24 gennaio 2017

D. PASSANTINO, Paese globale e paesano cellulare.






      Domenico Passantino è un giovane filologo classico “scoperto” negli anni in cui abbiamo dato vita alla rivista nuova busambra. Si deve al suo amore per la filologia la scoperta di un prezioso incunabolo del XV secolo conservato, sotto mentite spoglie, nella Biblioteca dei Cappuccini di Ciminna, annessa oggi alla Biblioteca Comunale del paese.    
      Dall’anno scorso, pur avendo un suo personale blog https://domenicopassantino83.wordpress.com/ , collabora con noi inviandoci, periodicamente, alcuni suoi acuti e gustosi pezzi. Oggi ne pubblichiamo due che ci sembrano particolarmente lucidi ed attuali:

Paese globale e paesano cellulare

Mi nasce spontanea una riflessione “liquida” da riferisi alla società liquida  (per usare le parole di Bauman o di Eco): in questa umanità/disumanità(le due parole originariamente antitetiche si compenetrano l’una nell’altra e sono complementari, destinate a diventare sinonimi, così come tutti i contrari che in modo molto liquido scorrono l’uno nell’altro); in questa società/asocietà, che è meglio chiamare sistema, tutto il mondo è paese non è più solo un detto popolare, è anzi una verità (d’altra parte vox populi vox dei), tanto è vero che si parla di villaggio globale, di una rete di rapporti commerciali, ma anche di conoscenze a distanza, che è mondiale e dove anzi la distanza si è progressivamente accorciata fino a scomparire: basta pensare ai social network, che alla lettera sono proprio connessione collettiva all’interno di un medesimo reticolato inventato (quindi virtuale) che, in una sorta di neo-idealismo platonico, crea un reticolato di connessioni reali.
Il mezzo che consente di collegarsi, di connettersi e di creare nessi e rapporti umani è il cellulare.
Cellulare è una parola che trae la sua etimologia da cella, una parola latina che vuol dire stanzetta (si pensi alle celle di una prigione o di un monastero: posti chiusi e segregati!), una stanza al pian terreno, chiusa, dove venivano conservati i prodotti agricoli, una cantina (che si chiama infatti cellarium in latino); cella è in rapporto con il greco antico kalìa che vuol dire capanna/casetta. D’altra parte anche nelle lingue anglosassoni (e per prestito anche da noi) la hall indica l’atrio, l’ingresso, una stanza dove si sosta, in locali come alberghi e case in genere.
Paradosso: il villaggio è globale, tutto il mondo è un paese, ma ciascun paesano è contemporaneamente chiuso, tramite un cellulare,  nella sua cella e connesso, sempre tramite il cellulare, alla rete globale, il che equivale a dire che ci conosciamo tutti e non conosciamo nessuno, che siamo in relazioni con tutti in tutti i momenti e sempre soli; che condividiamo tutto e nessuna idea o ideologia o valore universale; un riflusso postmoderno che si apre ad un neorealismo ipermoderno, dove ciò che è reale, come i rapporti tra gli uomini, è voluto, pensato e creato da ciò che prima è virtuale, artificiale: che sia uno dei primi passi timidi (ma non tanto!) verso una subordinazione dell’uomo e dell’umano alla macchina e al virtuale, come in un racconto distopico di George Orwell.

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Dall’ideologia all’idiozia: flussi e riflussi.

Leggo stamattina sul blog di un amico: “triste il paese che ha bisogno di grilli parlanti come moralizzatori”.
Oltre che bello è intelligente l’accostamento tra il grillo parlante della favola e il “grillismo” imperante nel panorama politico e barista italiano.
Sì, perché principalmente l’atteggiamento del grillino è quello del politicante da bar, il quale è sentitamente deluso dai partiti di destra e di sinistra, come pure degli uomini e tenta di creare un’alternativa allo status quo esistente. 
La questione, tuttavia, si pone ad uno stadio più a monte e più antico in ordine di connessioni di causa ed effetto: si è delusi dai partiti, abbiamo detto. 
Quali partiti?
La parola partito, participio passato del verbo partire, nel senso di dividere, ha quindi come significato “diviso”, cioè ha preso la sua parte, si è distanziato IDEOLOGICAMENTE dagli altri partiti. Però è noto a tutti che non si sente più parlare di partito da almeno un ventennio.
Di uomini sì, se è vero che i manifesti elettorali sembrano immagini da profilo di Facebook.
E allora?
Allora ne consegue che non c’è più una netta separazione ideologica. 
Anzi, non c’è più nemmeno una separazione.
Un po’ come il gioco del calcio è quindi questa politica,  dove non ci sono più partiti, ma squadre, ognuna identica alle altre, ognuna col solo obbiettivo di fare gol e governare.
L’ideologia e la separazione sono condannate alla damnatio memoriae
In nome di che cosa poi?
Perché questa persecuzione delle ideologie?
Mi si potrebbe rispondere: “per evitare che esse degenerino ancora, come spesso è successo nella storia, in fanatismo e portino a stragi, catastrofi, guerre e distruzioni”.
A mio avviso, la motivazione è un tantino più sottile e la espongo, seppure sarò tacciato di essere l’ennesimo chiacchierone da bar: l’ideologia, correlata e conseguente alla consapevolezza di sé inserito nel contesto società che mi circonda, farebbe risaltare in maniera netta e nitida quello che succede davvero nelle alte sfere del potere economico, nei movimenti di capitale. 
Questa coscienza della vera reale situazione sarebbe generata, e creerebbe a sua volta dei dubbi sull’agire del singolo, non pilotato né indirizzato più verso scelte di mercato, verso l’imitazione e la ripetizione meccanica ed ossessiva di comportamenti e valori borghesi o pseudo-tali.
Traballerebbe l’establishment, i vari massoni, i potenti.
La cultura, quella dell’incompetente, quella dello studio a tavolino senza nessuna remunerazione o ricompensa istantanea, è la sola chiave in grado di far tremare questo colosso.
Infatti è per questo che si parla di competenze, nella scuola: una scuola che non conduce alla cognizione di se stessi e del mondo circostante, una scuola che pretende, per dirla con una metafora che sa di coprolalia, di insegnare ad ignorare il fatto che siamo merde dentro un gabinetto, creando l’illusione di insegnare, tramite la competenze, a nuotare nel cesso.
Il riflusso, sic stantibus rebus, dentro la casa e nel bar è figlio ed è genitore e fa perpetuare questo moto perpetuo del mondo.
Domenico Passantino

Testi ripresi da  https://domenicopassantino83.wordpress.com/

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