17 maggio 2018

MASSONERIA E PARTITO COMUNISTA ITALIANO



Nel 1945-47 rapporti intensi legarono il Grande Oriente d'Italia di Guido Laj e il Partito comunista di Palmiro Togliatti. Una pagina interessante della storia italiana del dopoguerra, ancora oggi poco conosciuta.
Giorgio Amico
Massoneria, Partito comunista e Chiesa cattolica nell'Italia del dopoguerra
Ricostituitasi all'indomani della caduta del fascismo, già nei primi giorni del governo Badoglio la Massoneria comincia a riorganizzarsi, alla luce del sole nei territori liberati dagli Alleati, clandestinamente nella parte d'Italia ancora occupata dai tedeschi. Logge clandestine nascono a Roma, Milano e nelle più importanti città italiane, mentre molti Liberi Muratori partecipano attivamente alla Resistenza. Una lotta a cui la Massoneria versò un pesante contributo di sangue a partire dai 18 massoni romani trucidati nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Una opposizione ben nota a Mussolini e al governo della Repubblica Sociale, tanto che Giovanni Preziosi, Ispettore generale per la demografia e la razza della RSI, nell'agosto 1944 giunge a proporre la pena di morte mediante fucilazione per i massoni clandestini e Julius Evola (tanto caro all'attuale Grande Oratore del Grande Oriente d'Italia che non perde occasione per esaltarne importanza e "attualità" del pensiero), dopo esser volato già nel settembre 1943 al Quartier Generale di Hitler per ricevere disposizioni, si stabilisce a Vienna dove opera attivamente fino all'arrivo dei russi e alla fine delle ostilità al servizio dell'ufficio speciale delle SS incaricato della liquidazione definitiva della Massoneria nei territori occupati dalle armate del Reich.
Quella che rinasce dopo il ventennio fascista, che aveva visto la devastazione delle logge e la messa fuorilegge dell'istituzione, è dunque una massoneria che guarda a sinistra, al Partito repubblicano di Randolfo Pacciardi e al Partito socialista di Nenni, ma anche ai comunisti. Soprattutto dopo la fine dell'effimera esperienza del Partito democratico del lavoro prima e dell'Unione Democratica Nazionale poi, il Grande Oriente d'Italia si volge decisamente a sinistra. Netta è la preclusione antifascista, mentre forti sono le preoccupazioni per una Democrazia cristiana che presenta forti elementi di integralismo religioso.
 
 
In quest'ottica già dalla primavera 1945 contatti vengono stretti con il Partito comunista a cui il GOI fa pervenire tramite un alto dignitario del Rito Scozzese, materiali interni e circolari. Significativa è anche la presenza massonica nelle fila del partito di Togliatti: solo a Roma i massoni iscritti al partito sono tra i 100 e i 150. Altrettanto forte l'interesse del PCI per le vicende, invero piuttosto travagliate (sono operanti diversi gruppi massonici che si combattono aspramente), della Libera Muratoria italiana. In un documento, conservato presso la Fondazione Istituto Gramsci, contrassegnato dalla dicitura a penna “segreto”, si stabilisce di “introdurre nella massoneria un certo numero di compagni allo scopo di influenzarne l'indirizzo politico; cosa non solo possibile data la situazione interna della massoneria, ma particolarmente opportuna dato che la M. ha una certa influenza sui ceti medi (piccola borghesia radicale)”. 
Con molta spregiudicatezza il Pci apre alla Massoneria. Così il 10 marzo 1946 lo stesso segretario Palmiro Togliatti tiene alla Normale di Pisa una prolusione su Giuseppe Mazzini, con Garibaldi figura di riferimento fondamentale per la Massoneria italiana, in cui esalta la figura dell'esule come il più grande riformatore italiano dell'Ottocento. “Mazzini – afferma Togliatti – giganteggia perchè la sua intuizione riformatrice e le sue idee riformatrici sono inserite in una concezione generale del mondo e della vita dalla quale egli ricava una direttiva per l'azione”. Concezione generale del mondo e della vita, sia detto per inciso, che il Grande Oriente rivendicava orgogliosamente come propri fin dalla sua fondazione all'indomani dell'unità d'Italia.
Approcci che inquietano le autorità, massoniche e non solo, americane, ormai entrate nell'ottica dell'incipiente guerra fredda. Chiarimenti in merito vengono chiesti al GOI, che è in attesa di riconoscimento, anche su pressioni insistenti di gruppi massonici concorrenti come il gruppo diretto da Liborio Granone che, allo scopo di accreditarsi come il più filoamericano, invia lettere di fuoco alla Gran Loggia di New York per denunciare le compromissioni del GOI con i comunisti.
    Guido Laj
Nonostante le preoccupazioni americane il Grande Oriente insistette a puntare sulla sinistra nel suo complesso e in particolare sul Pci perchè la Repubblica in via di definizione costituzionale nascesse laica e aconfessionale e dunque per il rigetto degli accordi fra Stato e Chiesa negoziati da Mussolini nel 1929, i famosi Patti lateranensi. In questo senso,il Gran Maestro del GOI, Guido Laj, inviò un proprio delegato al Pci proponendo un patto di collaborazione su tre punti: lotta all'integralismo clericale, divorzio e scuola laica. Lo stesso Laj alla vigilia del voto alla Costituente si recò personalmente da Togliatti per comunicargli che “la massoneria non poteva neppure considerare l'ipotesi che i patti del Laterano potessero essere recepiti nella Costituzione”. Togliatti gli assicurò che il Pci era fermamente della stessa opinione, ma il giorno dopo, rompendo con socialisti e laici, i rappresentanti comunisti votarono compatti assieme alla DC per l'inserimento.
Come sottolinea Giuseppe Vacca nel suo recentissimo lavoro su comunisti e democristiani nel “lungo dopoguerra” a Togliatti interessavano le masse cattoliche per l'influenza che avrebbero potuto esercitare sui vertici della gerarchia ecclesiastica in funzione filocomunista all'interno e filosovietica all'estero. Un lucido tentativo di inserire una zeppa nel fronte occidentale e staccare la Chiesa dalla logica della Guerra fredda e dall'abbraccio con Washington. In quest'ottica, avallata dai sovietici e da Stalin, anche il momentaneo idillio con il Grande Oriente d'Italia poteva essere tranquillamente sacrificato. 
I massoni si sentirono traditi e ci restarono male, ma non per questo cessarono di auspicare l'adozione di una decisa politica riformatrice da parte di tutta la sinistra Pci compreso. Illusioni spazzate vie nel breve arco di due anni dagli sviluppi della situazione nei paesi dietro la cortina di ferro dove la massoneria veniva messa fuorilegge e perseguitata con la stessa durezza usata dai regimi fascisti filonazisti durante la guerra. Anche per i massoni il punto di rottura fu rappresentato dai fatti cecoslovacchi dell'inizio 1948 con l'assassinio del primo ministro Jan Masaryk, la presa del potere del Pc e la messa fuorilegge della massoneria, molto influente nel paese, di cui Masaryk era stato un illustre esponente. Da allora non ci furono più rapporti con il Pci, anche se non pochi massoni restarono iscritti al partito.
Articolo di Giorgio Amico

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