29 novembre 2014

PERCHE' LA MAFIA SI INTERESSA Di "MUNNIZZA"?









Mi trovo sempre più spesso a viaggiare in auto sulla pericolosissima strada che collega Palermo ad Agrigento. Questa strada non si può chiamare più "scorrimento veloce" perchè la media ormai non supera i 70 km orari. 
La cosa più sconcertante che si può notare, in tutte le ore del giorno, è che la maggior parte del traffico si deve agli enormi camion che trasportano  rifiuti ( o, come la chiamano i siciliani, MUNNIZZA!). E questo perchè quasi tutti i Comuni della  provincia di Palermo  conferiscono i loro rifiuti in una grande discarica di un paese agrigentino che, a quanto pare, sta per chiudere.
Mi domando ingenuamente: non sarebbe più economico, oltre che più ecologico, che ogni Comune smaltisse i propri rifiuti nel proprio territorio?
In attesa di avere una risposta da chi ne sa di più, pubblico la recensione di un libro che si occupa dell'argomento:

Boschini Marco, Orzes Ezio

I rifiuti? Non esistono! Due o tre cose da sapere sulla loro gestione


È evidente che la provocazione del titolo sta tutta nel modo verbale: i rifiuti esistono eccome ma ne esisterebbero molti meno se soltanto si volesse mettere in pratica quanto ci dimostrano le esperienze di alcuni comuni virtuosi italiani ed europei; e la stessa normativa europea che in Italia, secondo Boschini ed Orzes, è stata applicata in maniera del tutto parziale. I due autori di questo piccolo libro (rigorosamente in carta riciclata) hanno a che fare col Movimento per la decrescita felice, sempre molto criticato, ma almeno in merito allo specifico argomento della gestione dei rifiuti ci sono sembrati molto convincenti: le loro argomentazioni, peraltro anche apprezzabili per linguaggio e capacità di sintesi, vengono supportate da dati che invece sono del tutto assenti nei discorsi dei gazzettieri del “si dice” e che, quando si trovano in difficoltà, tirano regolarmente in ballo l’estero. In realtà proprio i paesi europei a quanto pare ci raccontano una storia diversa, che non è proprio quella di termovalorizzatori (termine più politically correct di inceneritori) e di privatizzazioni di servizi pubblici in ogni dove: “Il diritto comunitario non ha imposto una specifica disciplina per i diversi servizi pubblici locali, cosicché essi devono essere uniformati ai soli principi di parità di trattamento e di non discriminazione, e prevede che gli stessi possano essere gestiti in amministrazione diretta, affidandoli direttamente a una propria società (in house) completamente pubblica o partecipata da privati, oppure affidati con una gara d’appalto a un gestore esterno. In altri paesi dell’Unione Europea, in fatti la gestione dei servizi pubblici attraverso società in house è la normalità […] La liberalizzazione forzata del settore è dunque una scelta deliberata del nostro paese e non imposizione dell’Europa” (pag. 19). In altri termini quella che può rappresentare in molti campi una scelta oculata, ovvero la privatizzazione, in Italia sarebbe stata condotta in maniera cialtronesca, probabilmente in malafede, senza considerare un dato del tutto evidente quando si parla di rifiuti: “L’obbiettivo del gestore virtuoso pubblico è, ad esempio, ridurre progressivamente la quantità di rifiuto prodotto, ma per il gestore privato tale obbiettivo contrasta con l’esigenza di non incidere nei ricavi di bilancio o comunque di non ridurre la sua materia di business” (pag. 24).
I piccoli “comuni virtuosi”, a fronte di una generalizzata assenza di indicatori di qualità dei servizi, hanno proposto un modello di gestione sconosciuto ai più, “fondato sulla raccolta domiciliare porta a porta unitamente all’applicazione della cosiddetta  tariffa puntuale, ovvero una tariffa applicata in base alla quantità di rifiuto prodotto dalle singole famiglie e imprese”. In questo modo “la tariffa ha abbandonato l’insulso parametro dei metri quadri dell’abitazione per sostituirlo con il numero di svuotamenti del rifiuto indifferenziato: più differenzi, meno riempi il bidone, meno paghi” (pag. 27). Ma secondo Boschini e Orzes ormai il dogma “privato = efficienza” è tale che, aggirando la stessa Corte Costituzionale, il legislatore italiano sta attivando una strategia alternativa, di cui gli autori danno puntualmente conto: “Se non possiamo evitare le gestioni pubbliche, allora le facciamo morire di vessazioni” (pag. 30). Con tutto il cuccuzzaro di provvedimenti tipo l’obbligo di scissione di attività diverse dai servizi pubblici, la trasformazione della tariffa rifiuti in tassa o, addirittura, imposta, consolidamento del personale delle società con quelle del comune, e via dicendo.
Boschini e Orzes, prendendo spunto da una “buona pratica” come quella del consorzio Priula del trevigiano, ritengono invece che il riciclo generalizzato possa diventare strumento per produrre lavoro e ricchezza, oltre che un’opportunità di risparmio per cittadini fin troppo vessati da tasse di ogni tipo. È così tanto tempo che ci raccontano di un progresso contrapposto alle utopie di ambientalisti contrari al mercato che potrà apparire un’eresia soltanto leggere che “le società pubbliche hanno una raccolta differenziata del 73,5% a fronte della media nazionale del 35%”. Ora che poi abbiamo un premier, che si è battuto strenuamente per far costruire inceneritori e che ha così poca considerazione per i “comitatini”, il piccolo libro edito dalla EMI sa di pura (e necessaria) provocazione. Le storie raccontate da Marco Boschini nel capitolo “L’eccezione che stravolge la regola”, quelle dell’imprenditore Claudio Tedeschi della Disseco, del Borgo Ecologico”, le iniziative del materano Francesco col suo “Dizionario dei rifiuti”, oltre a farci sperare in un’Italia depurata dalle chiacchiere e dai disastri del renzusconismo, ci fa pensare che poi molto di questa auspicata “decrescita” possa rappresentare un’alternativa razionale a certo andazzo, supportata finalmente da cost-benefit analysis. A quel punto si potrebbero ripensare i ruoli di “progressisti” e di “cavernicoli”.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE:
 
