21 ottobre 2011

ANCORA SULLA MANIFESTAZIONE ROMANA DEGLI INDIGNATI

Ricevo da un caro amico, Aldo Penna, una lucida analisi su quanto accaduto negli ultimi giorni che pubblico con piacere:

“Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice”. Parole tratte dal manifesto degli indignati, parole che non abbiamo letto nelle cronache della grande manifestazione italiana. Parole sottoscrivibili, presenti ma disattese in tanti programmi elettorali.
Di quale eversione sono dunque portatori gli indignati italiani, forse di quella rivoluzione del buon senso che pare smarrito e disperso dal cambio di pelle di partiti e leader? Con il Pd sensibile alle ragioni dei banchieri e il Pdl alle sollecitazioni delle grandi rendite finanziarie, l’agenda politica è regolata cacciando nelle ultime righe i bisogni e la disperazione di milioni di famiglie. Il paese ristagna e arretra, il debito pubblico gigantesco e incomprimibile, cresciuto nutrendo privilegi di ogni risma, oscura il futuro dei giovani italiani e il Parlamento cosa fa? Taglia i costi del pranzo a Montecitorio.
A Roma 200.000 persone sfilano pacificamente, come in tutto il mondo, chiedendo ai governi di preoccuparsi del futuro dei giovani invece che di un’elite privilegiata, e i giornali e le tv cosa fanno? Raccontano le azioni di 700 violenti, trasformando miseria e devastazione in epica della rivolta bruta, e tacciono, disperatamente tacciono sulle ragioni di pacifici cittadini accomunati dal bisogno di cambiamento. C’è qualcosa di profondamente malato nella dinamica democratica se accadono cose simili. Amplificando i loro tamburi di guerra attraverso interviste ripetute e sparate a tutta pagina, assistiamo alla glorificazione delle dinamiche militari della guerriglia urbana. Ma neanche una riga sulle centinaia di migliaia, milioni in tutto il mondo, che protestano sfuggendo alle organizzazioni tradizionali, che si radunano come i giovani del medio oriente, pacificamente, ostinatamente, con tam tam silenziosi e mobilitazioni orizzontali.
Qualcuno, e non fra i migliori, ha detto che se un evento non è rappresentato in tv e sui giornali non esiste. Capovolgendo il ragionamento un evento, seppur modesto, lo si fa esistere se il circuito mediatico lo racconta e lo fa rimbalzare cercando figure che lo esprimano, ieri il giovane a gambe divaricate, oggi un ragazzo a torso nudo.
Nei paesi arabi stampa e tv erano asserviti al potere autoritario, eppure le piazze si sono riempite lo stesso. La stampa democratica non faccia gli stessi errori e racconti il bene che c’è ed è tanto, senza subire il fascino del male che c’è ma per fortuna è solo una piccola e violenta parte.

Aldo Penna

1 commento:

  1. Chiudiamo con questo intervento, almeno per ora, la discussione sul movimento degli indignados e sulla manifestazione romana del 15 ottobre. Chi volesse tornarci è invitato a collegarsi al famoso sito WU MING, dove, in tre giorni, si è svolta la più lunga ed articolata discussione pubblica avvenuta in rete.
    F.V.

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