06 marzo 2012

Astratti furori...





Dicono che sia naturale, ad una certa età,  provare più piacere a rileggere i libri amati da giovani. Ci sono poi libri che non invecchiano mai. Uno di questi è sicuramente Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini. Memorabile l’incipit: 

< Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un'ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l'acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.>

1 commento:

  1. Caro Franco,
    il tuo ignorantissimo amico deve confessarti di non aver mai letto Conversazione in Sicilia e quindi, raccogliendo questo tuo post come uno stimolo urgente, mi sento spronato a DOVERLO leggere. Aggiungo, a margine, che quel libro di Vittorini, insieme a Silone (che ho molto apprezzato)faceva parte di un settore della cultura che, ai tempi della mia gioventù scapestrata, era da considerare come retaggio polveroso di qualcosa che andava comunque superato. Vedi un pò. La butto così frettolosamente. Resta il fatto che mi andrò a procurare il libro al più presto come altre volte mi è capitato con altri tuoi suggerimenti diretti e indiretti.
    Un saluto fraterno, as always.
    Fabrizio

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