21 marzo 2021

ANDREA ZANZOTTO, un poeta da ricordare sempre

 


LUNARIO ZANZOTTO

di  GIovanna Menegùs


Di Andrea Zanzotto ricorrono quest’anno, insieme, il centenario della nascita e il decennale della morte (10 ottobre 1921-18 ottobre 2011).
In quello che è noto come “il poeta del paesaggio” sono numerose le liriche legate alle stagioni, e altrettanto centrale è la presenza della luna. Da qui l’idea di accompagnare il 2021 con un “lunario” di versi tratti dalla sua opera, come minimo omaggio e come invito alla lettura o rilettura e alla memoria. Aggiungo però subito che in Zanzotto le lune naturali – dalla primavera all’inverno, nel ciclo destinato a ricominciare – intersecano a vari livelli il tempo umano, e il lunario è dunque anche calendario.

Calendario religioso – cadenzato sulle festività cristiane, le Pasque soprattutto, come si intitola la raccolta del 1973 – e calendario laico, civile e storico, in cui sono segnati anniversari della storia repubblicana quali il 25 aprile e il 2 agosto della strage di Bologna: ma come per la materia religiosa non si tratta certo di celebrazioni rituali, l’approccio è sempre problematico e multiforme. Tra le possibili date zanzottiane spicca poi – così che torniamo ancora al lunario – il 20 luglio: 20 luglio 1969, la cosiddetta “conquista della Luna”, in piena guerra fredda, un evento di enorme portata simbolico-antropologica, cui Zanzotto risponde scrivendo il complesso poemetto Gli Sguardi i Fatti e Senhal, pubblicato nel settembre dello stesso anno.
E la scansione e il senso del tempo insiti in un lunario-calendario possono ben rimandare al titolo del convegno internazionale che nel 2006 l’Università di Bologna dedicò al poeta: Andrea Zanzotto: un poeta nel tempo. Il tempo dei tanti decenni di vita e di storia che Zanzotto attraversa e in quanto egli ne restituisce «testimonianza e memoria, riconoscendo alla parola la responsabilità etica di conservarle e trasmetterle» (Niva Lorenzini, coordinatrice del convegno).

I due testi “primaverili” proposti di seguito – Indizi e luna e Ormai – sono fra quelli iniziali del libro d’esordio del poeta, Dietro il paesaggio (1951).
Sembrano dunque adatti ad aprire questo lunario sia perché svolgono in modo emblematico il tema della prima stagione dell’anno, sia perché rappresentano gli inizi di Zanzotto, sia anche per la loro leggibilità – dato che la lettura di Zanzotto pone spesso al lettore oggettive difficoltà (si veda per esempio che cosa diventa il tema stagionale di Indizi e luna cinquant’anni dopo, con il testo di 21/3 Equinozio di primavera (la belezha del muss), in Sovrimpressioni, 2001).
Inoltre – mi stava sfuggendo, la coincidenza non cercata forse anche per questo è preziosa – il 21 marzo, inizio della primavera, dal 1999 è la Giornata mondiale della poesia.

L’immagine in apertura – la casa natale di Zanzotto, a Pieve di Soligo – vuole essere un tributo alle origini del poeta, quei luoghi in provincia di Treviso tra il Piave e il Montello da cui egli non si volle mai staccare e che hanno nutrito e continuano ad abitare la sua opera, diventando lente e specchio, luogo del mondo (Zanzotto è tradotto in molte lingue, e fu candidato più volte al Nobel).

(GIovanna Menegùs)

*

Indizi e luna

La stella della primavera
il dolce succo
trae negli alberi giovani.
La verde sera al suo specchio s’adorna,
ha grandi insegne ormai la città.
Cieli di giardino
sorgete ancora dai vostri spazi:
quella ch’era bambina e sorella
dalla sua casa
comprende e vede
l’antico gelo dei monti,
si stringe al petto il cuore
esile come rosa.
Dai portici, mercati
effondono troppo colmi
non colta e non venduta
la messe del loro bene,
indizi angosciosi di festa
giacciono agli angoli delle piazze.
Negli orti e nelle serre più lontane
si sfogliano e si smarriscono
le acque e la madre luna.
Gli abitanti camminano
abbagliati dal sonno.

*

Ormai

Ormai la primula e il calore
ai piedi e il verde acume del mondo

I tappeti scoperti
le logge vibrate dal vento ed il sole
tranquillo baco di spinosi boschi;
il mio male lontano, la sete distinta
come un’altra vita nel petto

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle

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