01 maggio 2014

CONTRO TUTTE LE CENSURE



Proponiamo un libro che non abbiamo letto e che dunque non sappiamo se ci piacerà davvero. Non si dovrebbe fare e infatti solitamente non lo facciamo, ma non ci piace vedere i libri bruciati in piazza. Un vecchio vizio caro a nazistelli e cattolicume integralista.
Fabio Geda

Sei come sei” la famiglia omosex di Melania Mazzucco

Facciamo un gioco. Io vi descrivo due personaggi e voi mi dite chi sono. Uno è severo, stabilisce quello che la figlia deve o non deve fare perché lui stesso da bambino ha ricevuto un’educazione formale che - dice - nella vita si è rivelata utile; l’altro, invece, è accogliente, più fragile sul piano del contenimento, la figlia sa che può ottenere da lui cose che non otterrà dal personaggio precedente.

Uno è rilassante, coerente e protettivo; l’altro, invece, è eccentrico, imprevedibile e, in presenza dei compagni di classe, può risultare imbarazzante (ma la figlia, che lo ama tanto quanto il personaggio precedente, non ha il coraggio di dirglielo). Uno è convinto che la maestra della figlia sia eccessivamente nozionistica e ligia al programma ministeriale, e avrebbe voluto iscriverla in una scuola montessoriana; l’altro, invece, è un fanatico fautore della scuola pubblica - «una delle poche istituzioni meritorie dello stato italiano» -, afferma che l’istruzione gratuita e l’uguaglianza rappresentano per lui valori non negoziabili, e vuole che la figlia cresca tra bambini di ogni estrazione sociale, razza e provenienza.

Sì, sono due genitori. Un padre e una madre. O forse no. Forse sono due madri. O forse due padri. Be’, ma che importanza ha? Sono due adulti che si amano, che vivono insieme e che hanno scelto di dedicarsi alla cura e all’educazione di un bambino. Questo è quanto. Potrebbero anche essere due nonni, o due zii, o due vicini di casa. Quella che chiamano figlia potrebbe anche non essere davvero figlia loro. Perché i figli sono di chi li ama e li cresce, non di chi li fa.

Sei come sei di Melania Mazzucco è un elogio delle radici dell’amore, o piuttosto un indagine sulle proteine che compongono il Dna degli affetti famigliari; di una famiglia potenzialmente normale - qualunque cosa questo voglia dire - che non lo è a causa delle nostre leggi - dei nostri pregiudizi.  
Giose e Christian sono una coppia omosessuale ed Eva, quindi, una bambina con due genitori che hanno la peculiarità di essere entrambi maschi. La qual cosa, tra l’altro - dice lei - è di gran lunga preferibile ad averne uno di un sesso e uno dell’altro ma separati, con un papà che vedi a ore, o ogni quindici giorni, come i carcerati.

Giose è un ex cantante punk-rock. A volte gira con un cappello da pescatore, il giubbotto attillato di pelle bordeaux, la sciarpa di seta scarlatta che gli svolazza intorno al collo, e in mezzo alle madri trafelate, alle nonne e alle dimesse baby-sitter dei compagni di Eva, spicca come un papavero sul prato. Quando muore Christian - il suo compagno, il padre naturale di Eva - Giose viene dichiarato dal Tribunale dei Minori un tutore inadeguato.

Eppure è stato proprio lui, Giose, contemplando al Museo delle Belle Arti di Budapest il San Giuseppe con Gesù di Francisco de Herrera the Elder a riconoscere in se stesso il desiderio della paternità. Davanti a quel Giuseppe ancora giovane, con i capelli lunghi e la barba scura, e al figlio, riccioluto e biondo. Un bambino che non gli somiglia per il semplice fatto che non è suo figlio, ma che Giuseppe tiene in braccio come se lo fosse, con tutta la dolcezza e l’urgenza che solo un genitore può provare.

I pittori italiani - dice il narratore di Sei come sei - non hanno trovato colori e sentimento per la paternità degli uomini. Il loro Giuseppe è spesso un vecchio casto e canuto; e con il bambino in braccio c’è sempre la Madonna. È la maternità che celebrano e che li commuove. Francisco de Herrera, pittore spagnolo, capace di celebrare la paternità, strappa il cerotto dalla ferita di Giose. Lo costringe ad ammettere che niente gli sembra più sconvolgente e desiderabile che tenere un giorno anche lui, fra le braccia, un figlio. «Un figlio che magari non sarebbe stato suo - come Gesù non era di Giuseppe» e che anche lui avrebbe amato «di un amore visibile come la firma di Francisco de Herrera, capace di illuminare l’oscurità del bosco».

Sei come sei è un romanzo che scava gallerie profonde nelle emozioni e nella consapevolezza con cui alle emozioni ci rapportiamo. Narrato con la lingua precisa e composita e lo sguardo avvolgente e colto cui Melania Mazzucco ci ha abituato. Una lettura preziosa perché mette in scena la vocazione alla genitorialità riconducendola all’essenziale, riconnettendola alla sostanza - nei gesti, nell’accudimento, nelle parole - e sganciandola dalla forma. Un proverbio africano dice che per educare un bambino ci vuole un villaggio. Sei come sei ci dice che per educare un bambino serve qualcuno nei cui occhi il bambino possa rispecchiarsi e nel cui affetto ritrovare se stesso e la propria storia, e che la famiglia è un luogo da declinare al plurale. E - cosa importante - che è ora che l’Italia diventi Europa anche in questo.

La stampa/Tuttolibri – 6 novembre 2013

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