01 giugno 2013

FESTA, FARINA E FURCA...




















Ricordo ancora l’aspro commento di mio padre di fronte alle frequenti  feste paesane: pi guvirnari lu populu ci vonnu tri cosi: feste, farina e furca!

Si c’erano tante feste anche nella Sicilia povera degli anni cinquanta e sessanta. E anche allora ad organizzarle erano gli stessi Amministratori del paese insieme alla Chiesa Cattolica (i due antichi poteri, temporale e spirituale , che per secoli hanno contribuito a mantenere  asservito il popolo).

Da bambino non capivo il senso delle parole di mio padre. Poi son cresciuto  e ho studiato che, in ogni tempo, le feste – insieme al pane e alla forza -  sono stati i principali strumenti usati da chi detiene il potere per tenere buono il popolo ed accrescere il consenso.

Non comprendo, pertanto, lo scandalo di tanti sepolcri imbiancati di fronte all’ ultima  festa organizzata dal Sindaco uscente, divenuto Onorevole grazie al Porcellum.  L’ On. Ribaudo  ha rispettato una gloriosa  tradizione!

 A scandalizzarsi dovrebbero essere, da un lato, quanti si aspettavano la rivoluzione da chi, fino a ieri, cantava  Bandiera Rossa. Dall'altro, le persone  sinceramente religiose che dovrebbero  avere il coraggio di contestare apertamente questa oscena commistione di sacro e profano.



Francesco Virga




5 commenti:

  1. Caro Franco,
    adesso diranno che sei un "traggidiaturi". "Traggidiaturi" come tu mi insegni è un termine facente parte del lessico mafioso. Non sfruttare la festa del Corpus Domini in occasione della campagna elettorale è da stupidi. E chi va al governo centrale di Roma babbu un c'è !! Dai Franco adesso i marinesi potranno gustare dei bei prodotti culinari e farsi na bedda manciata di Porcellum arrustutu !!! Cogliamo i lati positivi.

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  2. Carissimo Ezio,
    ti ringrazio tanto per il bel commento. Sì, lo dicono da tempo che sono un "traggidiaturi"; e so bene che questa espressione fa parte del lessico mafioso che si usa dalle nostre parti!
    Un forte abbraccio!

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  3. Penso che questo pezzo sia espressione di un pensiero comune almeno al 50% dei marinesi oggi. Penso che le parole di suo padre non potevano essere più sagge e veritiere, ma credo anche che non tutte le feste siano organizzate con lo scopo di tenere buono il popolo o, come in questo caso, siano un estremo tentativo di rilanciare il nome di un viscido come è il nostro Onorevole ( disonorevole piuttosto). Faremo in modo di far aprire gli occhi a quel 50% che ancora è assopito. Grazie per la segnalazione, articolo interessantissimo ! A presto.

    Agnese Di Sclafani, candidato sindaco della lista RIPRENDITI MARINEO

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    1. Cara Agnese, ti ringrazio per la cortese attenzione. Spero che abbia successo la "rivoluzione culturale" che ti sei impegnata a realizzare a Marineo.
      Per quanto riguarda il mio sommario pezzo, so bene di avere volutamente semplificato le cose. Un grande antropologo, come Vittorio Lanternari, mi ha insegnato a vedere gli elementi rivoluzionari presenti in molte feste popolari. Ma si tratta di altre feste, non di quelle programmate in questi giorni nel nostro paese.

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    2. Seppure c'è stata una fase in cui “l'effimero”, definizione con cui si appellavano le rutilanti estati metropolitane targate anni '80, e il cui esponente di spicco fu il noto assessore alla Cultura di Roma, il compianto Renato Nicolini, ci faceva dimenticare le gravi lacerazioni degli anni di piombo, ebbene quel tempo è passato. I senza casa, i disoccupati, i precari delle nostre città, e noi con loro, vorremmo vedere roba seria. Un impiego del denaro pubblico con destinazioni certe e verificabili, per temi prioritari. Già, perché, oltre all'indignazione per un uso squilibrato del denaro pubblico, ci sorge il legittimo sospetto che queste ingenti somme di denaro servano ad alimentare il solito sottobosco affaristico politico – clientelare con le inevitabili complicità burocratiche.
      Fab.

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