13 gennaio 2014

IL PAPA APRE DAVVERO AL MARXISMO?


Mi piace riprendere oggi un pezzo dal blog del mio amico Giuseppe Casarrubea. Io sono un pò più  incredulo e scettico di lui. Ma spero che abbia ragione lui:

G. CASARRUBEA - IL PAPA APRE AL MARXISMO

Non c’è da prenderlo sotto gamba papa Francesco. Pensa e mette in pratica scelte che neanche certi rivoluzionari a parole, quelli dei salotti buoni, un po’ radical chic, saprebbero lontanamente concepire. Se ne è avuto un segnale quando il nuovo pontefice ha rilasciato un’intervista alla Stampa provocando un vivo interesse per le cose che diceva persino in quotidiani solitamente asserviti all’ortodossia comunista come il quotidiano francese L’Humanité che se ne è occupato grazie a Gaël De Santis. Ora abbiamo saputo dalla stampa che Bergoglio è in procinto di nominare nuovi cardinali. Non due o tre, ma una ventina. Evidentemente la Chiesa gli appare molto squilibrata al  suo interno sul piano della sua rappresentatività della visione del mondo. Una Chiesa che è stata eurocentrica, spostata sul potere dei forti che egli vede ancora inadeguata rispetto alla sua azione per i poveri. Per questo Francesco sceglierà i nuovi cardinali tra i diversi Paesi del Sud (America latina, Asia e Africa), perché più degli altri, sicuramente, conoscono la sofferenza e gli squilibri prodotti dal capitalismo.
Non c’è dubbio che il capitalismo è considerato dal papa argentino come un male non necessario per il futuro degli uomini. Anzi, un ostacolo al loro sviluppo. La sua critica, non gli deriva però dal capitalismo, ma dalla stessa dottrina sociale della Chiesa. Il papa, infatti, non è marxista. “L’ideologia marxista è stata inadeguata” per lui, per la risoluzione dei problemi dello squilibrio sociale e della distribuzione della ricchezza nel mondo. Chiamato a giustificarsi dopo gli attacchi dei neoconservatori americani, “nella vita” ha detto  “ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone e per questo non mi sento offeso”. Ai primi di dicembre era stato Rush Limbaugh a gridare allo scandalo: “Ciò che esce dalla bocca del papa è puro marxismo”. Sotto accusa l’esortazione apostolica pubblicata il 26 novembre che condannava un sistema economico fondato sull’emarginazione. Ora Bergoglio non è affatto un marxista, ma nei tempi in cui viviamo la sua denuncia della “tirannide invisibile” dei mercati, è assai più attuale delle posizioni teoriche che certi marxisti nostrani assumono nel condannare i processi di globalizzazione degli uomini, dei mercati e del denaro, con le conseguenze che sono a tutti note: allargamento della forbice tra ricchezza e povertà, ulteriori e nuove forme di emarginazione sociale, impoverimento di gruppi sociali, in precedenza capaci di sopravvivere autonomamente, ecc.
Con la sua politica sociale, il papa ha quindi messo i suoi detrattori in difficoltà: “Nell’esortazione, non c’è nulla che non si trovi nella dottrina sociale della Chiesa”. Per lui gli esclusi non sono degli “sfruttati”, ma degli “scartati”, dei “resti”. Questo è un punto cruciale della sua attenzione pastorale. Di fatto, il suo obiettivo non è quello di colpire il rapporto tra capitale e lavoro, cioè il vecchio sistema dello sfruttamento capitalistico nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Non è l’alienazione prodotta dalle leggi infernali dello sfruttamento. E’ il consumismo, giudicato da un punto di vista morale, che incorpora certi aspetti del feticismo della merce. “Si considera l’essere umano […] come un bene di consumo che può essere utilizzato e in seguito gettato via, precisa Francesco a novembre. Per questo nella sua intervista il papa chiama all’azione e ricorda la centralità del popolo. “Il rapporto (tra Chiesa e politica) deve essere al contempo parallelo e convergente”, spiega alla Stampa. “Quando i rapporti convergono senza il popolo, comincia una collusione con il potere politico che finisce per nuocere alla Chiesa”. Il segno di questo conflitto sono gli “affari e i compromessi”.  Ma – sottolinea Bergoglio – la “Chiesa povera è per i poveri” e “San Pietro non aveva conti in banca”. In un mondo che va alla cieca, un’affermazione come questa non è cosa da nulla. Se non altro perchè il cattolicesimo popolare potrebbe essere una delle strade percorribili di nuove masse sociali senza guida e allo sbando.
13 gennaio 2014                                Giuseppe Casarrubea

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1 commento:

  1. Riprendo da fb tre commenti che mi sono pervenuti:

    Elsa Guggino: Est modus in rebus. E un gesuita sa bene come fare. Alla domanda rispondo, dunque: Ma quando mai!
    21 ore fa · Mi piace · 4
    Patrizia Barbini: Non lo so, ma certe voci potrebbero far comodo a qualcuno...
    20 ore fa · Mi piace
    Ivo Flavio Abela: Non direi proprio, ma sicuramente il papa piace tanto ai radical chic e a certi comunisti nostalgici.
    17 ore fa · Mi piace

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