06 aprile 2023

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Con mia figlia Irene ad una recente manifestazione per la pace svoltasi a Palermo


"Caro Mattarella,
Lei dice che non dobbiamo fare la guerra perché siamo tutti cittadini dello stesso pianeta. Molto vero e io sono d’accordo.
Mi capita spesso di essere d’accordo con quello che Lei dice e insieme di non essere d’accordo con quello che Lei non dice.
Se le sue omissioni fossero dimenticanze potrei anche starci. Ma le sue omissioni non sono solo un non detto ma un non voluto dire.
E vengo al punto. Siamo tutti cittadini di uno stesso pianeta, Lei dice, e non dice guidato da chi. Dall’Occidente, estensione politica e geografica degli USA? Oppure senza una guida egemone ma affidata a una molteplicità di paesi con pari dignità? A tutti i paesi rappresentati nell’ONU? Qui sta il punto. E se qualcuno viene escluso, accerchiato, additato come nemico assoluto, che deve fare?
Siamo sicuri che una reazione basata sulla forza sia del tutto illegittima? Forse potrà essere considerata molto rischiosa e non praticherebbe l’obiettivo, come insegnava il Mahatma, ma è una difesa preventiva di fronte ad un attacco di forze impari.
Ci sono molti esempi nella storia. Gliene ricorderò uno che Lei ha studiato sicuramente al liceo.
Sparta dominava la terra e Atene il mare. C’era equilibrio perché se una muoveva per mare l’altra occupava il suo porto e se una attaccava le mura l’altra sbarcava sulla costa e attaccava l’attaccante. Poi un giorno, dice Tucidide, Pericle progettò di costruire un doppio ordine di mura che proteggessero il porto e la via che lo collegava alla città. Nel tempo che seguì le mura iniziarono ad essere costruite.
Sparta si mise in allarme e capì che Atene avrebbe potuto attaccare le terre di Sparta senza temere di essere a sua volta attaccata sul porto. Quindi attaccò per prima e dette inizio alla guerra del Peloponneso.
Finì male per tutti ma la storia ha dato le maggiori responsabilità ad Atene che credette di poter abbaiare alle mura di Sparta senza subirne le conseguenze.
Se si omette di ricordare la pressione dell’avversario si fa passare una difesa (preventiva) come un attacco.
E questa non è più una omissione ma un falso."

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