26 ottobre 2011

PASOLINI E L'ITALIA


Il 2 novembre del 1975 Pier Paolo venne orribilmente assassinato. In prossimità di questo triste anniversario vogliamo aprire un dibattito con i lettori di questo blog per vedere quanto viva sia ancora tra noi la memoria della sua opera.

I versi che seguono mi sembrano un’ottima introduzione al dibattito. Il rapporto conflittuale avuto da Pasolini con gran parte della società italiana in questo testo è ben colto. Chi volesse sentirli leggere dallo stesso Autore deve entrare in questo sito: http://www.logoslibrary.eu/document

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza
alzare la mia sola puerile voce
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce."

Pier Paolo Pasolini
Da: "La Guinea", Poesia in forma di rosa

2 commenti:

  1. Assenza di compassione, in senso letterale, ovvero di "patire con gli altri", condividendone le pene. E'questo il vuoto che contraddistingue la modernità? La stessa stupefacente mancanza di compassione che ci fa preoccupare del "calo dei turisti a Lampedusa" di fronte alla tragedia costante degli immigrati che sbarcano in quell'isola, tremanti con i panni bagnati appicicati addosso, o peggio annegati a ceninaia nel braccio di mare tra l'Africa e la Sicilia. Saggezza soave o ottusa di questo nostro popolo. Fabrizio Trabona

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  2. Grazie Fab. per il tuo splendido commento.

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