Riprendo dal sito http://www.lankelot.eu/ la recensione di Luca Menichetti della Breve storia di Firenze di Franco Cardini
Nella quarta di copertina di alcune “Brevi
storie” della Pacini editore è presente un testo che evidenzia “lo
scopo di cogliere in pochi, forti tratti lo spirito della città, di rivisitare
il passato alla luce del presente per comprenderne i caratteri originali”. Non
sappiamo ancora se questi intenti siano stati raggiunti per la “Storia di
Massa” oppure per quella di Pienza od ancora per quella Santa Croce sull’Arno.
Possiamo però affermare che Franco Cardini, con la sua “Breve storia di
Firenze”, qualche obiettivo l’ha raggiunto: pur nell’economia di appena
centocinquanta pagine il celebre storico fiorentino, risparmiandoci l’enfasi
accademica e con linguaggio immediato, ha saputo proporci un viaggio nei secoli
tutt’altro che banale: dalle origini romane della città ai tempi oscuri
dell’Alto medioevo, dal periodo comunale ai fasti del Principato mediceo e
asburgo-lorenese, per poi giungere alle inquietudini di fine novecento. E’ la
storia di una città perennemente funestata da scontri tra fazioni e che viene
raccontata in rapporto alla regione circostante, agli altri borghi rivali, al
mondo conosciuto (si veda il ricordo di Pippo Spano) ed in parte in rapporto al
mondo ancora da conoscere; ma che soprattutto guarda con spirito critico ai
fiorentini in quanto tali e quindi non si limita a rilevare mutamenti
territoriali e le vicende relative alla sola classe dirigente.
Oltretutto Cardini, fedele alla sua fama di studioso “eretico”, ha approfittato
dell’occasione per rimarcare le distanze da quelli che ritiene dei veri e
propri luoghi comuni sia sulla città, sia su noti personaggi del passato,
probabilmente idealizzati oltre misura. Un esempio su tutti: “Per lungo tempo
si mantenuta la leggenda – cara al Risorgimento e alla sua pseudostoria
romantica – secondo la quale la parte ghibellina avrebbe raccolto i nobili
fedeli all’impero e reazionariamente ostili alle libertà comunali nel nome di
un nostalgico disegno di restaurazione feudale, mentre alla fazione guelfa si
sarebbero accostati – con l’intelligente appoggio della curia papale – tutti i
buoni, onesti e concreti imprenditori borghesi, stanchi di privilegi nobiliari.
Questa leggenda sopravvive purtroppo in molte pubblicazioni a carattere
scolastico o divulgativo. Nulla di più falso. Guelfi e Ghibellini erano nati
come partiti dell’aristocrazia militare […] Il “Popolo”, vale a dire l’insieme
dei produttori e degli imprenditori riuniti nelle Arti […] non partecipava
direttamente alla contesa fra guelfi e ghibellini” (pag. 46). Altre verità
storiche anche riguardo il periodo repubblicano: “La storiografia romantica […]
ha veramente ritenuto che il duello tra la città del Giglio e il “Conte di
Virtù” fosse uno scontro della libertà contro la tirannia. Nella realtà delle
cose abbiamo visto come la libertas fiorentina fosse anzitutto l’indipendenza
della città da enti istituzionalmente superiori (come l’impero), ma non
includesse alcun elemento di libertà o tanto meno d’uguaglianza personale: essa
era anzitutto la libertà, cioè il potere, degli oligarchi cittadini” (pag. 79).
Anzi, “nell’Italia padana la tirannia viscontea si era dimostrata nel complesso
meno dura, meno fiscale, meno rapace, più rispettosa della autonomie locali e
delle rispettive tradizioni di quanto non fosse stata in Toscana la libertà
fiorentina” (pag. 80). Anche Lorenzo il Magnifico è raccontato con spirito
critico: “fu davvero grande come statista e soprattutto come diplomatico”, ma
“non fu un buon amministratore” e “sotto molti aspetti inferiore al suo grande
avo [ndr: Cosimo]” (pag. 95- 96).