Marco Boschini, (Parma, 1970). È stato consigliere comunale a Colorno (Pr), dove ora è assessore a Urbanistica, Ambiente e Patrimonio. Coordina l'Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi fin dalla sua fondazione (2005) ed è stato nel consiglio direttivo del Movimento per la decrescita felice dal 2008 al 2010. Dal 2006 gira l'Italia ospite di comitati, gruppi ed enti locali, raccontando e raccogliendo esperienze in corso di sperimentazione a favore dell'ambiente e della partecipazione attiva dei cittadini.
 
Ezio Orzes, assessore a Ponte nelle Alpi (BL) dal 2004, con le deleghe per Ambiente, Agricoltura, Energia, Mobilità, è nel consiglio direttivo di Comuni Virtuosi e cofondatore del Movimento per la decrescita felice. Consulente ambientale nel settore rifiuti urbani, non lavora - precisa - «per aziende che detengono o promuovono sul mercato brevetti o tecnologie nel settore rifiuti». Ha firmato contributi per pubblicazioni come L’Anticasta (a cura di M. Boschini e M. Dotti; Emi) e Programma politico per una decrescita felice (a cura di M. Pallante; Edizioni per la Decrescita Felice). Dal 2010 al 2014 Ponte nelle Alpi ha vinto ogni anno il Premio di Legambiente «Comuni Ricicloni».
 
Marco Boschini, Ezio Orzes, “I rifiuti? Non esistono! Due o tre cose da sapere sulla loro gestione”, Editrice Missionaria Italiana (Collana Gli Infralibri), Bologna 2014, pp. 64
 
Luca Menichetti. Lankelot, novembre 2014

 

1 commento:

  1. L'omertà regna ancora nell'isola. Solo due donne hanno avuto il coraggio di replicare, seppure sommessamente, alla mia provocazione:

    1. Lo fa perché industrie grandi e piccoli vogliono pagare meno e forse le aziende preposte municipalizzate non fanno bene il loro lavoro.

    2. Fonte inesauribile di guadagni.

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