06 ottobre 2011

VECCHI E GIOVANI OGGI 3


Sono felice di pubblicare in questo spazio il contributo prezioso dato da un amico carissimo, il pediatra Dott. Carlo Greco, al dibattito in corso.

F.V.


Caro Franco ,

giovani e vecchi : come fare a non dire delle ovvietà affrontando un tema cosi ampio e variegato , con limitanti così ampie?

Chi è giovane e chi vecchio? Lo stabilisce l’età anagrafica, essere disoccupati o avere una pensione, andare in bici o appoggiarsi al bastone , scrivere poesie o vedere il telegiornale , sapere smanettare al computer o affidarsi ancora alla penna ed al libro?

I giovani sono i progressisti, riformisti , solidaristi , i vecchi gli egoisti, razzisti , fascisti ?

Gaber forse direbbe che la giovinezza è di sinistra , la vecchiaia è una “camorria” più che di destra.

Credo che, fuori dal faceto, come in un ossimoro, vecchio e giovane sono anche categorie mentali ( ma l’artrosi incipiente quella non lo è) che convivono in ognuno di noi, in un dinamico Giano che apre il nostro passato al tempo futuro che ci aspetta ( almeno lo speriamo) .

I cosiddetti vecchi si sono sempre svenati nell’esaminare il mondo giovanile ma come i demagoghi che parlano sempre del popolo non conoscendolo; nascondendo il senso inconscio di fallimento, per non aver saputo realizzare la loro giovinezza, con battaglie di retroguardia per un futuro che più non appartiene loro.

Sanno dare buoni consigli ma come ne i “i granci “ di Giovanni Meli la conclusione è “ torti li patri , torti li figghi”.

Dall’altra parte i giovani credo abbiano, anche se confusa, la forte percezione del non senso dei nostri tempi , in cui l’insensato consumo di beni di alcuni si contrappone alla morte per fame o per guerre di

altri , dell’ipocrisia che sottostà al tradimento di parole come progresso, pace , democrazia , buona anche per l’esportazione .

Siamo un vecchio paese che è diventato un paese vecchio, non foss’altro che per la caduta della natalità che la dice lunga sulla nuova generazione.

Ricordi Bennato in “sono solo canzonette”?:


Guarda invece che scienziati,
che dottori, che avvocati,
che folla di ministri e deputati!
pensa che in questo momento
proprio mentre io sto cantando
stanno seriamente lavorando!
.... per i dubbi e le domande
che ti assillano la mente
va da loro e non ti preoccupare
sono a tua disposizione
e sempre, senza esitazione
loro ti risponderanno!...
.... io di risposte non ne ho!
io faccio solo rock'n' roll!

Loro (i giovani) “ sembrano” non avere domande e manco risposte , gravitano solitari ma in un’orbita concentrica attorno all’astro spento di un mondo che non pensa e non progetta per loro, guidato da una generazione che non ha saputo rispondere alle domande essenziali che erano in fondo quelle di aiutare l’uomo ad essere più uomo , a portare ancora oltre la sua umanità ( certo siamo in un periodo di reflusso,almeno per l’occidente! : la Storia dura molto più a lungo della nostra storia).

Ma “sembrano” ( i giovani sempre) , in una parte non piccola, accettare la loro condizione fino a quando, almeno, i soldini di papà basteranno loro a farne i principali destinatari di un consumismo scriteriato, di isolarsi nei loro rave party,di rischiare la dipendenza telematica . Dico sembrano perche quello giovanile nonostante le analisi dei dottoroni , è un mondo difficilmente penetrabile, se non attraverso segnali .

Ed è indubbio che i giovani segnali di disagio ne lancino a iosa.

Ma c’è mai stata giovinezza senza inquietudine ? La forza di contrapposizione e di rinnovamento delle nuove generazioni c’è sempre stata . Sono state le loro speranze, ogni volta tradite , che hanno dato le braccia alla storia .

La contrapposizione tra le diverse generazioni è stata sempre necessaria per il cambiamento.

