11 settembre 2017

L. SCIASCIA, Degli amici mi guardi Iddio...


Tullio Pericoli. Leonardo Sciascia (1990)


 
I Foglietti di diario furono pubblicati in Francia da Pandora nel 1980 con la traduzione di Jean-Noël Schifano come una sorta di integrazione alla prima raccolta di poesie di Leonardo Sciascia, La Sicilia il suo cuore. Risalgono agli anni '50 del Novecento ed oggi si trovano nel volume I delle Opere dello scrittore di Racalmuto (Adelphi, 2016). Si tratta di testi generalmente molto brevi in cui prevale la poetica di un “idillio” (piccola immagine, quadretto) modernamente inteso, non cioè come mera rappresentazione di un “sito”, ma come “situazione”, avventura del soggetto, relazione dell'io poetante con esso sito. Rifiutati gli ermetismi, e con ciò anche la ricerca di simbologie che rimandino ad un oltre, ad una qualche metafisica, si possono individuare due tipi di soggetto per i quadretti: quello umano-sociale (Rapolano Terme... o Ballerine in treno per esempio) e quello paesaggistico, di una natura cioè fortemente umanizzata, segnata dalla cultura.
Fuori da questa sommaria distinzione è il testo che qui propongo. Lo si può propriamente definire un epigramma, come quelli antichi di Marziale, visto che contiene una tensione aggressiva ed è costruito su una “dissimmetria”, ove ad una premessa relativamente ampia, distesa, corrisponde l'aliquid luminis, la stoccata finale breve e concentrata. Il maestro di Racalmuto non rinuncia ad esplicitare questo impianto, dividendo in due strofe la poesia.
Il “foglietto” si intitola Ad un amico, ma il tono – durissimo - lo rivela diretto a un ex amico o a un finto amico. (S.L.L.)


AD UN AMICO
di Leonardo Sciascia
 
S'io cerco nelle tue pupille
quel che di me ti fa diverso,
il tuo sguardo mi tocca d'odio, sfuggendo.
In fondo ai tuoi occhi, come un ucciso
in un pozzo, la malizia avvelena
misere cose che senza memoria nascondi.
Così il cane sotterra frenetico
l'osso rubato - e all'istante dimentica.

E vivi soltanto per questo,
che ad un momento - io distratto -
tu possa nel mio piatto povero
metter lo schifo di una mosca morta.


In Fables de la dicyature - La Sicile, son coeur, Pandora, Parigi, 1980

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