28 settembre 2017

NICOLO' MESSINA DALLA CATALOGNA CON DIS-AMORE


      Il mio fraterno amico Nicolò Messina, docente di lingua e letteratura italiana all'Università di Valenca, in vista del referendum che si terrà nella regione catalana domenica prossima, mi ha inviato la traduzione italiana (fatta da lui stesso) di alcuni versi catalani di Manuel Forcano che invita a leggere come un manifesto cifrato a favore dell'autodeterminazione del popolo catalano contro il fascismo strisciante del governo centrale spagnolo. (fv)





Dalla Catalogna con (dis)amore

Man(u)el Forcano non è Dante, ma all’interpretazione letterale di questi versi amorosi si può forse aggiungere, come il fiorentino suggeriva, quella allegorica. Stando come stanno, tra l’altro, in questi giorni, le cose in Catalogna. E lasciamo pure da parte le ultime due interpretazioni, la morale e l’anagogica, che sembrano fuori luogo. Buona lettura!
[N. Messina]

Come il vento

Manuel Forcano i Aparicio (Barcelona, 1968)

Come il vento che si mangia le punte
delle bandiere, così cominciammo
a disinnamorarci.
E quale spettacolo il nostro,
a fabbricare invano una speranza
dopo l’altra.

Di questi anni, sì,
restano dei bei ricordi,
spade che brillano
persino nelle tenebre.
Però ora lo vedo chiaro:
eravamo un albero che cresceva
con asce alle radici.

Quante volte
mi si è cancellata questa poesia
per le lacrime.
  
Per leggere l’originale in catalano e sentirlo recitato da un videoclip, cliccare qui di seguito:

Ecco l’originale in lingua catalana:

Com el vent que es menja per les puntes
les banderes, així vam començar
a desestimar-nos.
I quin espectacle el nostre,
fabricant debades una esperança
rere l'altra.

D'aquests anys, sí,
queden alguns bells records,
espases que brillen
fins en les tenebres.
Però ara ho veig clar:
érem un arbre que creixia
amb destrals a les arrels.

Quantes vegades
se m'ha esborrat aquest poema
per les llàgrimes.

Manuel Forcano


1 commento:

  1. Caro Franco,
    non così esplicita la mia posizione, ma hai indovinato, messo il dito nella piaga del disamore crescente che serpeggia da qualche anno in Spagna.
    Quel che accade in Catalogna ha dell'incredibile. Ci ho vissuto e lavorato per dieci anni, e in zona catalana (senza se né ma) e per certi versi catalanista, Girona. Se ultimamente i catalani si sono spinti così tanto, fino alla richiesta di divorzio, un motivo ci sarà: le sordità interessate del governo centrale, le chiusure a tradurre in fatti l'articolazione potenzialmente federale del Regno di Spagna. Lo Statuto speciale della Catalogna, riformato dal Parlament de Catalunya e approvato con regolare referendum (2006) dai catalani, è stato impugnato dal PP di Rajoy, sabotato, boicottato.
    È inaccettabile oggi l'accerchiamento del potere giudiziario eterodiretto, divenuto anche poliziesco manu militari, di cui è vittima la Catalogna. Ancor di più la latitanza del Presidente del Governo, Mariano Rajoy. Insopportabile e triste quel che in questi giorni si vede nei telegiornali e gli amici catalani ti raccontano. Le questioni politiche si affrontano politicamente. I moscerini non si cacciano via a cannonate. Ma la destra spagnola, che non ha ancora fatto i conti con il franchismo né ne ha preso chiaramente le distanze, è quella che è.
    Ti abbraccio da València,
    Nic

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