24 settembre 2014

UN MODO DIVERSO DI LEGGERE PINOCCHIO



Partiti dai Tarocchi e passati attraverso Omero e Apuleio, approdiamo alla fiaba più famosa del mondo (e anche la più carica di significati allegorici): Pinocchio. 
Guido Araldo

Fenomenologia di Pinocchio
Chi mai potrebbe immaginare che “Pinocchio” racchiuda un percorso iniziatico? Eppure cosa si può immaginare di più iniziatico di un burattino che, dopo varie peripezie, si trasforma in bambino? Un’autentica metamorfosi: una rinascita! Da una parte il percorso del burattino verso “l’alto”: un’autentica maturazione interiore, contrapposto al percorso verso il basso di Lucignolo nel paese dei balocchi (straordinaria anticipazione del mondo contemporaneo) con la regressione a ciuco e conseguente, implacabile orribile morte. E’ perlomeno straordinario che un’evidente allegoria iniziatica sia stata letta come una favola per bambini, con grande successo e in tutto il mondo.

Si consideri, a riguardo, che l’imperante perbenismo all’epoca della pubblicazione del libro, 1883, sconsigliava la lettura ai ragazzi “di buona famiglia” poiché poteva costituire una “perniciosa fonte d’ispirazione”. Qualcuno, già allora, aveva intuito! La sua semplice narrazione non deve trarre in inganno; anzi, ne valorizza il significato nascosto di coloro “che sanno” e “che sanno vedere”.

Lo stesso nome di Pinocchio è illuminante: occhio pineale o, piuttosto, “piccolo pino”, simbolo sempreverde di rinascita, con preciso rimando al culto di Attis e Cibele? Non a caso nel mito e nei mysteria antichi di Attis – Cibele era presente la doppia rinascita, rappresentata dapprima con il melograno, evirazione – morte - rinascita di Agditis, e poi con il pino: evirazione, morte e rinascita di Attis.Il pino natalizo… Ecco da dove deriva. Non è affatto una tradizione nordica. Vi esorto a meditare, quando a Natale (sol invictus dies natalis) addobbate il pino natalizio… E ancora il legno delle navi, con le quali si compiva il viaggio!



Il buon Geppetto, a sua volta, non è un vero padre, ma Colui che gli da forma, simile a benefico demiurgo. Pinocchio, burattino in grado di camminare e di parlare, ma privo di coscienza fu una trovata geniale per una parabola esoterica! Infatti Pinocchio, appena “forgiato”, diviene ingestibile e si trasforma in “figliol prodigo”. Le insidie di un mondo di truffatori, corruttori, illusionisti, traviatori sono ben rappresentate dal Gatto e la Volpe e, soprattutto, dal personaggio di Mangiafuoco, che ben incarna “l’anima volgare” del mondo, in grado di sprofondare l’uomo, irrimediabilmente, nella selva oscura della vita. In un simile contesto il maestro, il grillo parlante, colui che si sforza d'indicare la via verso la”luce”, assolvendo il compito di Virgilio dantesco, viene addirittura ucciso. L’alterego di Pinocchio è Lucignolo: il suo specchio, Pinocchio ribaltato. Nel Paese dei Balocchi tutti gli abitanti sono bambini: adulti involuti, propensi al vizio e all’ignoranza; l’esatto opposto della virtute e conoscenza dantesche.

La dissolutezza precipita Pinocchio nel mondo della bestialità ed ecco affiorare l’allegoria dell’asino: la recessione, tipica delle masse involute; l’inferno terrestre. E Pinocchio precipita in questo inferno esattamente come Dante nella divina Commedia o, più ancora, come l’iniziato nei mysteria orfici o eleusini. La Fata dai Capelli Turchini è Beatrice o, meglio ancora, Pistis Sophia…

Emblematico l’approdo di Pinocchio nella pancia della balena, dove affiora inequivocabile il parallelismo con il personaggio biblico di Giona e dove il cerchio negativo si chiude con l’incontro di Pinocchio con Geppetto, suo creatore. Grazie al padre riabbracciato e soprattutto grazie al grillo parlante (che come Obi-Wan Kenobi nella saga cinematografica delle “guerre stellari” o Gandalf nella saga letteraria del “signore degli anelli non è morto) e alla Fata dai capelli turchini sarà possibile la rinascita: la trasformazione da burattino (profano) in bambino (iniziato); il passaggio dal vizio alla virtù, dall’ignoranza alla conoscenza.



Tornando a Pinocchio, questa ingenua favola per bambini ammicca, in realtà, a un complesso percorso esoterico – alchemico, dove il burattino racchiude in sé il sulphor e il mercurius mentre viene plasmato dal demiurgo-architetto Geppetto; e a sua volta la fata rappresenta la Grande Madre – Cibele - Iside, signora delle api e delle metamorfosi. Non a caso quello che si può definire “il viaggio iniziatico” del burattino pinocchio passa attraverso i quattro elementi della natura, similmente al profano che bussa alla “Porta del Tempio”.

