19 marzo 2018

MARX SENZA BARBA E SENZA MARXISMO 1 e 2






Si avvicina il duecentesimo anniversario della nascita di Marx (5 maggio 1818). Un divertente articolo di un accademico russo inizia a celebrare l'evento.


Viktor Gaiduk

Marx senza barba né marxismo


La storia dimostra che i barbuti hanno sempre avuto un ruolo significativo nella società, soprattutto dopo la caduta di Napoleone. Karl Marx, l’autore dell’opera più nota e discussa dell’economia politica, Il Capitale, il prossimo 5 maggio compirà i 200 anni. Prima di tanti articoli ufficiali e valutazioni accademiche, diremo semplicemente che egli segnò l’inizio del movimento socio-politico noto come “marxismo” e fu costantemente riprodotto con la sua barba. Ora riprendendo un’immagine conservata negli archivi di Mosca, lo possiamo vedere non come un vecchio professore ma come giovane studente. E in tal modo torna alla ribalta tra i giovanotti di oggi, moscoviti e pietroburghesi.

Tranquillo e con un’espressione da buono, Marx si addormentò per sempre su una poltrona nel suo appartamento di Londra (1883). Sia questa poltrona mortuaria, sia la copia dell’identikit di polizia prussiana del 1836, raffigurante Marx studente e ribelle, oggi si trovano nell’Archivio di Mosca della Storia Sociale e Politica (RGASPI), in un bunker sotterraneo fatto costruire da Stalin dalle acciaierie tedesche Krupp. È il caso di ricordare che il nome di battaglia di Stalin viene dalla parola russa che significa acciaio, “Stal”.

Questo è un archivio unico, con dei fondi che contengono un gran numero di documenti e oggetti museali, testimoni della storia europea (secoli XVII-XX). Oggetto di notevole interesse per le ricerche, tale luogo conserva tra l’altro innumerevoli carte essenziali per vicende legate a rivoluzioni e a innovazioni. Tra faldoni e manoscritti qui conservati, oltre al Manifesto del partito comunista (1848), si può scoprire Il Manifesto dei barbuti della stessa data. Una celebre battuta di Marx aiuta a chiarire quanto scrivo: «La rivolta degli uomini moderni con la barba sta minando le basi su cui la borghesia focalizza la sua attenzione. Con ciò la borghesia scava la tomba a se stessa. La sua caduta e la vittoria della barba sono ugualmente inevitabili».

Herbert Wells (1866 -1946), sostenitore del socialismo democratico, visitando Mosca per parlare con Lenin e Stalin, giunse a questa conclusione: «Il Capitale di Marx è un volume folto e denso come la barba dell’autore. Un bel giorno mi armerò di forbici e gliela taglierò».

Ma Marx, ovviamente, anche nelle foto che si vedevano tradizionalmente negli uffici moscoviti del tempo che fu, è rimasto con la sua barba. Anche se, date le chiacchiere che circolarono sul suo conto sia quando era vivo sia quando fu morto, sappiamo (grazie agli archivi di Mosca e a una foto tanto citata e mai trovata) che il fondatore del marxismo fu sepolto senza la sua celebre barba. Insomma, era ben rasato. Il segreto fu custodito fino all’ultimo respiro del sistema sovietico. Forse quella foto fu distrutta, forse è ancora nascosta da qualche parte. Che cosa accadde?

Poco prima della sua morte, Karl Marx decise di iniziare una “nuova vita”. Di che cosa si trattasse esattamente non è chiaro, ma a sostegno della sua scelta e delle sue intenzioni, si privò della barba e abbandonò l’aspetto del profeta-pensatore. A meno di un anno dalla morte, il 28 aprile 1882, in viaggio in Algeria, Marx scrisse a Engels di essersi recato da un barbiere locale e di essersi fatto rasare. Fu questo Marx senza l’onor del mento che, il 17 marzo 1883, venne sepolto in un cimitero a Londra nella stessa tomba dove riposava sua moglie, scomparsa poco più di un anno prima.

Si diceva a Mosca, e si ripete ancor oggi, che la CIA - come tutti i servizi segreti riuscì a volte a essere seria fino al limite del ridicolo - pianificò con l’aiuto di uno shampoo speciale la possibilità far cadere la celebre barba di Fidel Castro, privandolo così anche dell’autorità rivoluzionaria. In effetti, potete immaginare Karl Marx, Fidel Castro, Giuseppe Mazzini o Lev Tolstoj senza barba?

Tra i documenti dell’Archivio Marx e Engels di Mosca è conservato un dagherrotipo: vediamo il vecchio Karl con una barba completamente bianca. È l’ultima sua effige. Marx senza barba è paragonabile a Marx senza marxismo. Del resto, quando in Russia proprio il marxismo ha cessato di essere la dottrina ufficiale, si è conosciuta anche l’immagine di Marx imberbe ribelle, con quattro peli non ancora rivoluzionari. Qualcuno ipotizza che quando si fece depilare dal barbiere di Algeri, smise a sua volta di essere marxista. Forse perché si era stancato, prima di molti altri, dei suoi seguaci e adoratori.

Il Sole 24Ore – 18 marzo 2018

P.S.  Leggo stamattina un commento al simpatico articolo  di sopra che mi sembra opportuno tenere presente:  



Ho avuto occasione, da quando frequento Marx, e cioè da quasi mezzo secolo, di leggere ogni sorta di falsificazioni e diffamazioni sul suo conto (e di sua moglie Jenny), scritte da specialisti del raggiro, tradotte in italiano e anche no. L’ultima, non la più grave e infame, l’ho letta sul Domenicale del Sole 24 ore di ieri (figuriamoci se quei reazionari si fanno sfuggire una simile leccornia). Si può prendere la cosa anche a ridere, tanto è maldestro e scadente il tentativo sotto ogni punto di vista, e però non va taciuto il modo truffaldino di presentare le cose da parte di un foglio che si richiama esplicitamente alla “cultura”.

L’articolo in questione è scritto da un certo Viktor Gaiduk, presentato come membro dell’Accademia delle scienze russa (cosa che di per sé non significa nulla), un “esperto di cultura musicale russa ed europea”, stimato da Indro Montanelli che lo volle suo collaboratore da Mosca (e con tale accostamento il ritratto assume il suo autentico colore).
Da  http://diciottobrumaio.blogspot.it/


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