07 dicembre 2012

ILLUSIONI PERDUTE




 Il Corriere della Sera qualche giorno fa ha ristampato una parte dell’introduzione  di Alessandro Piperno  alla nuova edizione delle «Illusioni perdute» di Honoré de Balzac, pubblicata dagli Oscar Classici Mondadori (pp. 800, € 13,50) nella traduzione di Dianella Selvatico Estense e Gabriella Mezzanotte.  Riproponiamo di seguito un passo  del testo di Piperno che rivisita un classico della letteratura francese dell’800
A Alessandro Piperno - Il trionfo della volgarità

Passy, oggi, è un quartiere residenziale di Parigi adagiato sulla riva destra della Senna. Uno spazio urbano a dir poco esclusivo (quindicimila euro a metro quadro) che gode di totale autosufficienza. Chi vive lì trova tutto quello di cui ha bisogno: e chi vive lì ha bisogno di molte cose. L’atmosfera che vi si respira quasi tutto l’anno (soprattutto quando il cielo grigio del mattino viene scaldato dai colori esotici della frutta, dei crostacei, delle tartelettes geometricamente esposti dietro le vetrine) è quella di un Natale perpetuo. Gli showroom di biancheria e di arredo per la casa meritano una menzione speciale: non ce n’è uno che non esibisca un soggiorno e una cucina in cui chiunque amerebbe trasferirsi.
Nonostante (o forse in virtù?) di tanta distinzione, Passy non è un quartiere turistico. I bistrot sono affollati di benestanti famiglie autoctone e di studentesse americane della New York University, la cui sede parigina è una delle glorie del quartiere. Quando siedi tra loro, come uno sfiancato flâneur baudelairiano, quasi non ti ricordi di essere così vicino al fiume. Passy sembra costruita per suggerire in chi vi abita l’illusione di aver raggiunto finalmente un porto sicuro. Forse non è un caso che con tutta Parigi a disposizione Bernardo Bertolucci abbia rinchiuso Paul e Jeanne — gli immortali sporcaccioni di Ultimo tango — proprio in un appartamento di Passy.

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