27 aprile 2023

FERMARE LA CORSA ALLE ARMI

 


La Rete Italiana Pace e Disarmo riporta le cifre rese note dall’Istituto svedese per la pace Sipri. Le spese militari hanno toccato un record storico: 2240 miliardi, tutti sottratti alla difesa della vita sul pianeta. Raddoppiata la spesa rispetto all’inizio del secolo. Gli Stati Uniti sono al primo posto con il 39 per cento della spesa globale, la Cina al secondo con il 13. L’Ucraina per la prima volta nella Top 15, mentre l’Europa nel 2022 raggiunge il maggior incremento dal tempo della Guerra Fredda



Lo comunica la Rete Italiana Pace e Disarmo, che aderisce alla campagna globale sul tema e la sintetizza in “Finanzia la pace, non la guerra” e riporta i dati dell’istituto svedese per la pace Sipri.
In particolare, le spese militari sono aumentate di 127 miliardi rispetto all’anno precedente, superando i 100 miliardi annui promessi e mai raggiunti per mitigare la crisi climatica. La campagna, al contrario, chiede che quelle risorse siano investite in politiche civili che proteggano persone e pianeta.

Il record delle spese militari: 2240 miliardi nel 2022

Nel dettaglio delle spese militari, come prevedibile, sono gli Stati Uniti a condurre la classifica. Washington ha aumentato le spese dello 0,7% sul 2021, raggiungendo gli 877 miliardi di dollari e confermandosi al primo posto nella classifica, con il 39% della spesa militare globale. Al secondo posto c’è la Cina, che ha aumentato la spesa militare per il ventottesimo anno consecutivo. L’aumento di Pechino si attesta al 4,2% e tocca 292 miliardi di dollari, una quota che equivale al 13% della spesa globale.
L’aumento maggiore, ovviamente, è quello di Russia e Ucraina a causa del conflitto bellico che le vede coinvolte. Il rincaro per Mosca è del 9,2% nell’ultimo anno (86,4 miliardi di dollari), mentre l’Ucraina è entrata per la prima volta nella top 15 (all’11° posto) a causa dell’aumento del 640% della spesa militare.

Anche la spesa militare europea è aumentata e il 13% che riguarda nel complesso l’Ue è il più grande incremento annuale del continente nel periodo successivo alla guerra fredda.
Se invece si analizza quanto hanno speso i 30 Paesi aderenti alla Nato, la cifra da capogiro si attesta a 1232 miliardi di dollari, pari al 55% della spesa militare globale.
«Temo che sia solo l’inizio degli effetti della guerra in Ucraina – commenta  Francesco Vignarca, portavoce della Rete Italiana Pace e Disarmo – Il mondo ha raddoppiato la spesa militare rispetto all’inizio di questo secolo. Tutto questo quando, secondo noi, le minacce da cui veramente difendersi sono altre».

Risorse sottratte alla sicurezza del pianeta e al contrasto alla crisi climatica

La Rete Italiana Pace e Disarmo e la campagna globale di cui fa parte sottolinea come il solo aumento della spesa militare nel 2022 abbia superato di un 30% quanto i grandi della Terra avevano promesso (e mai raggiunto) per contrastare la crisi climatica. Se, infatti, per contrastare il cambiamento climatico erano stati promessi 100 miliardi di dollari all’anno, la cifra risulta comunque inferiore ai 127 miliardi spesi nel 2022 per le armi e i sistemi bellici.
«Sappiamo tutti che la vera minaccia che l’umanità deve affrontare, assieme a quelle delle armi nucleari, è quella del cambiamento climatico e dei suoi impatti – osserva Vignarca – L’aumento delle spese militari è una scelta sbagliata, nonostante i governi continuino a dire che servono per la nostra difesa. Noi è questo che contestiamo: negli ultimi vent’anni con l’aumento delle spese militari il mondo è sempre più insicuro e conflittuale».

Le richieste della campagna globale contro le spese militari sono sintetizzate in quattro punti. Anzitutto si chiede di cambiare rotta e concentrarsi su tagli rapidi e profondi alle spese militari, che alimentano la corsa agli armamenti e la guerra. Di conseguenza occorre smilitarizzare le politiche pubbliche, comprese quelle destinate ad affrontare la crisi climatica. Viene poi chiesto di attuare politiche incentrate sull’umanità e sulla sicurezza comune, che proteggano le persone e il pianeta e non l’agenda del profitto delle industrie di armi e combustibili fossili. Infine si chiede di creare strutture di governance e alleanze basate sulla fiducia e la comprensione reciproca, sulla cooperazione e sulla vera diplomazia, in cui i conflitti vengono risolti attraverso il dialogo e non con la guerra.

Il costo opportunità di decisioni che scelgano altrimenti non potrebbe essere oggi più alto. La guerra ci costa un mondo!!




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