Tuttavia quello che mi pare connoti i “nuovi” giovani ,rispetto a quelli che lo sono stati tempo addietro ,è il diverso modo di comunicare il disagio, come se fossero afasici . L’apparente abulia è un segnale di disagio,l’apparente disinteresse lo è, l’auto ed etero aggressività – bullismo, tatuaggi e sfregi vari sul corpo, sfide estreme, moda e usi dark- lo sono. Comunicano mandando segnali: messaggi come sassate .

Fino a quando i sassi non li tireranno per davvero.

Dobbiamo aspettare le nuove ” banlieue “ per prendere atto che di certe conseguenze il vero responsabile è un sistema creato dai padri a scapito dei figli , da adulti, mai cresciuti , incoscienti e sordi che non vogliono sentire ?

Certo , come avevo anticipato, il rischio di cadere nella retorica è forte se non si è capaci di basarsi su delle evidenze che ci obblighino a delle prese d’atto ; cosa d’altra parte difficile fare in una breve riflessione.

Mi manterrò quindi su linee di fondo citando Rita Levi Montalcini , giovanissima centenaria:

Siamo attori e spettatori, nello stesso tempo, di un continuo, irreversibile e personalissimo processo evolutivo e adattivo (con momenti di progressi e di regressioni), iniziato con la comparsa dell’uomo sulla terra, dall’Homo Abilis all’Homo Erectus e all’Homo Sapiens. Questo processo oggi è caratterizzato, in particolare per quanto riguarda i cuccioli dell’uomo, dal forte contrasto fra il rapido sviluppo delle capacità cognitive e la lentezza dei processi di elaborazione e di manifestazione delle facoltà emotive” (Rita Levi Montalcini, 1990).

Mi pare che una Vecchia coma la Montalcini abbia posto una delle questioni di fondo più importanti.

Quello che a mio modesto modo di sentire è veramente “diverso “ rispetto a “prima” è la manifestazione del l’affettività, la comunicazione. I giovani sono intelligenti come le generazioni passate ma hanno un modo di comunicare diverso, veloce e sintetico tanto da rasentare la compulsività e la laconicità.

C’è stata l’invasione della telematica , è cambiato, e come!, il linguaggio, la comunicazione, i consumi , la scala dei valori , il concetto di felicità ecc.. ecc. ,bla, bla,bla, …. tutto è cambiato nel secolo breve ma al fondo quello che mi pare traumaticamente diverso sono le modalità delle relazioni che, intendiamoci, non è che siano peggiori rispetto ad un prima , ma la questione ed il fallimento storico delle passate generazioni , ed in particolare della mia, sta nel non essere riuscite a renderle migliori ; almeno le generazioni dei nostri Padri , avevano accettato sì guerre ed altro, ma ci avevano assicurato un avvenire migliore del loro, con il loro impegno e senso di sacrificio( parole come queste venivano incarnate da loro- oggi sembrano retrò ed urticanti-.

I nostri figli dobbiamo assolutamente, radicalmente pensarli e volerli non come noi ma meglio di noi!

Come aiutarli a diventarlo? Facendoli ancora crescere come “ disperati in un deserto popolato di oggetti con in mente solo il diritto alla felicità? Dove felicità significa assolvimento dei desideri , dei sogni, delle istanze di quella cosa confusa che si chiama ego? E questa felicità è sempre qualcosa che deve ancora venire e che verrà , sempre e comunque ,da qualcosa di esterno?

Bisogna aver purificato la propria mente ed il proprio cuore per sapere che il nemico è sempre dentro di noi. - S. Tamaro -”.

Si , saranno retoriche parolone , ma mi pare che il problema di fondo sia sempre di cambiamento culturale per un sogno che sappia diventare progetto che ridia senso al nostro vivere comunitario.

Per una nuova convivenza dove il lavoro e chi lo produce valga più del prodotto e di chi ne trae profitto ,

dove la cultura e la ricerca tornino a tramutarsi in “ pane” perché vicine ai problemi della gente comune , dove le emergenze sociali siano le prime ad essere affrontate, dove ognuno possa riconoscersi nel bene comune .

Ed il bene comune più grande da tutelare sono i giovani ed in particolare i bambini.

Boom! Mi fermo qui.

Un abbraccio

Carlo

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