04 aprile 2018

NINO CANGEMI RECENSISCE L'ULTIMO LIBRO SU G.G. BATTAGLIA



Giuseppe Giovanni Battaglia, il poeta di Aliminusa, quasi sconosciuto
Antonino Cangemi

La notorietà, nella letteratura, è frutto di tanti fattori, non sempre legati al merito. Basti pensare che un capolavoro come “Il gattopardo” è stato pubblicato solo dopo la morte dell’autore e ha rischiato di rimanere sconosciuto al grande pubblico.
Come il successo letterario dipenda anche – e, purtroppo, sempre più – dal caso e dalla fortuna, lo dimostra il fatto che un poeta dello spessore di Pino Battaglia, che non sfigurerebbe al cospetto di tanti acclamati autori del nostro Novecento, sia oggi pressoché sconosciuto.
Queste considerazioni rendono ancor più meritoria l’iniziativa della casa editrice Salvatore Sciascia che, in questi giorni, ha dato alle stampe un volume finalizzato a far luce sull’opera poetica dell’autore di Aliminusa, scomparso negli anni Novanta del secolo scorso ad appena 44 anni, “Religiosità e laicità nella poesia di Giuseppe Giovanni Battaglia” di P.P. Punturello, C. Scordato, N. Vara, F. Virga.
Il libro, che si avvale dell’introduzione di Vincenzo Ognibene, artista di Aliminusa amico di una vita del poeta, contiene gli atti del convegno tenutosi sul tema di cui al titolo il 19 settembre del 2016 presso la chiesa San Giovanni Decollato di Palermo.
A quel convegno parteciparono esponenti delle comunità religiose – il rabbino Pierpaolo Pinhas Punturello e don Cosimo Scordato – e intellettuali laici – il giornalista e scrittore Nuccio Vara e il presidente del Cesim di Marineo, cultore di letteratura Francesco Virga.
Dal confronto tra sacerdoti di larghe vedute – non certo “confessionali” nel senso proprio del termine – e uomini di cultura sensibili ai valori etici e alla tradizione storica della sinistra, emerge un interessante dibattito che coglie diversi aspetti della fisionomia umana e poetica di Pino Battaglia. Nello stesso tempo, il dibattito mette in risalto la superlativa qualità estetica della poesia di Battaglia, testimoniata anche da alcuni testi posti a corredo della pubblicazione.
L’intervento del rabbino Punturello pone l’accento sui legami con la Bibbia, il vecchio Testamento in particolare, e con la tradizione cristiana ebraica nei versi di Battaglia; quello di don Cosimo Scordato, nel riconoscere l’ancestrale identità contadina dell’uomo e del poeta Battaglia, coniuga il suo attaccamento alla terra a una sua insopprimibile spiritualità: Dio si rivela all’autore in quella natura e in quella secolare civiltà rurale cui offre religiosa devozione. E se Punturello e Scordato si soffermano maggiormente sulle istanze religiose della poesia di Battaglia (istanze presenti soprattutto nelle sue ultime sillogi), Vara e Virga riflettono di più sui contenuti “laici” dei suoi versi, ammesso possa ritenersi legittima una distinzione tra “religiosità” e “laicità” nel suo universo lirico se non per spicciole ragioni pratiche-sistematiche. Sicché Nuccio Vara, nelle sue pagine, ci offre un ritratto dell’uomo e amico Battaglia (lo chiama familiarmente Piddu) conosciuto al pensionato universitario San Saverio, e, con felice sintesi, ci illustra la sua evoluzione letteraria e politica, oltre che religiosa, legandola ai contesti socio-culturali con cui dovette confrontarsi; Francesco Virga, nel suo ricco e articolato contributo, traccia un intelligente parallelismo tra Pasolini e Battaglia, entrambi visceralmente legati alla civiltà contadina e vittime del suo progressivo, inesorabile dissolvimento (avvertito profeticamente dal poeta di Casarsa), entrambi marxisti e cristiani estranei a ogni logica d’appartenenza, entrambi poeti dibattuti tra le esigenze di esprimersi in dialetto e in lingua, per limitarci solo ad alcuni dei tratti che li accostano.
Raccomandare di leggere questo libro su Battaglia, di per sé pregevole, è il minimo: occorre recuperare le sue opere, oggi raccolte (non tutte però) nel volume “Poesie” edito da Lithos nel 2015 grazie soprattutto a Vincenzo Ognibene, e diffonderle affinché gli studiosi di letteratura seri e appassionati (vogliamo sperare ce ne siano ancora) le promuovano come meritano.

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