09 aprile 2023

DERRIDA e CELAN

 



DERRIDA E CELAN

(da: Scritti su Jacques Derrida)

Celan non era tedesco, il tedesco non era l’unica lingua della sua infanzia e non ha scritto soltanto in tedesco. Tuttavia ha fatto di tutto per, non dirò appropriarsi della lingua tedesca, perché precisamente quel che suggerisco è che non ci si appropria di una lingua, ma per sopportare un corpo a corpo con essa. La cosa che cerco di pensare è un idioma (e l’idioma vuol dire appunto il proprio, ciò che è proprio) e una firma nell’idioma della lingua, che nel contempo esperisca l’inappropriabilità della lingua. Credo che Celan abbia cercato una marca, una firma individuale che fosse una controfirma della lingua tedesca e al tempo stesso qualcosa che ad essa avviene, nei due sensi del verbo: che le si accosta, vi si reca, senza appropriarsela, senza arrendersi o abbandonarsi ad essa, ma al tempo stesso facendo sì che la scrittura poetica accada, cioè costituisca un evento che segna la lingua. In ogni caso è in tal modo che leggo Celan, quando posso leggerlo, perché a mia volta ho un problema con il tedesco e con il suo tedesco. Sono ben lungi dall’essere sicuro di poterlo leggere nel modo giusto, ma mi sembra che egli tocchi la lingua tedesca, nel senso che ne rispetta il genio idiomatico ma anche la fa muovere, vi lascia una specie di cicatrice, di marca, di ferita. La modifica, la altera, ma per poter far ciò occorre che la riconosca non come propria – perché credo che la lingua non appartenga mai –, ma come la lingua con cui ha scelto di confrontarsi (nel senso appunto del dibattito, dell’Auseinandersetzung), di fare i conti. (…)

(Jacques Derrida, traduzione di Giuseppe Zuccarino)

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