07 aprile 2021

FRANCO MARESCO INTERVIENE NEL DIBATTITO SULLA PALERMO DI C. AUGIAS

 

Una pagina de La Repubblica odierna


     L'unica nota stonata in questo intervento di Franco Maresco, pubblicato oggi nelle pagine palermitane di Repubblica, mi sembra la sua sorprendente finale autocelebrazione che stona davvero con lo stile ironico e sarcastico del regista che abbiamo amato. (fv)


IL VERO STEREOTIPO E' GRIDARE  ALLA 'CITTA' INFANGATA'

Franco Maresco

Trovo le critiche al programma di Corrado Augias su Palermo tra il ridicolo e l’anacronostico perché questo tipo di ragionamento sulla “città infangata”, ha caratterizzato il lavoro che facevamo io e Ciprì. Quando partì il nostro Cinico tv da un’emittente palermitana la domanda ricorrente era “ma chi vuliti dire?”, poi quando approdammo su un piano nazionale la reazione di buona parte della città fu l’indignazione perché di Palermo si dava un’immagine estremamente degradante: «Questa non è Palermo», tuonavano, «Che immagine diamo in un momento così drammatico in cui la città deve rinascere?». Allora poteva avere una fondatezza questo ragionamento, che continuò fino a Totò che visse due volte, mentre per Lo zio di Brooklyn, in pieno “rinascimento” palermitano, ci fu una polemica tra me e Orlando perché la città era raccontata a modo nostro. Ma oggi, a distanza di tre decenni, mi chiedo chi possa lamentarsi che qualcuno dia un’immagine di Palermo colonizzata dalla mafia. Il programma in questione è condotto da un signore che rassicura tutti: chi meglio di Corrado Augias, che tutto è meno che un sovversivo o un denigratore, può rappresentare un volto rassicurante, conciliante. Augias è colto, esperto, ma non credo abbia rappresentato la città della mafia. Io l’ho visto “Città segrete” e mi è sembrato una variante di Bell’Italia, cartoline molto laccate. Augias fa tv da molti anni, quando faceva Telefono giallo era più interessante nel parlare di mafia. Non dimentichiamo che oggi esistono i format, i linguaggi standardizzati della televisione, con le musiche che non c’entrano niente con le immagini. E poi di quale mafia parlava? Solo un semplice ricordare padre Puglisi nella maniera più prevedibile possibile? Non mi pare abbia rivelato segreti. Quindi dove sta il fastidio? Il semplice fatto di parlare di mafia? Perché queste persone non fanno allora petizioni contro “Il cacciatore”, “Squadra antimafia”, le fiction inguardabili dei vari commissari e ispettori tratti da romanzetti che non leggerei neanche nella sala d’attesa di una stazione?.

Quanto alla narrazione della città il problema è che il mondo virtuale è inflazionato dalle immagini, mentre un tempo i canali di comunicazione erano tv e cinema e c’era una qualità. Damiani, Vancini facevano film popolari che parlavano di mafia alla massa, c’era una qualità dell’estetica, un rigore morale. In un mondo in cui ti ritrovi su YouTube filmaker che fanno copie delle copie, dove sono tutti registi e tutti scrittori perché nessuno va a fare lavori utili come zappare la terra, allora raschi il barile. Dei Florio non ne possiamo, più cancelliamoli per dieci anni, proibito parlarne. Il problema è la qualità linguistica perché certi lavori devono avere un conformismo perché sennò non li prendono in nessuna piattaforma, non è il contenuto ma l’adeguarsi estetico a dei cliché oltre i quali non si può andare.

Ora lasciatemi dire una cosa. Se togli Ciprì e Maresco e poi il solo Maresco, questa città, in modo radicale dal punto di vista della passione e del coinvolgimento, non l’ha raccontata nessuno: un film come “Belluscone” ha indagato la mutazione definitiva di questa città. Oggi c’è un appiattimento totale, non c’è nessuno che sappia raccontare la realtà odierna, e allora si cerca donna Franca, Tomasi di Lampedusa, le cose più ovvie. Questa città non ha capacità di inventarsi qualcosa uscendo dai clichè. L’ha avuta Scaldati in teatro, qualcun altro e basta. Il vero fermento culturale risale ormai agli anni Novanta: allora c’era un tentativo, oggi invece siamo a zero da anni, nella letteratura e nel cinema.

FRANCO MARESCO, Repubblica Palermo  7 aprile 2021


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