08 aprile 2023

LA PASQUA DI W. BENJAMIN e di ANNIBALE RAINERI

 


Ho appena ricevuto da Annibale Raineri, carissimo amico e compagno di una vita, un singolare augurio pasquale che giro a tutti i lettori di questo blog. (fv)


Caro Franco,

da ragazzo desideravo trovare un'icona della resurrezione, metterla su una tavoletta di legno ed attorno farvi incidere col fuoco le fulminanti frasi d Benjamin che legano la rivoluzione come redenzione al passato e non all'ideale del futuro. Feci qualche tentativo, anche con una mia amica di Piana degli Albanesi, ma poi abbandonai. In questi giorni il ricordo mi è tornato (lampo?)

Buona Resurrezione.

Annibale


“Nell’idea di felicità risuona ineliminabile l’idea della redenzione.

Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell’aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c’è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un’eco di voci ora mute? Le donne che corteggiamo non hanno delle sorelle da loro non più conosciute? Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una debole forza messianica, a cui il passato ha diritto.

Il Messia infatti viene non solo come il redentore, ma anche come colui che sconfigge l’Anticristo. Il dono di riattizzare nel passato la scintilla della speranza è presente solo in quello storico che è compenetrato dall’idea che neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se egli vince”.

(Walter Benjamin, comunista, ebreo-tedesco)


******


crucifixus, mórtuus, et sepúltus, descéndit ad ínferos, tértia die resurréxit a mórtuis, ascéndit ad caelos

(Symbolum Apostolicum)


Il Grande, interminabile sabato.

Colui che avrebbe dovuto riscattare il popolo di Israele è scomparso. Non manda alcun segno. Muto. Dio è muto con lui. Muto perché assente.

Sabato. Un tempo lungo, lunghissimo, che sembra non debba finire mai più.

Assente, il Messia. Ma, ci mostra un’icona dell’oriente, assente perché presente altrove, assente perché è andato altrove: descéndit ad ínferos. La resurrezione, in essa, non è una proiezione verso l’alto, non è una proiezione verso il futuro: il Messia non sale ma scende, rompendo la crosta terrestre e le porte che la chiudono, non va verso il futuro promesso ma verso il passato che reclama ancora la sua giustizia.

Eccolo il Messia di Benjamin: egli sa che neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se l’Anticristo vince, egli sente su di sé l’obbligo nei confronti delle generazioni che ci hanno attesi, che hanno atteso la nostra presenza nel presente, affinché potessimo metterli in salvo, loro, coloro che ci hanno preceduti, coloro con i quali oggi abbiamo un appuntamento e che reclamano il loro diritto alla redenzione, alla felicità.

Annibale Raineri



Nessun commento:

Posta un commento