13 settembre 2017

MARCO NINCI SUL "PROCESSO" DI F. KAFKA






       Nel "Processo" di Franz Kafka tutto ciò che riguarda il tribunale è onnipresente, non c'è porticina che non apra uno sguardo su di esso. Nello stesso tempo il tribunale è logoro, corrotto, polveroso, vecchio di una vecchiezza squallida. Eppure è un'istanza suprema, non c'è nulla che sia più in alto di lei; ci si rivolge a lei nel momento nel momento in cui ci schiaccia, disinteressandosi di noi. È il vuoto che opprime anche noi. Passiamo il tempo a incolparci reciprocamente di qualcosa, proiettando sull'uno l'ansia dell'altro. Obbediamo a un tribunale lontano e crudele, i cui messi possiamo chiamare come vogliamo: globalizzazione, nazionalismo, migranti, Unione Europea, paesi emergenti, pensionati, giovani, start up...Il risultato è sempre quello consueto: indignazione, violenza ed ansia. Sempre la stessa realtà, polverosa e decrepita.

Marco Ninci

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