03 aprile 2015

NON STANCARSI DI LEGGERE ANNA MARIA ORTESE






Anna Maria Ortese meriterebbe di essere più conosciuta. Oggi riprendo da un sito che ha dedicato tanto spazio alla scrittrice napoletana  https://georgiamada.wordpress.com  -  questo pezzo:

Anna Maria Ortese. Aldo Romano o il disumano del vivere

3 aprile 2015
Avrei scritto qualcosa a favore di una letteratura come reato, reato di aggiunta e mutamento […] Toledo non è dunque una storia vera, non è un’autobiografia, è rivolta e “reato” davanti alla pianificazione umana, alla sola dimensione umana che ci è stata lasciata.
[…]
Il tuo reato dimentica / non era tuo, era nostro
*
(anna maria ortese)


Sto leggendo Il porto di Toledo di Anna Maria Ortese.
Potrebbe sembrare una vergogna non averlo letto prima, dovrei sentirmi colpevole, e invece la cosa mi mette addosso, oggi, una grande allegria.
La lettura di ogni grande libro, per ognuno di noi ha un suo tempo preciso. Se lo si legge prima o dopo, non è detto che lo si possa apprezzare al meglio.
Ogni lettore vive solo il suo contesto epocale e personale ed è condizionato da mille piccoli banalissimi incidenti di percorso, a differenza del grande scrittore che è sì nel presente, ma in un presente dilatato e sempre in anticipo. Un presente migrante dall’ignoto. Solo i grandi scrittori riescono a rendere, in scrittura concreta, il loro presente, per miracolo, universale.
Ci sono però dei momenti storici di caos emozionale in cui grandi scrittori e piccoli lettori si ritrovano in una rara sintonia.
Io credo di aver preso in mano Il porto di Toledo, che già avevo in casa, nel momento esatto in cui lo dovevo leggere. Una lettura che ha, per me, del miracoloso.
Sinceramente lo ritego, senza tema di esagerazione, uno dei capolavori assoluti del Novecento. Una auto-bio-grafia antica e modernissima, una bio-grafia epocale. Una “falsa autobiografia”. Un romanzo avvincente. Un romanzo in cui la struttura a cornice connette due epoche, l’adolescenza appassionata e la maturità sapiente dell’autrice. Un prosimetro non pedante. Una Vita nova al femminile, una scrittura unica, una prova sperimentale di alto livello che diventa un classico nel momento stesso in cui si estrinseca, perché di esperimento non si tratta, a meno che sperimentare non significhi armonizzare il proprio respiro al respiro di una intera epoca. Un saggio letterario, una autoriflessione sulla propria opera e sul proprio tempo. Un romanzo in fieri che inizia prestissimo e che viene elaborato per una intera vita. Un grande amore inutile che ha il merito però di scatenare la scrittura. Il primo amore che, da Angelici dolori ¹ alla fine dell’ultima versione del Porto di Toledo², non molla la presa e diventa concreta scrittura sublime. Rendiconti che diventano racconti, che ridiventano rendiconti. Il filo rosso del “tremendo volto trasparente” della spia, del delatore, dell’informatore dell’Ovra Aldo Romano, Jorge Adano, il finlandese, A. Lemano, Reyn A., che diventa personaggio esemplare, al negativo, del disumano del vivere, degli intellettuali italiani e della tragedia del ventennio che si prolunga nel dopoguerra.
Il dolore dell’impossibilità di vivere un’epoca tragica, la felicità della possibilità raggiunta di scrivere quest’epoca.

Era alto, questo Lemano, assai alto, e stretto, sottile molto, per un toledano; ma toledano non era, me lo disse subito. Era di un paese dei monti. Ayana o un nome così. Era alto, e che più? Nulla, salvo una cosa che allora non sapevo che fosse, ma mi struggeva: cioè una interiore eleganza e durezza viva. Di viso non sapevo se fosse piacevole o meno; bello o no: tutte le sue ossa si mostravano grandi e sottili sotto una pelle chiara. La bocca era molto grande, con denti scuri e forti. Il naso breve e forte. Gli occhi erano di un grigio calmo, ornati da alte sopracciglia chiare. Lisci e dorati i capelli. Le orecchie, rosse, erano a sventola.
Ma su questo Lemano, che era forse uomo comune, senza importanza, destinato allo sparire, si agitava, come dietro un molo domenicale, qualcosa di scuro, vivente, caldo e freddo insieme, completamente inafferrabile e indifferente, nemico anzi, al comune vivere, quasi egli fosse non proprio un uomo (solo all’aspetto) ma un elemento terribile del vivere, e precisamente: il disumano del vivere” (3)
Note
* da Anne. Le aggiunte e il mutamento, che è l’introduzione a Il porto di Toledo, edizione del 1998 (pp. 13-15),
1. Angelici dolori, il racconto uscito, a firma Franca Nicosi, su L’Italia letteraria, a. XII, n. 34, 13 settembre 1936, che darà il titolo alla raccolta omonima, uscita nel 1937 da Bompiani e che tornerà come rendiconto, col titolo Tutte le case erano spente (il Mago), ne Il Porto di Toledo, pp. 219-231.
2. Il Porto di Toledo, scritto tra il 1969 al 1975, inizialmente nasce come introduzione ad una eventuale nuova edizione di Angelici dolori. Prima edizione Rizzoli 1975, ultima edizione Adelphi 1998.
3. Il porto di Toledo, Adelphi 1998, p. 158


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