31 maggio 2014

UN ITALIANO SU 5 VA DAL MAGO





Sapevamo di essere un popolo di santi, di eroi, di navigatori e di poeti. Scopriamo ora di essere anche un popolo di maghi e cartomanti. Sarà per questo che da vent'anni impazzano personaggi come Berlusconi et similia?

Natalia Aspesi

Il grande boom dell’occulto un italiano su 5 va dall’indovino



Se 13 milioni di italiani si rivolgono ai professionisti dell’occulto, bisognerà forse rivedere i dati sulla disoccupazione: perché qualsiasi persona, soprattutto se signora in età abitante in casamenti di periferia, si può sistemare, abbracciando una professione che non conosce crisi e che non richiede altro che occhi penetranti, un gatto nero, la capacità di fare domande a trabocchetto e di prevedere sempre ciò che il cliente desidera, che sono poi sempre le stesse cose: amore, denaro, salute per sé, morte della rivale e fallimento del concorrente.

Può sembrare curioso che creda ancora ai fattucchieri professionali una simile folla da Festival di Sanremo, quando l’informazione politica ci propina giornalmente fortune e disastri collettivi, e i suoi protagonisti si comportano come maghi pericolosi sia nell’aspetto inquietante che nella quantità di minacce e di stupidaggini che incessantemente raccontano a un popolo sfiancato.

O forse è proprio per quello, che poi lo stesso popolo raccoglie i suoi risparmi (si fa conto anche dei promessi prossimi 80 euro mensili, forse) per avere da più sempliciotti dispensatori di malocchio ed affini, dei responsi non collettivi e terrorizzanti, ma semplici rassicurazioni personali, compresa magari la sconfitta, finalmente, di questi urlatori e bugiardoni politici che dalla politica ci fanno fuggire orripilati. Si potrebbe anche non credere ai dati relativi a questo innocuo commercio e che francamente paiono esagerati, ma il fatto è che non si tratta più di un commercio clandestino, ma di una vera e propria industria, con tanto di fatture e partite iva.

Insomma finalmente anche i maghi pagano le tasse (forse non tutti i 160 mila calcolati, perché ce ne saranno anche di forniti di abile commercialista che protegge il loro nero): e però l’inconveniente gravissimo è che le eventuali fatture potrebbero far risalire, per esempio, al pezzo grosso di un partito che quotidianamente chiede al suo mago di riferimento di togliergli di mezzo e con ogni mezzo, quel paio di magistrati che potrebbero mandarlo in galera. La fortuna dei maghi non è certo una cosa nuova e per esempio ai tempi dei miei primi tentativi di giornalismo, io piacevo molto sia a cartomanti che a lettrici della mano, e anche a una certa Ebe, che afferrandomi per i polsi cadeva in deliquio e mi prospettava con voce d’oltretomba un futuro privo di malattie e ricco di giovanotti.

Ce ne erano tantissime in quegli anni ‘60, e c’era lavoro per tutte: erano centinaia i questuanti, per ognuna di loro, lungo le scale che portavano ai loro abbaini che sapevano di minestra e di pipì di gatto, e ormai le conoscevo quasi tutte, anche una certa Pia che era finita in galera per aver gettato acido muriatico sulla faccia della moglie di un suo amante, tra l’altro giornalista noto.

Non è che mi interessasse il mio futuro secondo i loro vaticini, ma erano i primi anni del mio lavoro di cronista, e i giornali parevano sempre molto interessati a questi personaggi, di solito anziane signore che avevano trovato il modo di sopravvivere inventandosi loro entrature con l’aldilà. Trattandosi di un lavoro noto a tutti ma allora clandestino, ogni tanto arrivava la polizia, se non altro per tentare di accertare i loro guadagni misteriosi. Si diceva che almeno le più celebri, erano ricchissime, compravano case su case, e quelli erano tempi in cui ancora non avevano rubriche televisive e non vendevano pubblicamene intrugli miracolosi a caro prezzo.


C’erano clienti che chiedevano aiuto quotidiano, altri che ne frequentavano decine: allora le ragazze ancora smaniavano per un marito e tempestavano di domande l’annoiata maga per sapere quando e come. Le mogli chiedevano talvolta pozioni per impedire al marito di cornificarle, insomma pareva tutto un piccolo mondo di miserie femminili a pagamento.

Mentre, quando smettevo di fingermi cliente e rivelavo la mia identità professionale, allora, senza fare nomi, elencavano il ministro, il grande industriale, la diva, talvolta anche il celebre inafferrabile gangster, che ogni mattina pendevano dalle loro labbra per sapere come sgominare un rivale, fregare una banca, ottenere una grande parte in un film, organizzare un colpo grandioso.

Pare che non sia cambiato nulla e non sarebbe male sapere se tante promesse o decisioni o fregature che ogni giorno ci vengono propinate dalla politica non dipendano dai consigli pazzi di spiritisti e negromanti.


La Repubblica – 7 maggio 2014

Nessun commento:

Posta un commento