone, a prescindere dalla posizione nella scala sociale, possano trattare tra loro senza bisogno di ricorrere alla legge. E neppure agli avvocati, naturalmente, quasi tutti allievi dell'Azzeccagarbugli manzoniano e "buoni solo - conclude Ferlita - ad adoperarsi affinché la giustizia sia ingiusta e la legge si faccia iniqua".
(ANSA).
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Pochi avvocati si sottraggono al giudizio spietato di Pirandello per il quale si muovono, scrive Ferlita nell'introduzione, "per piegare il diritto alle esigenze più disparate". Ma anche per "far spesso un torto alla vittima, nella ferma convinzione che a prevalere in un processo non può che essere l'iniquità". Attorno a questo fermo convincimento Luigi Pirandello tratta la giustizia come un ingranaggio disumano che alimenta non solo apprensione ma soprattutto sfiducia. E lo fa inseguendo una sorta di utopia con la quale immagina che, almeno in Sicilia, possa esistere un luogo in cui le persone, a prescindere dalla posizione nella scala sociale, possano trattare tra loro senza bisogno di ricorrere alla legge. E neppure agli avvocati, naturalmente, quasi tutti allievi dell'Azzeccagarbugli manzoniano e "buoni solo - conclude Ferlita - ad adoperarsi affinché la giustizia sia ingiusta e la legge si faccia iniqua".
(ANSA).
25 febbraio 2019
ADESSO BISOGNA DEMOLIRE SALVINI
Se Stampa e Social si concentrassero a demolire Salvini e la sua Lega - come hanno fatto con Di Maio, Grillo e Casaleggio - forse le prossime elezioni europee in Italia avrebbero un esito diverso rispetto a quello previsto. (fv)
W. BENJAMIN A PORT BOU
Il 26 settembre 1940 a Port Bou, cittadina spagnola al confine con la Francia, si concluse la fuga senza fine di Walter Benjamin, un genio incompreso ucciso dalla ottusità e dalla cattiveria umana. Io sono stato a Port Bou a visitare la sua tomba. Stasera voglio ricordarlo con le parole struggenti di Antonio Devicienti.
Breve saggio balbettante (Port Bou: dedicato a Walter Benjamin)
studiare:………………..conoscere:……………….capire
e quegli occhi miopi dietro le lenti
rotonde vedevano meglio e più in profondità; lo incontravi nella sala di
lettura della Bibliothèque Nationale (scriveva di rues, boulevards, passages) contemporaneo ed epigono di Baudelaire – sodale e lettore di Baudelaire
studiare:……………….conoscere:……………….capire
questo è necessario perché è violento il
ventre della storia (l’ascensione d’un violinista al cielo dentro il
fumo del forno): il cielo a Port Bou, a Berlino, a Parigi (da qualche
parte accade sempre che un caneuomo viene spinto bocconi sul
marciapiede: lo sparo alla tempia)
studiare:……………….conoscere:……………….capire
quanto sei distante, dimmelo – quanto sei
avversa sanguinosa storia al mio vivere; tu, sanguinosa storia, accadi
malgrado e contro il mio pensare che studia, conosce, vuol capire:
c’è una valigetta dispersa nell’angoscia a Port Bou.
studiare:……………….conoscere:……………….capire
e tradurre
ma a Port Bou s’arriva sempre tardi
sempre un attimo dopo un maledetto attimo dopo e avvicinarsi all’origine
(ch’è perduta) e scandagliare sfuggenti risultanze del linguaggio e
tradurre volgendo il dire per di qua verso la sorgente (rileggi
Hölderlin: Andenken: andando, sempre andando per di là verso il
confine) (Mandel’štam a Voronež fa esperienza della scrittura ultima,
l’ultima prima della cancellazione del corpo) (e lo sa)
se a Port Bou talvolta nevicasse
tradurrei la neve in preannuncio di sterminio e in un negozio d’ottica a
Berlino una montatura metallica con lenti rotonde traduce l’assenza
della presenza di Benjamin
studiare:……………….conoscere:……………….capire
(c’è ancora una valigetta dispersa nell’angoscia a Port Bou)
studiare:……………….conoscere:……………….capire:
e nella bocca la secchezza di quando monta l’angoscia.
I fascismi s’impossessano della mente e
della lingua : che nella scrittura sia difesa la lingua dove abita
l’uomo, dove la sua casa ha un tavolo per spartire il pane.
Se la pioggia di Berlino è sfilacciata di brandelli riarsi di libri il mite studioso costretto al coraggio raccoglie in due affaticate valigie manoscritti dove la lingua, bellissima (venera, tra i molti, il nome di Gotthold Ephraim Lessing e di Georg Christoph Lichtenberg) bellissima la lingua, la lingua tedesca s’inabissa a toccare il pozzo buio del secolo
Se la pioggia di Berlino è sfilacciata di brandelli riarsi di libri il mite studioso costretto al coraggio raccoglie in due affaticate valigie manoscritti dove la lingua, bellissima (venera, tra i molti, il nome di Gotthold Ephraim Lessing e di Georg Christoph Lichtenberg) bellissima la lingua, la lingua tedesca s’inabissa a toccare il pozzo buio del secolo
studiare:……………….conoscere:……………….capire:
: la borsa, vuota, a Port Bou chiede a noi ragione e una presa di posizione politica.
studiare:……………….conoscere:……………….capire:
i manoscritti stratificazioni di pensiero
(stratificata Berlino che deve lasciare) (stratificata Parigi
complessità dell’esserci e dell’abitarci)
ich Auswanderer ich Migrant
respinto alla frontiera
moi l’émigrant moi l’étranger
respinto alla frontiera
moi l’émigrant moi l’étranger
si porta nella borsa i manoscritti e tesi
di filosofia della storia: la bellezza costruita sulla schiavitù di
milioni e incrociare sguardi non sai se di sospetto o di paura – una
camionetta stipata di corpi e il sudore degli altri addosso e il proprio
sudore tra le dita dell’abbandono oppure il passo montano di notte,
lupi armati tra gli alberi (l’odore della storia è un misto di sangue
nel gocciolatoio del macello comunale e carne macerata nel salso delle
acque territoriali)
studiare:……………….conoscere:……………….capire:
a Port Bou la stretta finale, a sé stessa fedele la catena dei respingimenti.
Da https://rebstein.wordpress.com/2019/02/25/breve-saggio-balbettante-port-bou-dedicato-a-walter-benjamin/
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