21 gennaio 2012

Appunti sul movimento dei forconi


          Non sono ancora chiari i veri  obiettivi che perseguono i leaders del variopinto Movimento dei forconi e di Forza d’urto ( questi nomi, forse, dicono di  più dei loro stessi  proclami)  che hanno bloccato per una settimana la circolazione delle merci in Sicilia. Eppure  questo movimento - nonostante la scarsa credibilità di alcuni suoi  leaders  legati al vecchio sistema di potere che ha avuto, come massime espressioni politiche,  Cuffaro e Lombardo  a Palermo e Silvio Berlusconi a Roma –  sta  dimostrando di essere capace di raccogliere  un  grande consenso popolare. Ecco perché mi sembra interessante proporre una  lettura controcorrente del movimento fatta da Pietro Ancona che, anche se può apparire discutibile in alcuni punti, fa riflettere:

“ La sinistra che legge il Manifesto e Liberazione è critica verso il movimento dei forconi che sta scuotendo dalle fondamenta la Sicilia. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori a cominciare dalla mia CGIL esprimono giudizi negativi e dubbi dietrologici sul cui prodest del movimento che accomuna contadini operai disoccupati autotrasportatori.
Insomma il mondo ufficiale della politica e del sindacato prende le distanze e, con la puzza sotto il naso, condanna. A mio parere commette un errore che non sarà perdonato perchè sta producendo strappi ed amarezza. C'è amarezza in coloro che sono costretti ad usare l'auto o il camion per raggiungere il lavoro o per spostarsi o per vendere i propri prodotti. Una cosa è l'impatto del prezzo della benzina a Vigevano altra e ben diversa cosa è a Ragusa. I prodotti agricoli siciliani si debbono spostare per centinaia e centinaia di chilometri per raggiungere i mercati ed i costi sono diventati insopportabili. Inoltre, come diceva oggi un contadino per la prima volta intervistato dalla TV fellona e disonesta che soltanto oggi comincia a dare conto della agitazione, i prezzi dei prodotti agricoli sono inferiori a quelli di trenta anni fa. Gli oligopoli delle catene di distribuzione spremono fino all'osso i produttori e li condannano alla fame. Molti hanno l'alternativa o il suicidio o la rivolta.

E' una caratteristica dell'agricoltura odierna controllata dalle multinazionali spingere i contadini, i coltivatori diretti al suicidio come avviene in India e altrove. Il mercato globalizzato senza regole è dominato dalle multinazionali che impongono la loro legge senza alcuna pietà per nessuno.
Qualcuno si lamenta che il movimento dei forconi è controllato o ispirato dalla destra. In politica e nella società i vuoti non restano tali a lungo. Se la "sinistra" diventa liberista, perbenista, educata, collaborativa con il potere la società non sta ad aspettarla che finalmente si accorga dei problemi che vengono a maturazione. Ora esprimere giudizi sprezzanti ideologici e salottieri sul movimento non farà bene a nessuno. La Sicilia tagliata fuori da Moretti dal sistema ferroviario nazionale ed europeo ed ora oppressa da un prezzo enorme, patologico dei carburanti non si lascerà morire di fame e di inedia.

Quello che accade oggi è il prologo di una stagione di grandi e pericolose agitazioni che, in assenza di forze politiche in grado di capire e di guidare, rischiano di avere sbocchi assai gravi. L'agitazione di oggi segna anche il fallimento dell'Autonomia Siciliana diventata un Palazzo di ingordi sazi e privilegiati oligarchi tutti con il grado equipollente a quello di senatori della Repubblica. La regione è un buco nero, una terribile idrovora delle risorse a vantaggio di una casta di privilegiati. La Regione è un fallimento prima che politico morale e se non esistesse sarebbe meglio per tutti.

PietroAncona
già segretario regionale della CGIL siciliana

3 commenti:

  1. Questione centrata in pieno. I problemi e i nodi irrisolti erano già lì. Quello che sorprende è il nostro silenzio, salvo porci il problema quando i 'discussi' personaggi si mettono alla testa di queste realtà. Bene hanno fatto il coordinamento degli studenti medi e il centro sociale Anomalia a partecipare ad un 'collettivo bisogno di riscatto e di ribellione'.
    Il guaio maggiore deriverebbe dal lasciare insolute tutte le questioni poste da questo movimento. La Cgil avrebbe il dovere di porre la questione come ha fatto Pietro Ancona. Chapeau.
    saluti,
    fab

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  2. Caro Fab, bisogna comunque riconoscere che una parte di verità c'è pure nell'analisi compiuta da Giuseppe Casarrubea sul suo blog.

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  3. http://www.youtube.com/watch?v=oL_ZDz8qNuw

    Ciao FRANCO

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