08 dicembre 2018

ARTE E STORIA SECONDO J. HUIZINGA








Fare storia significa attribuire senso, dare forma al passato. Non è un'operazione neutra. E' la tesi di Huizinga: «Se la storia, come attività dello spirito, è un ‘dar forma’, allora possiamo dire che, come prodotto, essa è una forma e ogni civiltà ricrea quella forma, secondo lo stile che le è proprio».
Alberto Olivetti
Arte e storia secondo Johan Huizinga
Il 4 novembre del 1905 Johan Huizinga, chiamato sulla cattedra di Storia nell’Università di Gröningen, tenne una prolusione scegliendo di trattare de L’elemento estetico delle rappresentazioni storiche. Un argomento che esplicitamente suonava polemico nei riguardi della cultura e della storiografia improntate al diffuso positivismo di allora. Huizinga faceva notare che «già dal momento in cui si forma la prima rappresentazione storica, la prima immagine storica, entra in gioco l’elemento comune a ricerca storica e arte». Rappresentazione e immagine storica.
Dunque rappresentare il passato non è descrivere; o integralmente ricostruire i fatti; o fornire una loro ordinata registrazione. Rappresentare (raffigurare) fatti equivale ad operare una scelta capace di mostrare i rapporti che li istituirono e quali relazioni selezionate racchiusero con il proposito di conoscere – dell’accaduto (dei fatti) – il senso. Rappresentare secondo una modalità propriamente storica, dice Huizinga, è «afferrare il significato e il rapporto tra i fatti» istituendo nessi capaci di “far sorgere davanti agli occhi del lettore un complesso chiaro di rappresentazioni, in altre parole un’immagine”. Oltre due decenni dopo, il 17 luglio 1929 ad Amsterdam, nel corso di una seduta della Sezione Storico-letteraria della Reale Accademia delle Scienze, Huizinga lesse il breve, assai denso saggio Per una definizione del concetto di storia.
Riprendeva e precisava i suoi convincimenti relativi alla ‘storia come fenomeno culturale’, ribadendo che «la storia è sempre un dar forma al passato», posto che il passato non è mai dato. E che l’esigenza di dare forma al passato si impone quale primaria istanza di civiltà. Argomenta Huizinga: «L’atteggiamento che la storia assume nei confronti del passato può ben dirsi un rendersi conto», essa ottiene la cosapevolezza che è essenziale a configurare una civiltà, ovvero «quella ideale cooperazione di vita sociale e di attività creativa dello spirito, grazie alla quale gruppi umani, determinati nello spazio e nel tempo, ci appaiono come unità nella vita storica dell’umanità». Se il senso d’una civiltà risiede nella correlativa forma di storia, se consiste nel suo proprio e peculiare rendersi conto, ovvero si fonda sulla consapevolezza che essa di sé medesima ricrea nel suo passato e che dal suo passato ricava, allora, puntualizza Huizinga, «ogni civiltà produce una sua propria forma di storia».
È essenziale dare una forma del passato secondo un intendimento, in vista della formulazione d’una identità riconoscibile da affermare poiché, chiarisce Huizinga «civiltà ha un senso unicamente come processo di conformazione a uno scopo, è un concetto teleologico, così come ‘storia’ è una conoscenza finalistica per eccellenza». Il passato che ciascuna civiltà riconosce per suo è, allora, il risultato di una rappresentazione realizzata in ‘immagine comprensibile’.
La storia, dunque, viene a determinarsi come una ‘forma dello spirito’. Essa manifesta i caratteri inerenti a ciascuna civiltà fino a costituirsi secondo l’universalità che promana e si attesta sul ‘particolare’ distintivo di ognuna. Su questo presupposto Huizinga può parlare di «pluralità di forme di storia». Infatti, spiega, «ogni civiltà, e ogni cerchia culturale, deve ritenere per vera la sua storia, e lo può fare, purchè la costruisca secondo le esigenze critiche che la sua coscienza culturale le detta».
E riassume, infine, Huizinga la sua riflessione in una definizione: «la storia è la forma dello spirito in cui una civiltà si rende conto del suo passato». Una formula che, dice «qualcuno troverà troppo semplice, troppo ovvia», mentre egli ritiene che con essa, tra l’altro, «si evita l’irrilevante questione dei rapporti tra arte e storia». Irrilevante perché non ha rilievo, accertato «l’elemento comune a ricerca storica e arte», equiparate, arte e storia, alla stregua dei presupposti formali degli assunti, delle accertate concomitanze, delle procedure consimili, delle resultanze: «Se la storia, come attività dello spirito, è un ‘dar forma’, allora possiamo dire che, come prodotto, essa è una forma e ogni civiltà ricrea quella forma, secondo lo stile che le è proprio», sostiene Huizinga.
Il manifesto – 7 dicembre 2018

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