26 settembre 2017

LA FORTUNA CRITICA DI B. BRECHT

L' opera di B. Brecht è stata spesso fraintesa. Peraltro, dopo il crollo del muro di Berlino e l'implosione dell'impero sovietico, si è ingiustamente accusato il grande drammaturgo e poeta tedesco di aver fatto propaganda a favore del cosiddetto "socialismo reale". Nulla di più falso! Brecht ha combattutto per tutta la sua vita ogni forma di dogmatismo e totalitarismo.



Il filosofo Rocco Ronchi  ha dedicato di recente uno studio a B. Brecht intitolato: Brecht. Introduzione alla filosofia,   edizioni et al.  Milano, 2013.  Riprendo di seguito un brano dell’intervista che il filosofo ha rilasciato a Massimo Marino che mette ben in evidenza l’originalità del metodo di lavoro brechtiano:


Il metodo brechtiano e il metodo della filosofia sono sostanzialmente identici. La caratteristica rilevante del rapporto di Brecht con la filosofia non è dovuta semplicemente al fatto che Brecht introduca la filosofia o il marxismo come temi del suo teatro. Brecht introduce piuttosto la filosofia come metodo. Il suo teatro è filosofico dal punto di vista formale: in quanto tale esso è teatro “epico” . È un teatro filosofico perché parte dall'idea che l'operazione teatrale debba in qualche modo risolversi in una problematizzazione sistematica dell'ovvio. Il metodo brechtiano è questo dopo tutto: problematizzare l'ovvio. È molto simile a quello che Husserl chiama "riduzione fenomenologica", ed è per questo che il Brecht messo in scena da Strehler a Milano sollevò gli entusiasmi della scuola fenomenologica milanese, in primis Enzo Paci. Per riduzione fenomenologica Husserl intendeva la sospensione dell’“atteggiamento naturale”, vale a dire la sospensione della nostra ingenua fiducia nell'esserci delle cose e nell'esserci di una realtà già costituita secondo orientamenti prestabiliti.

Brecht in L'eccezione e la regola scrive: “Vogliamo riferirvi la storia di un viaggio compiuto da uno sfruttatore e da due sfruttati. Osservatene bene il contegno. Trovatelo strano, anche se consueto[…]E - vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto è naturale…”

 Che cos'è poi dopotutto il Verfremdungseffekt se non questa tecnica dello straniamento che sappiamo Brecht ricava dai formalisti russi durante il suo soggiorno in Russia? Ma la tecnica dello straniamento non è una tecnica drammaturgica; la tecnica dello straniamento è la riproposizione a livello drammaturgico di quella che da sempre è stata la postura del filosofo nei confronti dell'esperienza. Se uno ritorna all'incipit della filosofia occidentale trova la figura di Socrate. Ebbene che cosa fa di Socrate il filosofo prototipico? Il fatto che non si accontenta di quelle che sono le risposte tradizionali alle grandi questioni dell'uomo. Socrate problematizza sistematicamente queste risposte, cioè le mette costantemente in una situazione di epoché, cioè le sospende. Socrate non era forse paragonato a una torpedine? Questo viene detto nel Simposio, il famoso dialogo in cui Aristofane parla di Socrate. In esso si dice che Socrate nella città si presenta come qualcuno che intorpidisce l'interlocutore. Perché lo intorpidisce? Perché lo paralizza. Lo paralizza perché lo confuta, anzi perché lo mette nella situazione di doversi confutare da solo. Non è questa forse anche la posizione brechtiana? Non è forse questo il metodo drammaturgico brechtiano?

Il testo integrale dell’intervista, illustrato da bellissime foto che riprendono alcune famose messe in scena del teatro brechtiano a cura del Piccolo Teatro di Milano, lo potete leggere in   http://www.doppiozero.com/materiali/brecht-un-discorso-sul-metodo

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