28 maggio 2018

LA RIMOZIONE DI G. LUKACS


Dopo la rimozione della statua, ora è la volta dell'archivio del filosofo ungherese, ebreo e marxista. Un esempio del modello d'Europa che ci attende se vincono i sovranisti alla Orban-Le Pen-Salvini-Di Maio. Ai sostenitori dell'incultura e dell'inciviltà (ricordate i “vaffa day”?) la Memoria da fastidio.


Andrea Tarquini

La denuncia delle opposizioni ungheresi “Orbán ha requisito gli archivi di Lukács”

Un gravissimo colpo sarebbe stato inferto dalle autorità ungheresi al patrimonio culturale della nazione magiara, dell’Europa e del mondo intero. L’archivio del grande filosofo marxista critico György Lukács, pieno di manoscritti inediti, appunti ed epistolario, ospitato nell’appartamento di Belgrád Rákpart dove Lukács visse fino alla morte, pare che di fatto non esista più. Lo denuncia l’influente sito ungherese Népszava, una delle ultime voci indipendenti tra i media ungheresi dopo le ulteriori strette attuate a seguito della schiacciante vittoria elettorale del popolare premier sovranista nazionalconservatore ed euroscettico Viktor Orbán ( foto) l’8 aprile scorso.

Sono rimasti solo i libri che Lukács collezionava ovviamente a migliaia, ma libri di chiunque, opere già pubblicate e note. Il prezioso materiale su cui studiava fino a poco fa un team di esperti ungheresi e internazionali della Fondazione Lukács, invece, quindi il materiale più importante perché composto di inediti che potrebbero portare nuove rivelazioni sull’evoluzione del pensiero del maggior filosofo marxista critico e antitotalitario del ventesimo secolo, non sono più accessibili a nessuno. Sono stati tutti portati via da ignoti verso destinazione sconosciuta.

Gli ignoti, presumibilmente secondo Népszava agendo agli ordini delle autorità ungheresi, hanno anche cambiato la serratura in modo da impedire a chiunque di entrare. Hanno licenziato i dipendenti dell’archivio e a quanto pare è stato impedito loro con ogni mezzo di entrarvi, anche a chi affermava di avervi lasciato effetti personali.

Con ogni probabilità, scrive ancora Népszava, citando Andras Kardos, uno dei collaboratori dell’archivio licenziati, è persino probabile che dell’azione “notte e nebbia” non sia stata informata nessuna istituzione culturale, nemmeno l’autorevole, illustre Accademia delle scienze ungherese e il suo presidente László Lovász. Agnes Erdelyi, presidente del curatorio internazionale dell’archivio di Lukács, ha detto che intende sollevare subito il problema con il presidente dell’Accademia delle scienze.

Cessa così di esistere, almeno per il momento, cancellato per volere dall’alto, uno dei più importanti archivi di studi filosofici del mondo, quello di Lukács appunto, che era accessibile agli studiosi di tutto il mondo fin dal 1972, cioè fin dalla piena epoca della Guerra fredda e precisamente al lungo periodo della blanda, tollerante dittatura comunista di János Kádár. Si dice a Budapest che il governo voglia poi riaprire la casa del filosofo come museo della sua vita, ma senza restituire al mondo quell’inestimabile patrimonio di ricerca.
La Repubblica – 28 maggio 2018

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