21 dicembre 2017

L' AMORE NELLA STORIA SECONDO B. RUSSELL




Amore. Quando la parola viene usata in maniera appropriata, non denota qualsiasi e ogni relazione tra i due sessi, ma soltanto una relazione in cui ci sia un grande coinvolgimento emotivo e che sia di natura psicologica e fisica.
L’amore può raggiungere gradi diversi di intensità. Emozioni come quelle espresse in Tristano e Isotta sono in perfetto accordo con le esperienze di tantissime donne e uomini. Il potere di dare espressione artistica all’emozione d’amore è raro, ma l’emozione stessa, almeno in Europa, non lo è.
L’amore è molto più comune in alcune società piuttosto che in altre, e questo dipende, penso, non dalla natura della gente ma dalle convenzioni e dalle istituzioni.
In Cina l’amore è raro, e nella storia risulta caratteristico dei cattivi imperatori, i quali vengono traviati da concubine malvagie; la cultura cinese tradizionale si opponeva a tutte le emozioni forti e riteneva che in tutte le situazioni l'uomo dovesse preservare la supremazia della ragione.
In questo, l’atteggiamento cinese somiglia molto a quello del XVIII secolo. Noi, che abbiamo alle spalle il movimento romantico, la Rivoluzione francese e la grande guerra siamo consapevoli che la parte occupata dalla ragione nella vita umana non è così dominante come si sperava durante il regno della regina Anna. E la ragione stessa si è rivelata traditrice creando la dottrina della psicoanalisi.
Le tre principali attività che vanno al di là della razionalità nella vita moderna sono la religione, la guerra e l’amore; tutte e tre sono “extra-razionali”, ma l’amore non è “antirazionale”, vale a dire che un uomo ragionevole può ragionevolmente gioire della sua esistenza.

BERTRAND RUSSELL, Matrimonio e morale, ora in Pensieri, a cura di L.Ester – trad. A. Petruzzella, Newton Compton, 1993

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