17 agosto 2022

CRIMINI DEL PRESENTE NEL CINEMA DI DAVID CRONENBERG

 


CRONENBERG E I CRIMINI DEL PRESENTE

di Bruno Montesano

Una donna viene incisa nel volto in mezzo a una sala piena di gente che la riprende. La sala è elegantemente arredata. C’è un silenzioso mormorio di ammirazione. La donna sembra in estasi durante la scarnificazione – che è simmetrica. Successivamente, la beatitudine della donna durante l’atto viene sottolineata in un dialogo. Il ‘nuovo sesso’, nell’epoca dell’abbassamento della soglia del dolore, è incidersi la carne, lacerarsi, tagliarsi in profondità. Ma il piacere può essere provato anche assistendo altri fare ciò, in particolare nella pratica estrema dell’estrazione di organi o dell’incisione del corpo da parte di macchine appositamente costruite e manovrate da umani. Si gode osservando altri venir inseriti nella macchina – che sembra un aggiornamento di quella di Nella colonia penale di Kafka. E il sesso stesso è praticato attraverso macchine. Il nuovo sesso, così come il vecchio, è mediato da tecnologie. Ma la forma della mediazione è diversa.

Inevitabile non pensare a Crash, altro film sui limiti dell’umano e sulle sue trasformazioni, evocate attraverso la triade di dolore, sesso e tecnologia. I bisturi impiegati sono molto simili a quelli di Inseparabili, riflessione sulla questione del doppio e della fusione, che di nuovo passa per la manipolazione del corpo e per il sesso. L’attrazione per il repellente, la decostruzione di ciò che è considerato tale e il bisogno di accettazione de La Mosca sono altri temi qui ripresi. Diversi commentatori hanno notato nell’ultimo film di David Cronenberg, Crimes of the future nelle sale dal 24 agosto, il carattere di cupa sintesi dei lavori precedenti.

Siamo in un futuro indefinito ma non troppo distante, in una sorta di Detroit greca. Saul, Viggo Mortensen, e Caprice, Léa Seydoux, sono una coppia di performance artists. Lui ha un corpo mutante e lei lo incide pubblicamente, riprende i suoi organi e ne crea dei tatuaggi. Dal caos del suo corpo estrae senso, a quell’anarchia di vene e tessuti in evoluzione contrappone la creazione di un ordine artistico. Così dice. Al contempo, in relazione alla generale alterazione dei corpi, si sviluppa un movimento che predica la loro piena trasformazione sintetica. L’obiettivo è potersi nutrire di plastica, finalmente postumani. Un detective intanto indaga e viene istituita un’agenzia per registrare e regolare la proliferazione di nuovi organi umani. Cronenberg, a partire dai crimini del presente e del passato, ovvero dalla devastazione del pianeta e delle relazioni sociali, ipotizza che in futuro la quantità di plastica prodotta potrebbe diventare un alimento. Così da reintegrarlo nel ciclo vitale invece di espellerlo.

Il film, che ruota intorno all’aura dei due artisti, sembra criticare un’arte contemporanea in cui la forma è pura superficie, esibizione senza riflessione, moda che favorisce – e si identifica con – tendenze mortifere. Ma dalla realtà deformata del film e dall’esposizione di sé degli artisti, emerge il tema dell’esibizione pubblica nella vita virtuale, ci sembra. Mentre ci esponiamo, ci scarnifichiamo, dice Cronenberg. Mostriamo le nostre ferite e traiamo piacere da ciò, ci incidiamo la carne e godiamo. Condividiamo e diventiamo più soli e inautentici – non perché esista una vita vera ma perché il rapporto con il falso è quantitativamente preponderante. Classicamente, l’erotismo non deriva solo dall’esposizione ma anche dalla visione di quanto fanno altri. La soglia di dolore è annullata e quindi esponiamo qualunque cosa, dai lutti, ai pensieri suicidi, al rancore verso segmenti di società o della bolla che ci fanno indignare. Esponiamo successi, pasti, vacanze, amicizie, promozioni, pensieri. Ma siamo corpi scarnificati, ambulanti per le piazze virtuali, come i fantasmi che si trascinano nelle strade abbandonate della città dove si svolgono i crimini del futuro. Ciò che desideriamo è avere il calore derivante dall’approvazione virtuale, ma l’acclamazione riguarda solo ferite. Ci tagliamo non perché dia piacere ma perché ciò promette il fragile riconoscimento di non essere solo carne.

Se la combinazione di lamiere e amplessi di Crash parlava di un’anestetizzazione a venire della società, simboleggiata da un piccolo gruppo di persone che gode solo se sull’orlo della morte, propria o altrui, qui il sadismo è di massa. Ci si incide a vicenda, per strada o negli happening. Il massacro è di massa, è autoinflitto e socializzato. Chi dovrebbe regolare questa pratica è coinvolto invece nelle sue forme più estreme e illegali. Chi dovrebbe sventarne la degenerazione, si rende complice degli atti più efferati. Chi assiste alla tortura altrui spera di essere al centro della scena, a sostituire il martire che prova piacere per tutti. Si è ispirati dal sacrificio e si desidera venire lacerati.

Ballard diceva che la fantascienza anticipa il futuro descrivendo tendenze che sfuggono alla sociologia. Se è così, Cronenberg è un narratore che fa sociologia dei crimini del presente.

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