29 settembre 2011

PER UNA NUOVA ALIMENTAZIONE 2

PUBBLICHIAMO LA SECONDA PARTE DELL'ARTICOLO DI PIERO CAREDDU estratto dal Manifesto Sardo


Provare per credere: schiacciare con la mano una foglia di un vigneto trattato e ascoltare l’inquietante croccantezza di foglia secca nonostante il finto verde brillante. Per questa ragione la maggior parte degli enologi, complici di questo modo malato di fare vino, obbligano gli agricoltori a diradamenti massacranti che hanno come risultato vini-caricatura i quali, essendo oramai privi di carica polifenolica naturale, necessitano di enzimi, tannini e aromi da legno nuovo. Aggiungo che i tannini indotti da legno non sono digeribili come quelli naturali dell’uva provocando spesso intolleranze e allontanamento dalla piacevole abitudine di bere un buon bicchiere di vino.

In un modello di società tardo-capitalista dove la forma e le mode continuano a prevalere su ogni altro valore e dove si continua a bere vino e consumare prodotti agricoli per il 95% della produzione mondiale se non malati sicuramente non sani, in pochi parlano dell’agricoltura intensiva come causa primaria della morte del pianeta, : ben oltre il problema pur grave delle emissioni.
Proviamo a immaginare che anche solo la metà di quelle foglie che non fanno più fotosintesi riprendessero per miracolo a fare il proprio mestiere, ebbene! avrebbero il potere e la capacità di fissare una tale quantità di carbonio da rendere inutili e sorpassati persino i protocolli di Kyoto! L’agricoltore di oggi è vittima e carnefice di se stesso: responsabile, spesso inconsapevole, dei cambiamenti climatici e della catastrofe. Attraverso l’attività microbica del suolo, dove ancora c’è, il carbonio raccolto dall’atmosfera attraverso i processi dell’humus, si trasforma in humus attivo, sostanza capace di trattenere tre volte il suo peso in acqua. Tutto è drammaticamente collegato: la zona più ricca di humus d’Italia era la Pianura Padana. L’humus tratteneva l’acqua piovana durante i periodi critici e la restituiva ai corsi d’acqua durante la stagione secca creando e rifornendo più grande fiume italiano.

Ora che l’humus è morto e il terreno non riesce più a trattenere l’acqua piovana, ad ogni abbondanza di pioggia avvengono inondazioni, frane, smottamenti e spesso morte e costi sociali elevatissimi. Ancora si può aggiungere che all’arrivo della stagione calda i fiumi, non avendo il naturale rifornimento da un sottosuolo ormai sterile, si seccano dando a fenomeni siccitosi con danni sociali incalcolabili.
Tutto questo per fare vini costruiti per un mercato che li chiede omologati e finti e per prodotti agricoli perfetti dal punto di vista estetico ma privi di valori nutritivi, armonie stagionali, personalità.
Vie d’uscita? Certo che sì, e ne parleremo in una delle prossime puntate.

Piero Careddu

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