15 ottobre 2011

INDIGNATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

Oggi, non solo a Roma ma in tutto il mondo, gli indignados manifesteranno il loro dissenso nei confronti di chi detiene il potere. Pubblichiamo di seguito la lettera aperta che un gruppo di giovani ha inviato al Presidente della nostra Repubblica.
F.V.

Caro Presidente Napolitano,

in Italia non si fa altro che parlare di giovani. La questione è semplice: c’è una generazione esclusa dai diritti e dal benessere, che oggi campa grazie al welfare familiare, e sulla quale si sta scaricando tutto il peso della crisi. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati (i genitori), ma riconoscendoli a chi non li ha (i figli) e per far questo ci vogliono risorse.

Ora ci chiediamo, come è possibile invertire la tendenza e promuovere delle politiche per le giovani generazioni prendendo sul serio le lettere estive di Trichet e Draghi? Come è possibile farlo se il pareggio di bilancio diventa regola aurea, da inserire nella
Costituzione di cui Lei è garante?

Caro Presidente, garantire e difendere la Costituzione oggi vuol dire rifiutarsi di pagare il debito, così come consigliano diversi premi Nobel per l’Economia; vuol dire partire dai 27 milioni di italiani che hanno votato ai referendum; vuol dire partire dalle mobilitazioni giovanili e studentesche che da anni, inascoltate e respinte, hanno preteso di cambiare dal basso la scuola e l’università, chiedendo risorse e democrazia; vuol dire partire dalla domanda diffusa nel Paese di un nuovo sistema di garanzie, che tenga conto delle differenze generazionali, ma che non metta le generazioni l’una contro l’altra: così si tiene unita l’Italia!

Sarebbe un atto di giustizia fare in modo che la crisi la paghino coloro che l’hanno prodotta: con una tassazione delle rendite
finanziarie, delle transazioni, dei patrimoni mobiliari e immobiliari. Bisognerebbe avere il coraggio, dopo il disastro del ventennio berlusconiano e della Seconda Repubblica, di costruirne una terza di Repubblica, fondata sui beni comuni e non sugli interessi privati. La invitiamo a riflettere, perché questa generazione tradita non si arrenderà, ma da Tunisi a New York ha imparato ad alzare la testa.


1 commento:

  1. Due giorni fa ho aiutato mia nonna di 88 anni a compilare online il questionario del censimento ISTAT. Successivamente mi sono chiesto: che fine faranno i dati di questo Censimento? Emergerà che tanti ultra ottantenni vivono in condizioni di vera e propria indigenza, senza telefono (anche cellulare), senza acqua calda e riscaldamento? E’ possibile che correttivi statistici cancellino la realtà dei fatti? D’altra parte si sa che gli anziani hanno paura delle tasse e quindi non dicono sempre la verità! Ma chi vive vicino ad ultraottantenni sa come stanno realmente le cose. Certamente è vero che le persone anziane, a differenza di noi giovani, sanno adattarsi, contentarsi e soffrire. Oggi chi ha più di 80 anni ne aveva venti quando è scoppiata l’ultima guerra; quella generazione ha ricostruito l’Italia; ha lavorato duro creando il cosiddetto boom economico ; ha fatto sacrifici per diplomare e laureare i figli, comprando appartamenti in città, lavorando, lavorando, lavorando.
    Noi giovani dovremmo occuparci di più di chi, nonostante tutto,tira avanti, rattoppa le coperte e trova la forza e la voglia di sorriderci. Le persone anziane avrebbero diritto di essere più indignati di noi. Certamente non sono stati i nostri nonni a rubarci il futuro.
    Nino

    RispondiElimina