27 dicembre 2015

LA BELLEZZA COMPAGNA DI VITA DI MATISSE


Henri Matisse fu per tutta la vita un collezionista d'arte. I quadri (suoi e degli altri) lo aiutavano a vivere. Appena sposato comprò il suo primo Cézanne con i soldi della dote della moglie.
Lea Mattarella
Henri e Pablo rivali per gioco ma non troppo
«Matisse possedeva in quei tempi un piccolo Cézanne e un piccolo Gauguin e diceva che tutti e due gli erano necessari. Aveva comprato il Cézanne con la dote di sua moglie e il Gauguin con l'unico gioiello che lei avesse mai posseduto, l'anello. E siccome a Matisse i due quadri erano necessari, erano felici. Il quadro di Cézanne rappresentava dei bagnanti presso una tenda; quello di Gauguin la testa di un ragazzo. Più tardi, passando gli anni, quando Matisse divenne molto ricco, non smise più di comprar quadri. Diceva che lui di quadri s'intendeva e ci aveva fiducia, mentre d'altro non s'intendeva. Così per suo piacere e come l'ottimo dei capitali da lasciare ai suoi figli comprava dei Cézanne».
A donarci questo folgorante ritratto di Matisse collezionista è Gertrude Stein nell'Autobiografia di Alice Toklas che altro non è che il racconto della sua vita. È lei ad aver rivelato anche il gustoso aneddoto che vede Matisse e Picasso scambiarsi due opere e scegliere in dono ognuno il dipinto meno significativo dell'altro. Erano i due grandi del secolo e come tali si sono confrontati. Amandosi, spiandosi, ma anche alimentando una rivalità a colpi di capolavori, «in un botta e risposta tra Gioia di vivere e Demoiselle d'Avignon ». 
    Matisse
Matisse acquista le Tre bagnanti di Cézanne nel 1899 da Ambroise Vollard, il mercante che aveva fatto del pittore di Aix la grande avventura della sua vita, per dirla ancora con la Stein. Il dipinto diventerà il suo portafortuna e se ne priverà solo nel 1936 quando ne farà dono al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris.
Accanto al Cézanne entra subito agli esordi della collezione, il gesso del Busto di Henri Rochefort di Auguste Rodin che era appartenuto a Manet. Sono anni in cui Matisse lavora alla scultura nello studio di Emile Bourdelle. Dirà più tardi di averlo fatto «come studio complementare, al fine di mettere ordine nel mio cervello». È invece creativamente disordinata la sua raccolta che, d'altra parte, non è quella di una persona qualunque: è un museo soggettivo che suggerisce la profonda natura delle sue scelte artistiche.
Ed è per questo che nelle pareti della casa e dell'atelier possono convivere le opere dei suoi contemporanei, i frammenti dei tessuti copti, insieme alle sculture primitive. Un po' come succede nei suoi interni dipinti dove tutto sta insieme in maniera armonica.

    Matisse, Atelier Rouge (1911)
Se Cézanne è il grande amore dell'inizio, sarà un altro impressionista, Auguste Renoir, a rapirgli lo sguardo in un secondo momento. Ecco come la sua mente critica e speculativa riesce a tenere insieme il rigore severo del primo, con il monumento alla sensualità senza pensieri messo in scena dal secondo: «L'opera di Renoir, dopo quella di Cézanne la cui grande influenza si è subito manifestata presso gli artisti, ci salva dall'astrazione pura. Le regole che si può cercare di stabilire considerando l'opera di questi due maestri appaiono più difficilmente decifrabili in Renoir, che ha maggiormente dissimulato il proprio sforzo… L'aspetto della sua opera ci fa vedere un artista che ha ricevuto i grandi doni e ha saputo rispettarli con riconoscenza».
Insieme a loro, in casa Matisse ci sono i compagni di strada dell'avventura fauve come Derain e Marquet, Gris e Severini, Signac e Seurat. Il piccolo paesaggio di quest'ultimo è accanto a una riproduzione della Lotta di Giacobbe con l'angelo di Delacroix. Matisse confessa all'amico Charles Camoin di aver capito di possedere sia l'animo scientifico e puntiglioso di Seraut che quello romantico di Delacroix. In un perfetto equilibrio.

La repubblica – 12 dicembre 2015

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