Una storia della città che – ripetiamolo – non è
semplicemente un susseguirsi di date, tra l’altro poco presenti nella sintesi
di Cardini, ma anche racconto di come nei secoli si sia forgiato un certo
carattere fiorentino e di come possa reagire di fronte agli scempi della
modernità. Leggiamo difatti dei quartieri popolari della Firenze contemporanea
“dove al fatiscente e al malsano di ieri vanno aggiungendosi o sostituendosi
rapidamente il falso antico e il postmoderno imposti dal mercimonio nel cui
nome qualcuno vende la città all’industria turistica e alla speculazione
edilizia” (pag. 16). Parole tutt’altro che casuali, soprattutto alla luce di
quanto stanno combinando le ultime amministrazioni, ormai decise a fare della
città una pacchiana mescolanza di Disneyland medievale, bucherellata di tunnel,
e di piccola – grande capitale con cementificazioni degne di una grande
metropoli: l’idea perversa di trattare l’arte e la bellezza come “petrolio” e
così speculare malamente su una di Firenze da cartolina ad uso e consumo di un
turismo di bassa lega, con i residenti invece sempre più esclusi dal centro
storico e dai quartieri oltrarno.
Cardini,
intellettuale che si definisce volentieri cattolico tradizionalista e uomo
d’ordine (pare non gradisca invece venire considerato “di destra” od almeno
vicino all’attuale destra liberista), ha ricordato proprio nelle ultime
pagine della sua storia la lezione di La Pira: “ricordò a tutti noi che la
grandezza di Firenze non sta solo nelle sue opere d’arte e nei suoi monumenti,
ma soprattutto nell’aver insegnato al mondo, con la sua alta lezione umanistica
che la dignità umana non consiste nel padroneggiare le cose, bensì nell’orientarle
verso la libertà, la giustizia e la bellezza” (pag. 151). Un’aspirazione che fa
a pugni con quanto letto riguardo la Firenze del XXI secolo, assaltata dalle
speculazioni e disonorata da una classe politica spregiudicata. Guasti che
temiamo abbiano toccato nel profondo molti fiorentini, al punto che qualche
lettore potrà considerare ancora attuale e profetico quanto scriveva Montanelli
nel lontano 1963: “In nessuna regione come questa [ndr: la Toscana] il
benessere assume forme altrettanto sguaiate, pacchiane e aggressive. Sotto i
suoi fragori e luccichii si riconosce male il volto delle più eleganti città
del mondo, quali una volta erano quella toscane”.
Luca Menichetti
EDIZIONE
ESAMINATA E BREVI NOTE:
Franco
Cardini, (Firenze,
1940) è uno storico e scrittore italiano, specializzato nello studio del
Medioevo. Attualmente è professore ordinario presso l'Istituto Italiano di
Scienze Umane (Sum). E’ anche Directeur d'Études nell'EHESS di Parigi e Fellow
della Harvard University. Dirige il Centro di Studi sulle Arti e le Culture
dell'Oriente dell'Università Internazionale dell'Arte di Firenze e collabora
con Luciano Canfora alla direzione della Scuola Superiore di Studi Storici
dell'Università di San Marino. Tra le sue numerosissime opere ricordiamo: “Le
crociate tra il mito e la storia” (1971), “Europa anno Mille. Le radici
dell'Occidente” (2000), “Atlante storico del cristianesimo” (2003), “Il signore
della paura” (2007), “La tradizione templare. Miti Segreti Misteri” (2007),
“Cristiani perseguitati e persecutori” (2012), “Gerusalemme” (2012).
Franco
Cardini, “Breve storia di Firenze”, Pacini Editore (collana Piccola biblioteca
Pacini), Pisa 2012, pag. 152.
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