Il fuoco gli brucia i piedi, poi rischia di finire bruciacchiato dal gatto e dalla volpe, di notte nel bosco. L’acqua domina i suoi due naufragi: dapprima nell’isola della Fata e poi quando finisce nel ventre del Pesce. In quanto all’aria si trova appeso due volte: alla grande quercia e volando sul colombo! Nella terra, poi, seppellisce i suoi denari… Autentiche prove iniziatiche in cui il nostro protagonista rischia la morte: ma prove che gli dischiudono il percorso della maturazione interiore, consona sia al percorso alchemico che a quello iniziatico. Non a caso, a ogni caduta segue un’ulteriore crescita, quasi una rinascita. La stessa trasformazione in ciuco non rievoca palesemente “la favola iniziatica” di Apuleio, ovvero delle Metamorfosi, comunemente note come “l’asino d’oro”?

Il racconto abbonda, anche, di simbolismi evidenti come il gatto, la volpe, il cane, il pesce, fino ad approdare a significati più occulti, come “la ricetta occulta per moltiplicare i denari”: acqua, terra e un pizzico di sale. Ricetta degna di Paracelso”, che introdusse proprio il “pizzico di sale” tra il suphor e il mercurius. E l’oro zecchino a cui ambisce il burattino Pinocchio non è forse l’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri? Che brucia purificandosi? L’oro vero, allegorico, degli alchimisti: l’essenza della pietra filosofale, come ebbe ad evidenziare un personaggio al di fuori di qualsiasi sospetto, dal nome Carl Gustav Jung.



Qual è la lamentazione più emblematica in Pinocchio? “"Oh, se io potessi rinascere un’altra volta!"
Ma l’analisi su Pinocchio non può fermarsi a questo! Sussistono anche palesi rimandi mitologici, come gli zecchini d’oro nascosti sotto la lingua, quando il burattino – bambino corre affannosamente nella notte: l'obolo a Caronte!

Similmente a Dante, Pinocchio si perde nella “selva oscura”; per ben due volte, inequivocabile allusione alla doppia rinascita, esattamente come nei Tarocchi (la Temperanza dopo la Morte, arcani XIV e XIII, e il Giudizio, arcano XX): dapprima l’oscurità della foresta dove vive la Fatina e infine l'oscurità del ventre del pesce che lo ha ingoiato, dove ritrova il padre demiurgo Geppetto. Oscurità rischiarate dalla luce che Dante trova quando riemerge “a riveder le stelle” (non a caso ultimo verso del Purgatorio), dopo l’eleusina discesa negli Inferi!

La storia di Pinocchio gronda di allegorie iniziatiche!

Ad esempio le metamorfosi della fatina buona: da bambina-fantasma a bambina sorellina, da donna viva in carne ed ossa che muore, a mamma di Pinocchio…

Gli stessi nomi di "Melampo" e "Alidoro" non ammiccano all’antica mitologia greca? E anche la presenza della capra, che rimanda a Zeus infante sul monte Ida, a Creta, nascosto alla vista di padre Cronos che divora i figli, cioè le ore, i giorni, gli anni, i secoli…



L’intera opera, poi, sta pericolosamente in equilibrio tra il libero arbitrio e il destino, tra volontà e necessità, tra sogno e la realtà…

Massimamente emblematico il processo di “morte e rinascita”, tipico di tutti i percorsi iniziatici: il maestro “grillo parlante” in Pinocchio che, schiacciato dal burattino ignorante, riappare in carne ed ossa a fianco della Fata alla fine della storia. Così pure il maestro Obi-Wan Kenobi nella saga cinematografica delle Guerre Stellari e allo stesso modo il mago Gandalf nel Signore degli Anelli, che da “grigio” diventa “bianco”..

La “morte e rinascita”, sovente doppia, simboleggiata nei Tarocchi dagli arcani XIII, l’arcano senza nome, dall’arcano XX: il Giudizio Universale, noto con l’Angelo nei Tarocchi piemontesi.

Sono sincero: non ho letto la saga monumentale del “Signore degli anelli”; ma quando ho visto il film in TV, a puntate, ho tenuto d’occhio il mago Gandalf “il grigio”, assurto immediatamente ai miei occhi nel ruolo di personaggio principale. L’ho visto morire in un percorso sotterraneo, degno di Eleusi, e da quel momento ho aspettato che riapparisse: sapevo che sarebbe ricomparso vivo e vegeto! Per certi versi, l’ho aspettato al varco… E così è stato! E’ ricomparso, finalmente maestro. Anni prima, quando vidi il film “guerre stellari”, non avevo ancora maturato una simile “malizia”.

A questo punto sarebbe persino pleonastico precisare come Collodi, e sicuramente l’autore del “Signore degli Anelli” e più ancora delle “Due Torri”, e probabilmente gli ideatori della saga di “Guerre Stellari” fossero dei maestri “iniziati”.

Analoghe argomentazioni, seppure in misura meno evidente e lineari, possono valere per le Alice's Adventures in Wonderland dell’inglese Charles Lutwidge Dodgson, più noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll. Infatti, le mirabolanti Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, bizzarre, mirabolanti, folli e surrealiste, ad un’attenta lettura lasciano trasparire un incredibile, allegorico viaggio iniziatico.



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