06 marzo 2016

IL CANTO DEL DESTINO TRA HOLDERLIN E BRAHMS





 a noi è dato
    in nessun luogo trovar pace,
       dileguano, cadono,
          nel dolore gli uomini
              ciecamente
                 di ora in ora,
                     come acqua da pietra
                        a pietra lanciata,
                           senza mai fine, giù nell’ignoto

(Friedrich Hölderlin, Canto del destino di Iperione, in Le liriche, a cura di Enzo Mandruzzato, Milano, Adlephi, 1977, seconda edizione 1993)
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Ma a noi è dato
    in nessun luogo trovar pace,
       dileguano, cadono,
          nel dolore gli uomini
              ciecamente
                 di ora in ora,
                     come acqua da pietra
                        a pietra lanciata,
                           senza mai fine, giù nell’ignoto

(Friedrich Hölderlin, Canto del destino di Iperione, in Le liriche, a cura di Enzo Mandruzzato, Milano, Adlephi, 1977, seconda edizione 1993)
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[...] Ma a noi è dato

in nessun luogo trovar pace,


dileguano, cadono,

nel dolore gli uomini

ciecamente

di ora in ora,

come acqua da pietra

a pietra lanciata,

senza mai fine, giù nell’ignoto

( Da Friedrich Hölderlin, Canto del destino di Iperione, in Le liriche, a cura di Enzo Mandruzzato, Milano, Adlephi, 1977, seconda edizione 1993)

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