29 maggio 2018

K. MARX, Classi e lotte di classi nell'800





Un certificato di appartenenza al sindacato dei fonditori di Inghilterra, Irlanda e Galles, formato nel 1809

 

L’Inghilterra, dove l’industria ha raggiunto il massimo grado di sviluppo, ha le coalizioni operaie più numerose e organizzate. In Inghilterra non ci si è fermati a coalizioni parziali, di quelle che perseguono solo lo scopo di un effimero sciopero e scompaiono con esso. Si sono formate delle coalizioni permanenti, delle trades-unions che servono agli operai da baluardo nelle loro lotte con gli imprenditori. Ed attualmente tutte queste trades-unions locali fanno capo alla National Association of United Trades, il cui comitato centrale risiede a Londra e che conta già ben 80.000 iscritti. La formazione di questi scioperi, coalizioni, trades-unions è andata di pari passo con le lotte politiche degli operai che costituiscono adesso un grande partito politico sotto il nome di Chartistes.
È sempre sotto la forma delle coalizioni che sorgono i primi tentativi dei lavoratori per associarsi tra di loro. La grande industria agglomera in un sol luogo una folla di persone sconosciute le une alle altre. La concorrenza le divide per contrasto di interessi. Ma la conservazione del salario, questo comune interesse che esse hanno contro il padrone, le riunisce in uno stesso proposito di resistenza - coalizione. Così, la coalizione ha sempre un duplice fine: far cessare la concorrenza tra gli operai per poter fare una concorrenza generale al capitalista. Essendo lo scopo originario della resistenza quello della conservazione dei salari, man mano che i capitalisti si riuniscono a loro volta in un proposito di repressione, le coalizioni, prima isolate, si raggruppano e, nel confronto col capitale sempre unito, la conservazione dell’associazione diventa più necessaria di quella del salario. E ciò è tanto vero che gli economisti inglesi esprimono grande meraviglia nel vedere gli operai che sacrificano una buona parte del salario in favore di quelle associazioni che agli occhi di essi economisti sono sorte solo in difesa del salario. In questa lotta - autentica guerra civile - si fondono e si sviluppano tutti gli elementi necessari ad una battaglia che verrà. Una volta giunta a questo punto, l’associazione assume un carattere politico.
Le condizioni economiche avevano trasformato dapprima la massa in lavoratori. Il dominio del capitale le ha creato una situazione comune, degli interessi comuni. Ed ora questa massa è già divenuta una classe di fronte al capitale, ma non ancora per se stessa. Nel corso della lotta, di cui abbiamo segnalato solo qualche fase, questa massa si riunisce e si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta fra classi è lotta politica.
Nella borghesia, dobbiamo distinguere due fasi: quella durante la quale si costituì in classe sotto il regime della feudalità e della monarchia assoluta, e quella in cui essa, già costituita in classe, rovesciò la feudalità e la monarchia per trasformare la società in una società borghese. La prima, di queste fasi fu la più lunga e quella in cui occorsero i maggiori sforzi. Anche la borghesia aveva cominciato con delle coalizioni parziali contro i signori feudali.
Si sono fatte molte ricerche per tracciare le diverse fasi storiche percorse dalla borghesia, dal comune fino alla sua costituzione come classe. Ma quando si tratta di rendersi esattamente conto degli scioperi, delle coalizioni, e di tutte le. altre forme con le quali i proletari vanno compiendo, davanti ai nostri occhi, la loro organizzazione in classe, gli uni sono presi da un reale timore, gli altri esibiscono un disprezzo trascendentale.
Una classe oppressa è la condizione indispensabile di ogni società fondata sull’antagonismo classista. L’affrancamento della classe oppressa indica perciò necessariamente la creazione di una società nuova. Perché la classe oppressa, possa affrancarsi è necessario che i poteri produttivi già acquisiti, ed i rapporti sociali già esistenti non possano più coesistere. Di tutti gli strumenti di produzione, il potere produttivo più grande è proprio la classe rivoluzionaria. L’organizzazione degli elementi rivoluzionari come classe suppone l’esistenza delle forze produttive che potevano generarsi in seno alla vecchia società.
Ciò significa che dopo la caduta della vecchia società ci sarà una nuova dominazione di classe, che si concreterà in un nuovo potere politico? No.
La condizione dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi, così come la condizione e l’affrancamento del terzo stato, dell’ordine borghese, fu l’abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini.
La classe lavoratrice, nel corso del suo sviluppo, sostituirà all’antica società civile una forma di associazione che escluderà le classi ed il loro antagonismo e non vi sarà più potere politico propriamente detto, in quanto il potere politico è proprio la sintesi ufficiale dell’antagonismo nella società civile.
Nel frattempo, l’antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, una lotta che, spinta alla sua espressione più alta, è una rivoluzione totale. D’altronde, c’è da meravigliarsi che una società fondata sull’opposizione delle classi, porti ad un contrasto forte, ad un corpo a corpo finale?
Non dite che il movimento sociale esclude il movimento politico. Un movimento politico che non sia al tempo stesso sociale, non esiste.

Da Miseria della filosofia, Paperbacks marxisti Newton Compton – trad. Enzo Agozzino

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