16 febbraio 2015

LIVIO GARZANTI SU PASOLINI




Livio Garzanti


E’ morto Livio Garzanti. Uno dei più importanti editori italiani del ‘900 è venuto a mancare all’età di 93 anni tra giovedì e venerdì nella clinica milanese dove era ricoverato. A lui si devono memorabili e storiche intuizioni a livello editoriale italiano, come la pubblicazione di Ragazzi di vita – l’esordio di Pier Paolo Pasolini nel 1955 -, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, scritto da Carlo Emilio Gadda nel 1957, e Memoriale del poeta Paolo Volponi nel 1961.
Riproponiamo di seguito un suo intervento pubblicato dopo la morte dell'amico Pier Paolo.


Post-scriptum
di Livio Garzanti *

Nell'amicizia, ritengo autentica, con Pasolini, io ho sempre tenuto le distanze per un naturale rispetto verso l'uomo, che sapevo quanto fosse seducibile anche da povere manifestazioni d'affetto e perché non volevo che la posizione equivoca dell'editore compromettesse la mia sincerità. Una sincerità che mi è costata.
Ora desidero tenere le distanze anche da questo libro che promosso dalla furia d'amore e di dolore di Laura Betti, raccoglie scritti di diversissimo tono e di impegno critico diverso. Un libro che trova la sua forza drammatica oltre che nella violenza di molti documenti, nell'iterazione della memoria dei fatti che rimbalzano da un testo all'altro. È un libro corale, e quindi non unitario.
La casa editrice lo ha accolto per un naturale desiderio di solidarietà con chi ha voluto comunque esprimere il suo lamento sulla morte dell'eroe. Dell'eroe Pasolini aveva il coraggio, il desiderio disperato, mortale di combattere sempre, senza mai rinunciare all'enigma e al tormento tra Ormuzd e Arimane, tra la dolcezza più tenera e la più tragica rappresentazione della violenza in sé e nel mondo attorno a sé.
Pier Paolo Pasolini è stato un eroe unico nella storia della nostra letteratura e un poeta che ha saputo dare sostanza alla retorica riscattandola dagli umanisti professori che lo hanno preceduti. Forse tra secoli qualcuno potrà scrivere le tragedia «Pasolini». Questo libro offre al dramma dei posteri elementi di straordinario valore. Tra i documenti più importanti io credo siano le lettere, splendida quella a Silvana, e gli scritti della gioventù. Mi par chiaro che la presenza del paesaggio e degli uomini che lo abitano, il bisogno di protezione nell'affetto per la madre, il tormento di essere diverso vissuto in una tensione morale acutissima come raramente accade, non possano che dare una più umile dimensione ai suoi rapporti col PCI.
Il PCI era soprattutto il partito del popolo a cui Pasolini volgeva la sua naturale vocazione pedagogica.
Mi pare abbastanza freddo e riduttivo il ripetersi, negli scritti di questo libro, dell'espressione «poeta comunista» e «militante comunista», anche se autorizzate da dichiarazioni di Pasolini.
Mi sembra che si voglia forzare la figura apertissima del poeta nello schema di un libro politico. Se è vero che ha lottato sino alla morte contro un mondo oppressivo e opprimente, è anche vero, almeno io credo, che ha accolto la persecuzione come il sacrificio che dà una ragione e uno stimolo alla vita.
Commentando "Salò" appena finito, mi disse che lo aveva voluto come «ultima sfida alla censura». «Se lo lasciano passare, la censura non c'è più».
Dopo aver letto questo libro con l'animo di un uomo pauroso, io mi sono chiuso nell'immagine atroce di quel sangue di cui era intrisa la maglietta che egli stesso si era tolta forse per asciugare le ferite, sulle tavole chiodate e sul palo che sono stati strumenti del martirio. Non mi sento colpevole di estetismo se desidero tornare alle sue poesie più violente e più belle.
Per quanto grande sia stata la persecuzione, io non mi credo corresponsabile dei mandanti di Pelosi e dei suoi complici. Non mi pare che fosse buona la religione di chi andava dicendo: «Gesù lo abbiamo ucciso tutti noi.»


* Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte
"... in un paese orribilmente sporco..."
(Pier Paolo Pasolini)
A cura di Laura Betti
Garzanti, Milano 1977, pp. 405, lire 5.500

Nessun commento:

Posta un commento