07 maggio 2024

LA NAUSEA DI DANILO DOLCI 1 e 2

 





LA NAUSEA DI DANILO DOLCI

 

Ripropongo l’ affresco di Ettore de Conciliis  che dominava una parete dell'Auditorium del "Borgo di Dio" ( così Danilo chiamava il Centro di Formazione di Trappeto dove ho trascorso due degli anni più belli della mia vita). L’affresco  raffigura un potente uomo politico degli anni sessanta  del Novecento con cui si scontrò Danilo Dolci dopo la pubblicazione del libro, scomparso dalla circolazione,  Chi gioca solo”, Einaudi 1965.

Per questo libro di denuncia del “sistema di potere clientelare-mafioso” che regnava in Sicilia, Danilo passò i guai. Querelato per diffamazione, venne condannato nei tre gradi di giudizio perché i testi convocati non confermarono le accuse contenute nel libro.

Danilo rimase sconvolto dalla condanna giudiziaria che non si aspettava. La sentenza definitiva la ricevette proprio negli stessi giorni in cui scrisse questa poesia:

 

Vince chi resiste alla nausea

 

vince chi perde meno,

chi non ha da perdere

 

vince chi resiste alla tentazione di evadere,

chi resiste alle infinite tentazioni

di suicidarsi

 

vince chi cerca non smarrire

il senso della direzione

 

vince chi non s'illude

 

Danilo Dolci, Il Dio delle zecche, Oscar Mondadori 1976

 

PS: riprendo alcuni commenti che questo post ha suscitato su Facebook

Francesco Virga

L' affresco di Ettore de Concilis raffigura un potente uomo politico degli anni 60 del 900 con cui si scontrò Danilo Dolci. L'affresco dominava una parete dell'Auditorium del "Borgo di Dio" ( così Danilo chiamava il Centro di Formazione di Trappeto dove ho trascorso due degli anni più belli della mia vita) . Non so che fine abbia fatto l'affresco dopo anni di abbandono del Borgo ...

 

Salvo Vitale

Neanche io so più. Gli affreschi sono stati abbandonati per anni alle intemperie, all'incuria e agli oltraggi di qualche balordo che li ha sporcati con vernice nera. se con iol restauro del Borgo sono stati ripresi non lo so, ma c'è gente che lo sa. Quanto all'identità del politico democristiano siciliano che rappresentava il potere in Sicilia, non ci vuole molto a capire di chi si tratta. Di nome si chiamava Bernardo.

 

Mauro Alessi

Ecco lo stato del murales alla data di Luglio 2023. L'auditorium risulta in grave stato di abbandono e contiene il tavolo circolare dei tanti incontri maieutici di Danilo, divenuto un simbolo. Anche questo si sta perdendo del tutto ed è quasi distrutto.

Inizio modulo

 

 

Francesco Virga

Grazie amici cari.

 

Nino Cangemi

Grande figura, Danilo Dolce, un utopista col dono della concretezza: chi lo ha conosciuto, come te Francesco Virga , ha potuto apprezzarlo e coglierne anche i difetti comuni a tutti, anche ai migliori. Quanto al poeta, meglio sorvolare: per banalità gli si può accostare Franco Arminio, che però è solo un furbo verseggiatore esperto di marketing

 

Giuseppe Cipolla

Nino Cangemi . Mi dispiace quando ci si improvvisa critici letterari senza averne gli strumenti. Danilo Dolci è una delle voci più importanti della poesia del secondo Novecento,anzi non giustamente considerato. Stimato dalla critica ma anche da grandi poeti come Maria Luisa Spaziani e, soprattutto,Mario Luzi coi quali condivide l'edizione di una rivista di poesia. Cerca e leggi un breve saggio di Luzi dal titolo "Reiterandon su Danilo" e capirai meglio. Ma soprattutto leggi tutte le raccolte dal 1978 in poi senza superficialità. Danilo fu prima che altro,essenzialmente un poeta. Inizia a leggere "In questo frammento di galassia" e avrai un'idea un po' diversa. Buon lavoro.

 

Nino Cangemi

Giuseppe Cipolla , innanzitutto una doverosa precisazione: non sono un critico letterario: non ne avrei, come lei dice e approvo, "gli strumenti".Ciò non mi impedisce di leggere poesie e di formulare giudizi (anche trancianti) , nei limiti s'intende del mio bagaglio culturale e della mia sensibilità estetica. Né i giudizi, o le impressioni, di chi non è "laureato" (per dirla con Montale) critico letterario meritano di essere censurati a priori. Se così fosse potrebbero parlare di poesia, e di letteratura in genere, solo i docenti universitari abilitati alla critica e nemmeno i poeti stessi. Detto ciò, e fermo restando un inevitabile livello di soggettività nella sensibilità poetica, nelle antologie di critica letteraria del novecento (comprensive anche del secondo novecento) che possiedo non trovo Danilo Dolci. Ne cito tre, tra le altre: Storia della letteratura del Novecento di Spagnoletti, Poeti italiani del Novecento a cura di Pier Vincenzo Merigaldo, Storia del Novecento in Italia di Elio Gianola. Se mi permette, comunque, anche perché sono tutto meno che un critico letterario, non seguirò il suo consiglio: se vorrò approfondire poeti del secondo novecento, lo farò con chi è più appetibile alla mia cultura e sensibilità letteraria refrattaria a ogni parvenza di retorica. Una buona giornata.

 

 Francesco Virga

E' un fatto incontestabile che Danilo nasce poeta. Il suo primo libro è un libro di poesie che, se non ricordo male, recensisce persino il giovane Pasolini. Ma sulla qualità della sua poesia i giudizi sono controversi come sulla sua opera di sociologo. Giuseppe Cipolla cita alcuni critici che hanno apprezzato i numerosi libri di poesie di Danilo. Ma penso che abbia ragione Nino Cangemi a rivendicare il suo diritto a parlare liberamente sull'opera di Danilo. Se dovessimo dare la parola solo ai critici letterari e agli accademici specializzati sarebbe davvero finita

Nessun commento:

Posta un commento